Venezia - Al Teatro la Fenice, il Concerto di Capodanno

par marina bontempelli
lunedì 5 gennaio 2026

Giunto alla ventitreesima edizione il celebre appuntamento ha previsto quest’anno brani tratti dal melodramma di compositori esclusivamente italiani

Il teatro lagunare ha congedato il 2025 e dato il benvenuto al 2026 con le quattro repliche del Concerto di Capodanno che hanno preso il via lunedì 29 dicembre 2025 alle ore 20.00. Protagonisti delle serate sono stati il direttore Michele Mariotti, una delle bacchette più acclamate del panorama musicale, che ha debuttato proprio in questa occasione alla testa di Orchestra e Coro del Teatro La Fenice e due straordinarie voci soliste: il soprano Rosa Feola, graditissimo ritorno dopo la sua apparizione nei Concerti di Capodanno 2021 e 2017, e il tenore Jonathan Tetelman, per la prima volta sul palcoscenico feniceo. Altri artisti impegnati, Alfonso Caiani, maestro del Coro del Teatro, Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel che, insieme al corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma, hanno danzato le coreografie di Diego Tortelli, indossando costumi di scena creati da Laura Biagiotti, ma solo il pubblico televisivo ha potuto godere di questo spettacolo precedentemente registrato al Museo di Palazzo Grimani e negli spazi della Biennale Architettura. Il programma musicale quest’anno ha previsto brani esclusivamente di autori italiani, come aveva anticipato alla conferenza stampa di presentazione il sovrintendente e direttore artistico Nicola Colabianchi, dando spazio anche a pagine musicali solitamente trascurate.

La prima parte del concerto è stata come di consueto consacrata all’esecuzione di sinfonie e intermezzi orchestrali tratti dal repertorio lirico. Il programma quest’anno ha previsto la sinfonia della Semiramide di Gioachino Rossini, quella dalla Norma di Bellini, l’intermezzo dal Guglielmo Ratcliff di Pietro Mascagni, la Tregenda dalla prima opera pucciniana, Le Villi, la sinfonia del Don Pasquale di Gaetano Donizetti e infine la Sinfonia dai Vespri siciliani di Giuseppe Verdi. La seconda parte ha visto impegnati anche i solisti: il prestigioso soprano Rosa Feola e il valente tenore Jonathan Tetelman, insieme con il Coro del Teatro La Fenice istruito da Alfonso Caiani. E’stato proprio il coro ad aprire la seconda parte della serata con l’esecuzione di «Feste! Pane! Feste!» dalla Gioconda di Amilcare Ponchielli, con Emanuele Pedrini interprete di Barnaba. Dopo la Barcarola dal Silvano di Mascagni, i solisti si sono esibiti in due brani suggestivi: Rosa Feola ha interpretato «Sombre forêt», l’aria di Matilde dal secondo atto del Guglielmo Tell di Rossini e Jonathan Tetelman ha cantato «Cielo e mar», l’aria di Enzo Grimaldo sempre dalla Gioconda di Ponchielli.

E’stata poi nuovamente la volta del coro che si è misurato con il toccante ‘coro a bocca chiusa’ dalla Butterfly di Giacomo Puccini per poi tornare ai solisti con il celebre duetto di Mimì e Rodolfo «O soave fanciulla» dalla Bohème. L’intermezzo di Cavalleria rusticana di Mascagni ha introdotto al gran finale del programma che ha previsto i due celebri brani solistici «Nessun dorma» dalla Turandot di Puccini e «Casta diva» dalla Norma di Bellini, quindi «Va, pensiero, sull’ali dorate» dal Nabucco di Verdi affidato al coro, per chiudere con l’immancabile brindisi «Libiam ne’ lieti calici» dalla Traviata di Verdi. Il maestro Mariotti ha diretto evidenziando le nuances delle partiture e i colori dell’orchestra. Ha offerto una lettura interiore dei brani e tenuto tempi distesi che hanno consentito agli esecutori l’agio di un fraseggio consapevole, in particolare per Rosa Feola in Casta Diva, aria nella quale è stato possibile apprezzare un distacco quasi siderale dell’artista, e per i coristi, nel Coro a bocca chiusa.

L’Orchestra del Teatro ha assecondato con estrema competenza il direttore e il Coro si è distinto per preparazione artistica. Rosa Feola ha ammaliato per attenzione alla “parola scenica” e per finezza interpretativa, Jonathan Tetelman ha convinto per il timbro vocale levigato e per l’espressività vibrante di sentimenti. Il pubblico ha tributato applausi sinceri e trascinanti a tutti gli artisti impegnati e il direttore Mariotti ha voluto valorizzare con il proprio plauso ogni singolo elemento dell’orchestra.


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