Ville e giardini: quello che c’era e ciò che rimane

par Gianleonardo Latini
venerdì 13 febbraio 2026

Un viaggio nella memoria verde della Capitale, attraverso luoghi di delizia che hanno modellato per secoli l’identità artistica, sociale e urbanistica della città. È questo il cuore della grande mostra.

L’esposizione presenta quasi 190 opere – dipinti, disegni, stampe, manoscritti – provenienti da importanti istituzioni italiane ed estere. Molte sono inedite o raramente esposte, e concorrono a ricostruire, come mai prima, l’evoluzione artistica e culturale dei giardini storici romani dal Rinascimento al Novecento.

La mostra si apre con una grande mappa interattiva, che permette al visitatore di esplorare la geografia storica del verde romano: dalle ville patrizie alle aree pubbliche come il Parco del Testaccio o il Pincio, restituite nella loro configurazione originaria.
A seguire, un susseguirsi di sale presenta dipinti, incisioni, vedute e libri illustrati, accompagnando il pubblico nella stratificazione di secoli di storia del paesaggio.
In un corridoio, un suggestivo video-montaggio immersivo consente di vivere l’atmosfera di una villa romana nel fluire delle ore e delle stagioni: tra sole e pioggia, giorno e notte, primavera e inverno. Un’esperienza sensoriale che restituisce la vita pulsante degli antichi giardini, non come scenari fissi, ma come organismi vivi.

  1. Le ville del Cinquecento: nostalgia dell’Antico e nuovi modelli
    Con il Rinascimento, Roma torna a essere laboratorio artistico e culturale. Le residenze pontificie e aristocratiche recuperano l’ideale dell’otium classico e trasformano vigne e orti in giardini raffinati.
    Opere di Bramante, Peruzzi, Raffaello, Ligorio, Vignola e altri grandi architetti definiscono modelli destinati a durare nei secoli. In mostra compaiono vedute di luoghi simbolo come Villa Madama, Villa Giulia, il Belvedere Vaticano, La Farnesina, Villa Medici, oltre alla preziosa veduta di Villa Mattei Celimontana dipinta da Joseph Heintz il Giovane.
  2. Le ville del Seicento: il fasto del potere
    Il Seicento è il secolo della grandiosità barocca. Grazie alla riattivazione degli antichi acquedotti, le ville romane si arricchiscono di giardini rigogliosi, fontane scenografiche e spazi teatrali progettati da maestri come Carlo Maderno, Flaminio Ponzio, Pietro da Cortona.
    Spiccano le rappresentazioni di Villa Borghese, le testimonianze delle ormai perdute Villa Ludovisi, Villa Giustiniani, Villa del Vascello, e l’eccelsa ma scomparsa Villa del Pigneto Sacchetti.
  3. Le ville del Settecento: tra magnificenza e “buon gusto”
    La prima metà del secolo continua la tradizione barocca, mentre la seconda introduce modelli più sobri e funzionali. I giardini alla francese, con parterres geometrici e boschetti “a stanze”, convivono con novità ispirate al gusto inglese.
    Emblematica è la Villa Albani, vera icona europea del Settecento, documentata da incisioni, dipinti e opere di artisti come Francesco Panini ed Eckersberg.
  4. L’Ottocento: distruzioni e rinascita del verde pubblico
    Tra rivoluzioni, guerre e la trasformazione di Roma in capitale del Regno d’Italia, molte ville vengono devastate o distrutte: scompaiono gioielli come Ville Ludovisi e Montalto, e il rapporto tra città e Tevere è compromesso dagli argini.
    Parallelamente nasce un nuovo modello: quello del verde pubblico moderno, la passeggiata cittadina aperta a tutti. È il secolo dei giardini ottocenteschi e dei primi interventi di urbanistica verde.
  5. Il Novecento: propaganda, modernizzazione e nuovi modelli di giardino
    Il rapido sviluppo demografico, la modernizzazione urbana e le politiche paesaggistiche del regime fascista modificano profondamente il volto della città.
    Accanto alla distruzione di complessi storici – emblematico il caso di Villa Rivaldi – si afferma una rete crescente di giardini pubblici, molti progettati da Raffaele de Vico, come Parco della Rimembranza, Parco degli Scipioni, Parco Nemorense, Parco di Testaccio, e il celebre Giardino degli Aranci all’Aventino.
    I dipinti di Carlo Montani fissano l’immagine di questi nuove aree verdi.
  6. Vivere in villa: svaghi, rituali e socialità

    L’ultima sezione racconta la vita quotidiana nelle ville: cacce, feste, banchetti, collezionismo, spettacoli teatrali e musicali.
    Dal Rinascimento all’età moderna, il giardino diventa luogo di rappresentazione sociale e culturale, fino ad accogliere – tra Otto e Novecento – caffè, eventi, sport e passeggiate popolari.
    Villa Borghese e il Pincio, collegati dal cavalcavia del 1908, diventano scenari privilegiati della nuova sociabilità romana.

L’esposizione si avvale di importanti prestiti internazionali, da musei come il Musée d’Orsay, il Château de Fontainebleau, lo Statens Museum for Kunst, le Gallerie degli Uffizi, i Musei Vaticani, la Biblioteca Nazionale Marciana e molte altre istituzioni.
Sono previste inoltre audio-descrizioni sensoriali a cura di Laura Panarese, e una mappa e tavole tattili realizzate da Maria Cucchi e Roberta De Marco, in un percorso attento all’accessibilità.

“Ville e giardini di Roma: una corona di delizie” non è soltanto un viaggio iconografico, ma un percorso che riconsegna al pubblico la visione di una città costruita attorno al verde, modellata da secoli di estetica, politica, gusto e trasformazioni urbanistiche.
Una mostra che restituisce lo splendore perduto e svela ciò che ancora vive, offrendo nuovi strumenti per leggere il passato e immaginare il futuro del paesaggio romano.


Ville e giardini
una corona di delizie
Dal 21 novembre 2025 al 12 aprile 2026

Museo di Roma
Roma

Informazioni:
tel .060608 (tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 19.00)

Promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali

A cura di Alberta Campitelli, Alessandro Cremona, Federica Pirani, Sandro Santolini
Con il supporto di un Comitato scientifico internazionale composto da Vincenzo Cazzato, Barbara Jatta, Sabine Frommel, Denis Ribouillault, Claudio Strinati.



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