Una cometa di nome Carofiglio

par Vita Marinelli
martedì 22 dicembre 2009

Le piccole librerie spesso soffrono all’ombra delle grandi, ma nelle piccole librerie capita a volte che ci passi un grande come Gianrico Carofiglio, letto e riletto nel gruppo di lettura tenuto dalla libraia della libreria in questione. Ecco come accade.

28 novembre 2009

Vita: Caro Gianrico, tutti mi stanno dando della pazza per il tuo possibile passaggio – sembri una cometa! – ma me lo confermi almeno un po’?

Gianrico: Qual è l’indirizzo? Farei una capatina verso le 6.

Ho tirato a lucido la libreria nonostante tutto il gruppo di lettura fosse diffidente e mi esortasse a non farmi illusioni. Vuoi davvero che Carofiglio passi da te? Sono certa che Gianrico passerà da me, poteva non dirmi nulla della visita a Bologna, noi non lo sapevamo e non lo avremmo neanche saputo probabilmente e invece è stato lui a suggerire il passaggio sabato pomeriggio. Eppoi: sapete cosa vi dico, uomini di poca fede? Lasciatemi pure da sola così se passa è tutto per me.

Continuo a sistemare libri, spolverare, infilo il cestino in bagno, ripulisco la scrivania dai miei mille fogli sparsi, tolgo persino le ragnatele, soffrendo perché io i ragni li lascerei sempre lì dove si son fatti il loro regno per il semplice fatto che chissà quanto ci hanno messo a farlo. Insomma, mancano dieci minuti alle sei di pomeriggio. E alla fine arrivano un po’ tutti, persino Angelo che ultimamente era stato un po’ latitante.

Passano le sei, sono nervosa ma fiduciosa, gli altri invece dubbiosi e sempre più diffidenti. Mi siedo al mio posto e nell’angolo vicino al bagno scopro un ragno che m’è sfuggito e che di nuovo, pazientemente – che bello! – ricomincerà a far la tela.

Mentre giro il capo guardo fuori dalla vetrina e c’è un uomo, alto, che cerca con lo sguardo qualcosa, guarda l’insegna, mi fiondo verso la porta, sono le 6 e dieci circa, gridando "eccolo!". La cometa è passata.

Gli apro e lo invito ad entrare, ma tanta è l’emozione che lo fermo lì, sulla porta, e la prima domanda che mi viene è "sei venuto a piedi?" pensando solo un attimo prima o nell’attimo dopo se dovevo o avrei dovuto dargli del lei. Ma io a Gianrico gli scrivo caro, va bene il tu.

Si, è venuto a piedi, si scusa del ritardo. Che uomo! Si scusa che non ha neanche sfruttato il quarto d’ora accademico. Gli porgo la mano e mi presento, sono Vita. E poi tutti gli stringono la mano e si presentano ed è ancora sulla porta e attende mentre io sono ancora folgorata dalla cometa.

Si guarda intorno e chiede la natura della libreria. Sono un po’ schizofrenica, gli spiego, da un lato c’è la passione, dall’altro studi, libri brutti. E lui: perché brutti? Danno da mangiare. Sono libri di diritto.

Finalmente rinvengo e lo invito ad entrare davvero, si accomoda sullo sgabello ed è talmente alto che non si deve neanche sollevare per sedercisi, anzi addirittura ci si siede scavalcandolo come l’esercizio della cavallina, le mani avevano proprio quella postura. Io all’esercizio della cavallina ero brava, ma è perché sono agile e c’era rincorsa, sullo sgabello così non potrei mai sedermici.

Chiede ancora della libreria, se la scelta è dettata dalla vicinanza col tribunale e al mio "no" chiede dunque se gli avvocati ci vengono. Sono io che vado da loro, rispondo. Aggiunge: come Rambo. Un Gianrico con la citazione di Rambo non ce lo aspettavamo e sorridiamo e iniziamo a chiedergli a chiedergli a chiedergli.

Maria ha occhi solo per lui, non lo molla un attimo, persa nell’accento barese, proprio lei, la più diffidente. Ci parla dei suoi prossimi lavori, il più vicino il quattordici gennaio, ancora un legal – attuale! - senza ancora un titolo perché quello iniziale, che aveva a che fare con un bufalo, era una frase che poi è stata tagliata e che ora non avrebbe più senso.

Un altro sarà una raccolta di racconti e poi un saggio sulla manutenzione della parola. Ci parla di questo saggio con molto orgoglio e anche con molta competenza. I racconti, dice, non gli piacciono tanto e il primo che cercò di pubblicare non lo vide neanche tra i primi cento ad un concorso. Lo ascoltiamo davvero e lui sembra star bene in questa veste informale di propaganda

Ma poi non voglio pensare che sia venuto solo per questo. Mi piace di più pensare che si tratti di amicizia, magari anche solo per dare un volto a dei nomi. Allora gli chiedo se l’ho disturbato troppo, se bisogna aumentare o diminuire la dose e lui, carino, risponde che va bene così, mantenendosi su un livello medio. Risponde a tutti coloro che gli scrivono, glielo chiede Letizia, e questo è bello.

Apriamo i dolcetti e prende una meringa. Apprezza la cagnina di Romagna, chiede se siamo tutti bolognesi e non ce n’è uno. Finisce la meringa e cerca con lo sguardo un cestino per metterci le briciole residuate. Senti, Gianrico, lasciale pur cadere, ho pulito tutto il giorno e sono felice di poterlo rifare!

Beviamo un sorso di vino, brinda alla nostra salute. Guarda l’orologio ma manca ancora un po’, gli chiedo se posso fare delle foto e acconsente a patto che non se ne pubblichino di brutte. Non accadrà perché è impossibile, è proprio un bell’uomo, con delle belle mani, nervose.

Ha anche un bel calzino, a righe larghe grigie e nere. Gli facciamo alcune, poche domande, sui libri letti e ci rassicura sul fatto che lo stupratore non è il tenente. Ci chiede come si svolge il gruppo e come scegliamo gli autori, perché solo italiani. E viventi, aggiunge Letizia, e lui abbassa lo sguardo, probabilmente avrebbe voluto fare un gesto maschile ma resta contenuto, resta con le mani una nell’altra.

Purtroppo le sette s’avvicinano e per quell’ora ha un impegno in piazza Maggiore così iniziamo a porgergli i nostri libri. Tutti. Angelo, Letizia, Ivonne con Tony, Salvatore, Luigi e Daniela, Lorenzo, Maria, Alberto e io. Io la dedica la voglio su "Né qui né altrove" un libro che mi è piaciuto molto e per il quale, dopo aver condiviso con Gianrico alcune riflessioni, ebbi in risposta un semplice, bellissimo, ti ho letto con piacere.

La dedica è diversa dalle altre, lui lo dice, e io me la tiro un po’.

Grazie, Gianrico, davvero.


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