Tutti schiavi di Trump: l’impero del bullo, la rapina degli olivi e l’Europa disarmata
par Massimo Icolaro
lunedì 13 luglio 2026
Mentre ad Ankara va in scena il gran teatro della sottomissione alla lobby di Washington, i sondaggi americani certificano il crollo del tycoon. Intanto, l'esercito di Netanyahu rade al suolo il Libano, ne ruba la storia e l'Europa scopre di non avere scudi contro i missili di Teheran.
Il palcoscenico di Ankara: un grande "Open Day" per le armi USA
La recente conferenza della NATO ad Ankara ha gettato definitivamente la maschera: l’ordine globale si è trasformato in un’immensa prigione a cielo aperto dove esiste un solo padrone e un solo obiettivo: fatturare. Ormai è un dato assodato, evidente persino ai diplomatici più refrattari: qualsiasi mossa, qualsiasi escalation sullo scacchiere internazionale risponde al cinico arricchimento dell'impero societario di Donald Trump e, soprattutto, dei suoi veri mandanti: la lobby delle armi statunitense (il complesso militare-industriale di Lockheed Martin, Raytheon e soci).
Trump usa la politica estera e la NATO come un'agenzia di recupero crediti e un ufficio vendite forzate. Attacca i leader europei, li sbeffeggia e li ricatta con un unico fine: imporre un acquisto indiscriminato, massiccio e miliardario di armamenti Made in USA, prosciugando i bilanci pubblici dei paesi alleati a scapito di sanità e welfare.
Eppure, questo "Dio della guerra col portafogli in mano" è un gigante d'argilla. I dati dei sondaggi di questo luglio 2026 parlano chiaro: il suo tasso di gradimento in patria è colato a picco, assestandosi su una media misera del 37-40% di approvazione, con i giovani sotto i trent'anni che lo bocciano oltre il 70%. Trump non ha il mandato del suo popolo, eppure i leader europei continuano ad appecorarsi alle sue smanie commerciali.
La scia di sangue e il furto della terra: Gaza e il Libano
Mentre il bullo della Casa Bianca detta le condizioni finanziarie, il suo protetto Benjamin Netanyahu agisce nell'impunità totale, portando avanti il progetto di un "Grande Israele" basato sull'invasione e sull'inglobamento forzato dei territori. Una dinamica che evoca scenari storici oscuri, somigliando paurosamente alla teoria del Lebensraum – lo spazio vitale – hitleriano.
I costi umani e ambientali di questa compiacenza a metà 2026 sono spaventosi:
-
A Gaza: il bilancio delle vittime palestinesi ha superato la soglia dei 73.000 morti, una carneficina di civili, oltre 170mila, ignorata da Washington.
-
In Libano: la nuova escalation e i continui raid hanno già provocato la morte di oltre 1.140 civili libanesi, tra cui più di 120 bambini, oltre all'uccisione di 7 soldati di interposizione della missione UNIFIL, presi di mira per cacciare i testimoni scomodi dell'ONU.
Ma la violenza non si ferma alle persone; colpisce la storia stessa della terra. Rapporti sul campo e denunce delle organizzazioni agricole internazionali documentano che i bulldozer e i soldati israeliani stanno portando avanti il furto e lo sradicamento sistematico degli olivi secolari nel sud del Libano e nei territori occupati della Cisgiordania. Parliamo di alberi con una media stimata di 150 anni di vita, simboli di identità culturale e principale sostentamento economico di intere generazioni di contadini. Oltre 8.000 dunum di uliveti(circa 800 ettari) sono stati bruciati con il fosforo bianco o sradicati, e le piante più antiche vengono letteralmente rubate e deportate per ridisegnare la topografia e cancellare la memoria storica del popolo aggredito.
Di fronte a questo scenario, l'unica vera paura del magnate americano sembra essere Kim Jong-un. Il leader nordcoreano, il "pazzo", è l'unico a disporre di testate balistiche realmente capaci di raggiungere gli Stati Uniti: l'unico argomento che il bullismo di Washington sembra rispettare.
L'Europa nuda: nessun mezzo contro i missili di Teheran
In questo quadro, sorge la solita domanda provocatoria: l'unico errore degli Ayatollah iraniani è stato non completare in tempo la bomba atomica come deterrente contro la guerra privata del portafogli di Trump?
Il paradosso geopolitico si è però ritorto contro il vecchio continente. L'Iran possiede vettori convenzionali capaci di raggiungere le capitali europee, e l'Europa non ha alcun mezzo di contrasto efficace per difendersi. Siamo totalmente esposti. Per combattere la sua guerra in Medio Oriente e difendere Israele, Washington ha svuotato i propri arsenali, sparando oltre la metà dei suoi missili intercettori Patriot e circa 1.000 Tomahawk. Di conseguenza, gli USA hanno congelato le consegne di sistemi di difesa aerea già promessi e disperatamente necessari ai partner NATO europei (dalla Germania alla Polonia).
I magazzini americani sono vuoti, quelli europei sono stati prosciugati dagli aiuti all'Ucraina, e le nostre industrie belliche stimano che ci vorranno dai 5 ai 10 anni prima di avere scudi antimissile autonomi. L'Europa si ritrova così schiacciata tra due fuochi: da un lato la minaccia missilistica orientale che può colpirci quando vuole, dall'altro l'abbraccio mortale di un Trump isolato in patria, che ci impone di comprare le sue armi ma ci lascia col culo per terra nel momento del bisogno.
Per comprendere a pieno la portata della devastazione agricola e il dramma dei contadini che vedono strappata la propria identità, è possibile documentarsi tramite questo servizio giornalistico sullo sradicamento degli olivi, che mostra visivamente come la distruzione delle piante secolari sia diventata una precisa e sistematica strategia di occupazione del territorio.