Yemen e Arabia Saudita: la trappola del deserto e il grande inganno della pace
par Luca Nascimbene
mercoledì 28 ottobre 2026
Mentre la comunità internazionale continua a distogliere lo sguardo, preferendo concentrarsi sui teatri d'ombra geopolitici più confortevoli o mediaticamente redditizi, il confine tra Yemen e Arabia Saudita torna a bruciare. La fragile illusione di una diplomazia sotterranea e di tregue mai davvero consolidate si sta sgretolando sotto il peso di nuovi lanci missilistici, incursioni e una guerra logorante che non ha mai smesso di mietere vittime civili.
La narrazione ufficiale che da tempo Riad tenta di vendere all’Occidente è quella di un Regno proiettato verso il futuro, moderno, hub finanziario e turistico, desideroso soltanto di archiviare un capitolo militare imbarazzante e gravoso. Ma la realtà del campo smentisce le brochure del "Vision 2030". Il conflitto yemenita non si cancella con le strategie di PR o con i grandi eventi internazionali: è un nodo gordiano che sta stritolando sia le ambizioni saudite sia le speranze di una popolazione yemenita ridotta allo stremo.
Il bluff del disimpegno saudita
Riad voleva una "guerra lampo" quando nel 2015 inaugurò la coalizione contro gli Houthi. Nove anni dopo, l'Arabia Saudita si ritrova incastrata nel proprio cortile di casa. Gli attacchi mirati contro infrastrutture strategiche, gli impianti petroliferi e le basi aeree nell'entroterra saudito continuano a dimostrare che le milizie Ansar Allah (gli Houthi) non solo hanno mantenuto la loro capacità di fuoco, ma la hanno affinata.
I tentativi di trattativa diretta condotti con la mediazione dell'Oman e i segnali inviati a Teheran per congelare il fronte si rivelano per quello che sono: pause tattiche. Gli Houthi sanno perfettamente che il Regno ha tutto da perdere da una destabilizzazione permanente, mentre loro non hanno più nulla da difendere se non il potere di ricatto militare e il controllo del passaggio chiave di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso.
La doppiezza del quadro internazionale
Sullo sfondo, l'ipocrisia delle potenze occidentali appare lampante. Da una parte si condannano le aggressioni e si invoca la sicurezza delle rotte marittime globali; dall'altra si continua a tollerare un blocco e un’instabilità permanente che hanno trasformato lo Yemen nella più grave emergenza umanitaria del pianeta.
Il gioco d'azzardo dell'Arabia Saudita ha fallito: la pretesa di stabilizzare un Paese vicino bombardandolo e finanziando fazioni contrapposte ha prodotto unicamente un mostro geopolitico ai propri confini. E mentre a Riad ci si accorge che non ci si può comprare la sicurezza nazionale a colpi di petrodollari o contratti di armamenti, lo Yemen rimane il cimitero delle illusioni egemoniche del Golfo.