Storica vittoria di Lula in Brasile
par Annalisa Martinelli
martedì 3 novembre 2026
Conquistato il quarto mandato in un clima di massima tensione
Nonostante tutti gli ostacoli istituzionali, una spietata guerra algoritmica e i continui tentativi degli avversari politici di sbarrargli la strada, Luiz Inácio Lula da Silva ha compiuto l’ennesima, straordinaria impresa della sua vita politica. A ottant’anni compiuti, il leader del Partito dei Lavoratori è stato riconfermato presidente del Brasile al termine di una rimonta senza precedenti. Al ballottaggio di domenica 25 ottobre 2026, Lula ha sconfitto il senatore quarantacinquenne Flávio Bolsonaro, della destra conservatrice, ottenendo il 51,79% dei voti contro il 48,21% dello sfidante. Per la prima volta nella storia recente del Paese, un candidato è riuscito a conquistare la guida del Planalto – il palazzo presidenziale di Brasilia – dopo aver chiuso il primo turno in svantaggio.
La riconferma di Lula è arrivata grazie a un programma fortemente orientato all’equità sociale, alla tutela dei lavoratori e al rilancio dell’istruzione pubblica. La sua visione per il futuro del Paese si è concentrata su proposte concrete: l’abolizione della settimana lavorativa con schema 6 per 1, l’azzeramento delle tasse sui prodotti alimentari della “cesta básica nacional” (come riso, fagioli, latte, pane e carne) a partire da gennaio 2027, e sull’estensione a livello nazionale del programma “Pé-de-Meia“(espressione portoghese che significa letteralmente “fare un gruzzolo” o “mettere i risparmi nella calza”), che è una delle politiche sociali più innovative lanciate dal governo Lula nel 2024 per combattere la dispersione scolastica. Si tratta di una “borsa-risparmio” di Stato destinata ai giovani a basso reddito iscritti alla scuola superiore pubblica. L’obiettivo è offrire un incentivo economico per evitare che molti ragazzi siano costretti ad abbandonare gli studi per lavorare e sostenere la famiglia. Un progetto di dignità sociale che ha mobilitato in massa i giovani brasiliani, scesi in piazza subito dopo il primo turno del 4 ottobre, quando Bolsonaro si trovava in vantaggio con il 47,03% dei voti rispetto al 45,16% di Lula. Una fantastica mobilitazione generazionale che ha trovato la sua colonna sonora ideale grazie alla popstar Bad Bunny. L’artista ha infatti concesso a Lula l’uso del suo celebre brano di protesta “LO QUE LE PASÓ A HAWAii“, riadattato per l’occasione in portoghese, per trasformarlo in inno elettorale a difesa della sovranità nazionale. Non una canzone selezionata a caso per la melodia piacevole, si è trattato della scelta di un manifesto politico ben preciso. Se nella versione originale il cantante portoricano utilizzava il destino coloniale delle Hawaii come metafora per denunciare la gentrificazione e la svendita dei territori agli interessi privati statunitensi, nel riadattamento brasiliano il testo è diventato un manifesto speculare per blindare le risorse naturali, i fiumi e le coste del Paese dalle mire dello sfruttamento e delle privatizzazioni estere.
Il cammino verso la vittoria è stato tuttavia segnato da una durissima battaglia digitale e istituzionale, caratterizzata da una serie di manovre per vie legali orchestrate dagli avversari. Pochi giorni prima del voto, gli avvocati di Flávio Bolsonaro hanno presentato un ricorso d’urgenza al TSE – Tribunale Superiore Elettorale – per chiedere l’annullamento immediato della candidatura di Lula, accusandolo di un presunto “abuso di potere” per l’utilizzo di account istituzionali WhatsApp a fini di propaganda. La coalizione di sinistra ha risposto impugnando a sua volta la regolarità della competizione davanti al TSE, chiedendo la cassazione della candidatura di Bolsonaro e denunciando le pesanti interferenze di Meta, accusata di aver manipolato gli algoritmi di Instagram, Facebook e WhatsApp per silenziare la sinistra (una condotta scorretta e deprecabile che la stessa multinazionale ha poi dovuto parzialmente ammettere in tribunale come “errore tecnico“).
La tensione ha raggiunto il culmine durante l’ultimo dibattito televisivo su TV Globo, trasformandosi in un clamoroso scivolone per Flávio Bolsonaro. Nel tentativo di colpire l’avversario sulle politiche fiscali, Bolsonaro ha deriso la menomazione fisica di Lula esclamando: “Dai con una mano e togli con le nove dita“. L’insulto ha scatenato l’immediata reazione di Lula che ha prontamente trasformato l’attacco personale in un momento di riscatto e orgoglio di classe. Il presidente ha ricordato la propria storia personale, raccontando di quando, ancora minorenne e operario metalmeccanico a San Paolo nel 1964, perse il mignolo sinistro durante un turno di notte a causa di una pressa idraulica. “Non permetterò a un miliziano che non ha mai lavorato in vita sua di chiamarmi nove dita“, ha replicato Lula, rivendicando la sofferenza di milioni di lavoratori brasiliani vittime di infortuni sul lavoro a causa dell’irresponsabilità padronale. La risposta ha generato una forte ondata di indignazione pubblica contro Bolsonaro, costretto a scusarsi in diretta, e ha compattato l’elettorato popolare intorno al leader del PT (Partido dos Trabalhatori– Partito dei Lavoratori).
Nemmeno la giornata dello scrutinio è rimasta esente da forti tensioni istituzionali e accese polemiche. Durante la domenica di votazioni, la Corte Suprema ha decretato una proroga straordinaria di due ore per la chiusura dei seggi, accogliendo le richieste dei diversi schieramenti per via della carenza di trasporti pubblici e dei blocchi causati dal forte maltempo. La decisione ha tuttavia surriscaldato gli animi prima del conteggio, con la destra che ha denunciato un impatto irregolare sul voto, preannunciando ricorsi legali. Sebbene Flávio Bolsonaro abbia inizialmente contestato l’esito della consultazione — ricevendo anche il sostegno politico dell’alleato Donald Trump —, lo scontro formale è destinato a misurarsi con il verdetto ufficiale delle urne.
Per Lula, la vera partita istituzionale si sposterà ora in Parlamento. La realizzazione del suo programma di riforme sociali dipenderà interamente dalla capacità del governo di costruire coalizioni e tessere alleanze in un Congresso fortemente frammentato e in gran parte ostile.
Crediti fotografici:
- Foto: Ricardo Stuckert / Flickr Lula Oficial (CC BY-SA)
- Descrizione ufficiale: Luiz Inácio Lula da Silva durante l’evento di campagna “Lula em São Paulo: O Brasil Pronto Pra Mais”, realizzato in Avenida Paulista, San Paolo.