Una Crociata 2.0: non spade, ma vele di speranza per Gaza
par Claudio Cucinotta
lunedì 8 settembre 2025
Le imbarcazioni salpano da Barcellona, Genova, dalla Sicilia e persino da Tunisi. Non portano croci cucite sulle vele, ma bandiere palestinesi. Eppure, qualcosa nelle immagini della Global Sumud Flotilla richiama un’eco antica: quando flotte partivano dall’Occidente per raggiungere le medesime regioni.
Allora si marciava per liberare la Terra Santa; oggi si naviga per portare aiuti a Gaza. La direzione del viaggio è invariata, così come la liturgia: raduno nei porti (in buona parte analoghi, se si eccettua Tunisi), attesa dei venti favorevoli, pericolo delle tempeste, consapevolezza che il mare è un giudice severo. Il Mediterraneo continua a essere teatro di epopee collettive, solo che al posto di cavalieri e pellegrini ci sono medici, artisti, attivisti, politici e perfino star di Hollywood.
La Global Sumud Flotilla è la più grande spedizione civile mai organizzata per rompere il blocco di Gaza. Oltre cinquanta imbarcazioni, provenienti da quarantaquattro nazioni, affrontano non solo il mare, ma anche l’ostilità politica e militare. Il viaggio ha già vissuto il primo rovescio: la tempesta ha costretto alcune barche più piccole a rientrare, quasi a ricordare che nessuna epopea è priva di prove iniziatiche.
In questo contesto emerge anche una figura simbolica: Greta Thunberg. Giovane, iconica, venerata e derisa al tempo stesso, Greta appare come una moderna Giovanna d’Arco: non brandisce la spada, ma la parola; non guida eserciti, ma coscienze globali. Se Giovanna fu simbolo di un popolo in armi, Greta diventa simbolo di un’umanità che tenta di salvare un popolo dalla fame e dall’ingiustizia.
Eppure, come accadde per la Crociata dei poveri del 1096, guidata da Pietro l’Eremita senza l’appoggio dei sovrani, il rischio è che l’impeto popolare si scontri con forze immensamente più grandi. La spedizione medievale si concluse in gran parte in tragedia; quella di oggi potrebbe non riuscire a spezzare l’assedio. Ma anche nell’insuccesso risiede un risultato: aver testimoniato un gesto collettivo che parla al mondo, aver reso visibile l’ingiustizia.
La Global Sumud Flotilla non è solo una missione umanitaria. È un atto teatrale e politico che ridà al Mediterraneo la sua dimensione epica. Forse non porterà la liberazione, ma consegnerà al nostro tempo l’immagine di una Crociata dei poveri moderna: fragile negli strumenti, ma immensa nella portata simbolica.
Il mare, oggi come mille anni fa, rimane lo specchio delle nostre battaglie più grandi, quelle che si combattono non con le armi, ma con i simboli.
Buon vento.