Trump, Il Venezuela e la memoria corta dell’Impero

par Massimo Icolaro
mercoledì 7 gennaio 2026

Donald Trump torna a parlare di Venezuela con l’aria di chi ha appena scoperto l’acqua calda e pretende pure di venderla in bottiglia.
 

Vestito da furbo anti-sistema, spara a raffica contro i predecessori – in particolare Biden – come se la politica estera americana fosse degenerata dopo di lui, e non fosse invece una lunga teoria di menzogne, colpi bassi e cadaveri eccellenti.

Trump parla, sbraita, accusa.
Dimentica.
O fa finta di dimenticare.

Gli Stati Uniti non sono nuovi a interventi “necessari”, “umanitari”, “inevitabili”.
Lo sanno bene Saddam Hussein e Muammar Gheddafi, entrambi prima demonizzati, poi eliminati, infine archiviati come errori di percorso.
Sempre con un dossier sotto braccio. Sempre falso. Sempre “credibile” quel tanto che basta.

Il Venezuela oggi è solo l’ennesimo capitolo di un copione vecchio, recitato però da un attore più volgare.

Poco importano al ciuffettone biondo un centinaio di morti per l'incursione, 100 vite troncate arbitrariamente.
Trump non rompe la tradizione imperiale americana: la parodizza, la urla, la rende social.
Come una capera della tradizione napoletana, strepita, sputa sentenze, ma non dice nulla che non serva a coprire il punto centrale:
gli USA si arrogano ancora il diritto di decidere chi può governare e chi no.

Il problema non è Maduro.
Il problema è il precedente.
Il problema è il messaggio.

Ma c’è un lato più cupo, meno teatrale, che merita attenzione.

Mentre Trump gioca al giustiziere verbale, l’apparato americano – quello vero, silenzioso – continua a fare ciò che fa da decenni: raccogliere dati, profilare cittadini di mezzo mondo, accumulare informazioni che non servono oggi, ma domani sì.
Anche perché il visto, negli Stati Uniti, non è un diritto: è una concessione.
Revocabile. Negabile. Arbitraria.

E allora una domanda sorge spontanea, quasi paranoica ma non troppo:
se qualcuno osa sputtanare Trump e il suo entourage oltre il livello di tolleranza, se insiste, se scrive, se nomina le menzogne per quello che sono…
non c’è il rischio che qualcuno bussi alla porta alle due di notte?

La risposta ufficiale è no.
La risposta reale è più sottile.

Non arrivano squadre della CIA sotto casa.
Non spariscono i critici europei.
Non viviamo in una dittatura dichiarata.

Ma il controllo esiste, ed è silenzioso.
Non punisce: seleziona.
Non reprime: esclude.
Non arresta: segna.

Il vero pericolo non è la repressione fisica, ma l’abitudine all’arbitrio.
Il far passare l’idea che criticare l’Impero sia lecito solo finché resta decorativo.
Trump, con il suo stile da bullo di provincia, rende tutto questo più accettabile, più rozzo, più digeribile.

E attenzione questo giustifica l'operato di PUTIN, questo giustifica una eventuale invasione di Taiwan, giustifica una annessione forzata della Groenlandia, giustifica una intrusione nella governance dell'Unione Europea ed eventuale dissoluzione della UE, perche giudicata avversario economico per gli USA .

Il punto più inquietante:
non che qualcuno venga a prenderti di notte, e che tu inizi a chiederti se vale la pena parlare.

Foto Wikimedia

 


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