Stragi operaie: 4 maggio 1954 e 6 maggio 2024
par La bottega del Barbieri
martedì 5 maggio 2026
La catastrofe di Ribolla, quella di Casteldaccia e le altre: prevedibili ma purtroppo non evitate. Il 6 maggio ci sarà un collegamento on line della Rete Nazionale Lavoro Sicuro.
di Vito Totire (*)
Stragi operaie da Ribolla, ai Casteldaccia , a Crans Montana… Un filo nero che scuote le coscienze.
Una Repubblica fondata sul lavoro ma funestata da stragi operaie. Abbiamo inviato un messaggio di solidarietà, tramite il loro sindaco, ai cittadini del comune dl Roccastrada che fu teatro, nella frazione Ribolla, al pozzo minerario Camorra, di una orrenda strage che uccise 43 operai a seguito della “solita” dinamica: rischio prevedibilissimo ma rimosso. In quella circostanza un accumulo di grisoù causò uno scoppio e quindi la strage: accadeva il 4 maggio del 1954.
Il sindaco ci ha tempestivamente risposto preannunciando che in quel Comune toscano il 4 maggio 2026, come gli anni precedenti, sarà una giornata di memoria e di riflessione.
Il 6 maggio ricorre invece il secondo anniversario della strage di Casteldaccia il cui persero la vita 5 operai. Una strage ancora più “facile” (se così si può dire) da prevenire rispetto a quella di Ribolla. Sarebbero bastate le idonee maschere (quelle che tutti chiamano dpi, cioè dispositivi di protezione individuale) per le vie respiratorie e si sarebbero salvate 5 vite umane. Apprendiamo dai media che il processo per accertare le responsabilità è in corso con un rinvio da parte della Procura di Termini Imerese al 7.7.2026. Seguiremo il processo anche perché la “giustizia penale” in Italia da tempo indulge a sanzionare un omicidio sul lavoro con condanne inferiori a quelle comminate per un “furto aggravato di bicicletta”.
Ancora sanguina il ricordo di procedimenti come quello per Luana d’Orazio e per Mattia Battistetti.
Ovviamente oltre a rivendicare il giusto rigore penale (anche un riferimento al rocambolesco “processo Eternit”) le nostre energie sono orientate al massimo impegno per la prevenzione.
Come spesso accade sono state dedicate molte parole in particolare il primo maggio al tema della sicurezza sul lavoro, anche da parte del presidente della Repubblica. Abbiamo sempre detto che le parole, se sincere, sono un valore ma che servono soprattutto iniziative e strategie concrete. Crediamo che la strategia concreta più efficace sia non delegare mai più la valutazione del rischio al datore di lavoro ; lo si può e lo si deve fare (cioè evitare la delega) attraverso la convocazione ovunque di assemblee di gruppo operaio omogeneo che prendano in esame il DVR – il documento di valutazione del rischio – redatto dal datore di lavoro per validarlo criticamente e integrarlo, se necessario in maniera significativa, in collaborazione con i servizi ispettivi pubblici relazionandosi con essi secondo la prassi della validazione consensuale.
E’ ovvio che una classe operaia e lavoratrice sotto ricatto occupazionale o economico ha difficoltà ad avviare questo percorso che tuttavia rappresenta oggi la strada maestra per garantire uguale e giusta speranza di salute e di vita per tutti/e.
Da strumento di prevenzione il DVR si è trasformato spesso in una sorta di alibi precostituito per negare persino, nel futuro, la causa professionale delle malattie che pure si manifestano !
Va in questa direzione la condotta dell’Inail xhe tende a “fotocopiare” acriticamente il DVR e a sostenere con questa prassi posizioni negazioniste. E
non possiamo condividere l’enfasi che si fa oggi sulla “formazione” e sulla “cultura della prevenzione”… MA INTENDIAMOCI BENE PER EVITARE FRAINTENDIMENTI.
LA FORMAZIONE E LA CULTURA DELLA PREVENZIONE SONO IL PRE-REQUSITO NECESSARIO PER UNA STRATEGIA DI PREVENZIONE MA CONTESTUALMENTE L’ELEMENTO DECISIVO E’ IL “POTERE DELLA PREVENZIONE”.
Troppo spesso abbiamo incontrato lavoratori consapevoli del rischio ma che hanno subìto o subiscono tutti i giorni “il ricatto”. Troppo spesso nelle assemblee di gruppo operaio omogeneo i lavoratori ci hanno comunicato la loro percezione del rischio che cede alle imposizioni di organizzazioni del lavoro schiavistiche che impongono la accettazione del rischio perché si deve produrre in fretta, cioè in condizioni disumane e distressanti.
Dobbiamo lanciare una campagna nazionale e internazionale per il potere del WORK STOP AUTORITY cioè il potere di bloccare il lavoro a rischio senza ritorsioni; azienda per azienda, cantiere per cantiere occorre contrattare questa modalità relazionale tra lavoratori e datori di lavoro.
Certo i servizi pubblici ispettivi vanno potenziati ma devono affinare il loro metodo di lavoro: operare cioè in sinergia con i gruppi operai omogenei e non in un sistema di controllo che releghi i lavoratori a “vigilati passivi”.
Tutti i lavoratori, non solo RLS – cioè i responsabili della sicurezza sul lavoro – devono essere protagonisti del sistema di prevenzione.
Invitiamo chiunque interessato ad un collegamento on line che si terrà in occasione del secondo anniversario della strage di Casteldaccia (Palermo) mercoledi’ 6 maggio 2026: ore 17,30 -19.
NOTA 1 – cfr Ribolla: vi ricordate quel 4 maggio 1954? , Ribolla: la strage dei minatori nel 1954 ma anche David Lifodi: La vita agra dei minatori di Ribolla
NOTA 2 – vedi Palermo: luoghi di lavoro come si fosse in guerra
(*) Vito Totire, medico del lavoro, portavoce della Rete Nazionale Lavoro Sicuro.
COSA SONO LE “SCOR-DATE”