Trump bombarda il Venezuela e cattura Maduro
par Annalisa Martinelli
mercoledì 7 gennaio 2026
Aggressione: Uso della forza contro l'integrità territoriale di un altro Stato. Questa è una violazione grave dello Jus cogens (diritto cogente), un insieme di norme di carattere imperativo e inderogabile del Diritto Internazionale generale.
Nelle prime ore del 3 gennaio 2026, il presidente degli Stati Uniti d'America Donald Trump, autodefinitosi il pacificatore, colui che ferma le guerre, ha sferrato un attacco militare al Venezuela. Raid aerei, operazioni via terra e via mare, in un blitz rapidissimo e di precisione quasi chirurgica. Ma si sa, le bombe non sono mai intelligenti, e si contano almeno una quarantina di vittime accertate finora, tra militari e civili. Hanno colpito la sede del Parlamento, siti strategici e basi militari a Caracas, il porto. L'operazione, che ha portato alla cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro e della moglie, è stata descritta dallo stesso Trump come "un assalto spettacolare, senza precedenti dalla seconda guerra mondiale". Delirio di onnipotenza. Potere, controllo geopolitico, petrolio e risorse, i motivi che probabilmente si celano dietro la narrazione ufficiale di difesa dal narcotraffico. Un assalto illegittimo e ingiustificabile, che potrebbe segnare un punto di rottura cruciale e l'inizio di un incubo. Molti leader internazionali hanno condannato e respinto fermamente l'azione militare, come evidente violazione del diritto internazionale e della sovranità territoriale. Tra questi: il presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, definendola "un precedente pericoloso per la stabilità globale"; Gustavo Petro, il presidente della Colombia, che ha definito l'operazione un "attacco alla sovranità" dell'America Latina ed ha disposto forze lungo il confine; Claudia Sheinbaum, presidente del Messico, ha citato la violazione dell'Articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite; il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, chiede una "de-escalation" ed il rispetto del diritto internazionale e dei principi della Carta delle Nazioni Unite; e Gabriel Boric, presidente del Cile, che ha espresso "preoccupazione e condanna". Paesi come Russia e Cina, hanno rispettivamente condannato l'attacco definendolo: un "atto di aggressione armata" e un "uso palese della forza" contro uno Stato sovrano. Da Cuba, arriva una condanna definita "terrorismo di Stato".
Il segretario generale ONU António Guterres ha definito l'attacco militare americano un "precedente pericoloso."
Al contrario, l'argentino Javier Milei ha espresso sostegno a Trump, elogiato l'attacco e la cattura di un dittatore. La premier italiana, Giorgia Meloni, ha definito "legittime" le azioni di difesa degli Stati Uniti, pur sostenendo che "l'azione militare esterna non è la strada per porre fine ai regimi totalitari."
In seguito all'operazione militare statunitense, le autorità di Caracas hanno dichiarato lo stato di emergenza nazionale. Il Ministro della Difesa, Vladimir Padrino López ha denunciato l'uccisione a sangue freddo della scorta di Maduro, da parte del Delta Force, forze speciali americane. Il presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores, sono stati trasportati a New York, dove affronteranno le accuse federali di narcotraffico e narcoterrorismo.
Nella conferenza stampa a Mar-a-Lago, Trump ha dichiarato che temporaneamente gli Stati Uniti gestiranno il Venezuela fino ad una "transizione adeguata" e prenderanno il controllo delle risorse petrolifere.
Il Venezuela è il Paese con le maggiori riserve di petrolio al mondo, con oltre 303 miliardi di barili.