Il Governo affronta l’attuale devastante crisi economica con noncurante disinvoltura

par Francesco Rossolini
venerdì 20 marzo 2009

 

Non c’è giorno che passi senza che un esponente del governo non canti un ispirato inno a Berlusconi e alle sue magiche doti politiche, economiche e di eccelso statista. Nel frattempo tra tanta autocelebrazione l’Italia scivola lentamente nel baratro del tracollo. In tutto questo l’opposizione, sempre che di opposizione si possa parlare, si diletta a discutere con acceso fervore di questioni squisitamente irrilevanti.

Intanto i media di Stato, sarebbe troppo lungo elencarli, distolgono l’opinione pubblica schiaffando in prima pagina o in apertura di tg il mostro di turno, le piccanti vicende della bellona del momento e la fondamentale questione su chi debba decidere quando qualcuno è morto, o in che misura è morto. È evidente che il senso del ridicolo sia stato oltrepassato di gran lunga.

Bene, tra tante facezie, ogni tanto ci viene comunicato che Mediaset si trova in ottima salute e non risente della crisi, questa sì che è una buona notizia! Ci viene anche detto che la situazione Italiana non è peggiore di quella delle altre nazioni, che le banche Italiane sono solide, tanto solide da essere sovvenzionate dallo Stato con artificiosi e incomprensibili meccanismi, e che la crisi da noi passerà di striscio senza investirci in pieno, come se non ci avesse già travolti. Chi ha buona memoria potrà attribuire alle sopra citate affermazioni il volto dei rispettivi “autori” di tali perle di saggezza.

Nessuno dei parlamentari sembra preoccupato dell’assoluta inadeguatezza delle misure anticrisi varate dal Governo, dell’incremento costante del ricorso alla cassa integrazione, del calo di più di un quarto delle esportazioni totali, e della miriade di lavoratori atipici che si ritrovano da un giorno all’altro disoccupati. Nessuno, tranne i diretti interessati, è preoccupato dall’impressionante divario tra le innumerevoli attività commerciali che chiudono e l’esigua quantità delle nuove registrazioni presso la camera di commercio.

Intanto i nostri parlamentari dibattono sull’opportunità di rilasciare il porto di fucile a 16 anni, su come organizzare le ronde e su come standardizzare la percezione della morte. L’opinione pubblica, dal canto suo, è troppo occupata per preoccuparsi della situazione economica e finanziaria. 


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