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Una cosa sulla declassificazione degli atti sulle stragi

Una cosa sulla declassificazione degli atti sulle stragi

par Lorenzo C.
giovedì 24 aprile 2014

Ovvero Ustica, Italicus, Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Gioia Tauro, Rapido 904 e Stazione di Bologna.

Brevissimamente: è un’ottima cosa, un provvedimento dovuto, atteso e giusto nei principi. Questi sono documenti che risiedono in luoghi diversi, diversi ministeri, diversi uffici, a cui la magistratura ha potuto accedere solo in quei casi in cui essa poté venire a conoscenza della loro effettiva esistenza. Quindi non sempre e non pienamente.

Detto questo – al netto della correttezza istituzionale nel poter offrire ai parenti delle vittime ed al paese intero un pezzo di memoria storica fin qui appannato -, temo che questi documenti declassificati non sveleranno nulla di straordinario. Anzi. Come spesso succede in Italia, a buone ricostruzioni giornalistiche si affiancheranno un’incredibile sequela di ulteriori fregnacce ad effetto. Qualsiasi eventuale rivelazione – anche piccola o irrilevante – sarà manipolata in un modo o nell’altro, per portar acqua a questo o a quel mulino.

Seguiranno ulteriori teorie del complotto che manderanno in vacca ogni successivo tentativo di razionalizzazione di alcuni fatti non ancora chiari e storicizzati. La ricerca della “verità” – difficile, complessa, faticosa e mai definitiva – lascerà spazio alla volontà delle persone di trovare semplicemente conferma alle proprie incolte paure e ai propri scoordinati sospetti.

La conoscenza e l’informazione richiedono un inevitabile background di ulteriore conoscenza ed informazione, per poter essere ben inquadrate ed inserite in uno schema concettuale coerente. Questo compito – che riguarda i massimi sistemi di una società, lo capisco – è responsabilità in primis del mondo dei media, in secondo luogo delle forze politiche. In questo paese c’è carenza di saggezza nell’una e nell’altra categoria.


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