Venezia – Teatro La Fenice, Wozzeck

par marina bontempelli
giovedì 30 ottobre 2025

A cento anni dall’esecuzione berlinese, la messinscena del Teatro La Fenice che chiude la stagione 2024 – 2025, viene a celebrare il capolavoro di Berg.

Alban Berg, autore del libretto e della musica di Wozzeck assistette a Vienna nel 1914 alla rappresentazione di Woyzeck, lavoro teatrale del drammaturgo Georg Büchner (1813-1837) e riconobbe in questo testo amaro e inquietante l’occasione per mettere in pratica le nuove possibilità espressive trasmessegli dagli studi con Arnold Schönberg. Dopo l’intervallo bellico Berg, provato dall’esperienza della guerra, potè riprendere il lavoro su testo e composizione e l’opera vide la sua prima a Berlino il 14 dicembre 1925. Alla presentazione della stagione appena conclusa aveva suscitato perplessità l’annuncio del Sovrintendente Fortunato Ortombina che l’opera sarebbe andata in scena nella versione italiana di Alberto Mantelli, viceversa ne è uscito un vero capolavoro, ennesima conferma delle felici scelte e dell’ottimo lavoro dell’ex sovrintendente.

Wozzeck è una storia di vessazioni, povertà, miseria e questioni psicopatologiche che non riguardano solo il protagonista, ma tutta la costellazione dei personaggi e il regista Valentino Villa affronta tale complessità attraverso le prospettive sociale e psicologica. La regia è stata ambientata in una piccola comunità riconoscibile come italiana, nel 1925, periodo nel quale sono ancora presenti i traumi della Grande Guerra. Gli abiti civili e le uniformi pensati da Elena Cicorella sono i costumi ideali per questa contestualizzazione. Suggestive e funzionali le scene ideate da Massimo Checchetto per rispettare i quindici quadri del libretto. Lo scenografo veneziano asseconda la frammentazione del testo e la parcellizzazione tipica della musica di Berg ambientando le scene in stanze in prospettiva accidentale - che conferisce un punto di vista dell’osservatore più naturale e istintivo – che spariscono e appaiono dall’alto. Le luci di Pasquale Mari contribuiscono efficacemente a creare un’atmosfera di allucinata instabilità emotiva.

Un cast di alto livello e tutto italiano ha interpretato i personaggi in maniera sentita e convincente. Roberto De Candia presta la sua sicura voce di baritono al protagonista e ne incarna tutte le miserie, le umiliazioni e alienazioni. Lidia Fridman è una tragica Maria, predestinata alla morte. La voce è estesa, ricca di sfumature e sia per lei come per De Candia il declamato è espressivo e la dizione di classe. Enea Scala veste i panni del borioso Tamburmaggiore e ne delinea la personalità con bella voce di tenore eroico. Il Capitano è Leonardo Cortellazzi, tenore, che così come il Dottore, Omar Montanari, basso-baritono, rivestono il ruolo dei grotteschi aguzzini del protagonista e li interpretano con raccapricciante ironia. Coerenti col livello della compagnia Manuela Custer, Margret e Paolo Antognetti, Andres. A completare il cast Marcello Nardis, lo sciocco; Rocco Cavalluzzi, primo garzone; William Corrò, secondo garzone e Cosimo D’Adamo, un soldato. Il bimbo di Maria è stato interpretato da un solista del Coro dei Piccoli Cantori Veneziani.

Il Coro del Teatro la Fenice istruito dal maestro Alfonso Caiani ha reso la consueta prova di altissimo livello a testimonianza dell’ accurata preparazione e professionalità. Sul podio il maestro Markus Stenz che ha concertato e diretto la complessa partitura di Berg in splendida sinergia coi professori dell’Orchestra del Teatro la Fenice, rinomata per l’eccellenza del rigore artistico. Il pubblico ha decretato con lunghi applausi il successo e tutti gli artisti hanno riservato consensi riconoscenti al maestro Stenz per il lavoro svolto. Si chiude così la Stagione Lirica 2024 - 2025, ma già il 20 novembre si aprirà la nuova, con La Clemenza di Tito di Wolfgang Amadeus Mozart, l’ultima sotto l’egida del Sovrintendente Ortombina.


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