Spettacoli a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana

par Giovanni Greto
venerdì 5 giugno 2026

In occasione delle mostre, allestite nelle due sedi veneziane di proprietà della Fondazione Pinault, tre appuntamenti, due musicali, uno religioso

Le mostre veneziane della Fondazione Pinault, a Palazzo Grassi e a Punta della Dogana e il Teatrino di P.Grassi hanno ospitato tre appuntamenti tra la musica e la religiosità.

Prendendo spunto dalla mostra “Michael Armitage. The Promise of Change”, uno spettacolare gruppo di percussionisti, giunto apposta dall’Uganda, si è esibito nell’atrio di Palazzo Grassi.

Nakibembe Xylophone Troupe, questo il nome dell’ensemble di sei elementi, ha percosso un monumentale Xilofono, Embaire, il nome, costituito da tavolette allineate secondo la grandezza crescente, che consentivano di produrre sonorità diverse, dalle acute alle gravi, ai musicisti disposti tre da una parte, tre dall’altra dello strumento.

Si inizia con l’arrivo del primo musicista che batte i quarti di nota. Arriva un secondo, che accenta gli ottavi. Grosse, ma non particolarmente pesanti, le bacchette di legno utilizzate. Un terzo musicista si inserisce con una percussione più veloce, che trova spazio tra le trame degli altri due.

Arriva un quarto, che suona con una bacchetta e con una mano che preme le tavole più grandi, ricavando un suono profondo. Il quinto musicista si dedica ad eseguire i sedicesimi ; infine il sesto si colloca sulla parte più acuta dello strumento e con le bacchette inizia un ritmo sempre più accelerando, ottenendo l’adesione dei compagni. C’è una bellezza negli stacchi precisi, a dimostrare l’affiatamento. Peccato che, man mano che il volume aumenta, il suono si rifletta e torni indietro, impedendo di ascoltare con chiarezza le diverse cellule ritmiche.

Uno dei sei a volte inizia a cantare nella sua lingua, trovando risposta negli altri.

Si vede la fatica, pur nell’abilità tecnica, e il sudore dei musicisti che terminano il set giusto dopo 40 minuti.

Presumo che in Patria suonino all’aperto, magari con un’attiva partecipazione del pubblico.

Dalle note di un mini opuscolo si apprende che Nakibembe è tra i pochi gruppi al mondo in grado di mantenere viva la pratica dello straordinario Xilofono. Le poliritmie, gioiose e ipnotiche, potrebbero portare anche ad una transe, se suonate per più lungo tempo, sia nei musicisti, che nel pubblico.

I bravissimi solisti indossavano dei caffettani dai colori tra il bianco e il grigio. Peccato si vedessero le Sneaker, ormai globalmente utilizzate come unica calzatura.

Il giorno seguente, nell’atrio del Teatrino di Palazzo Grassi, non essendo presente l’artista brasiliano Paulo Nazareth, di cui è vedibile la mostra Algebra, a Punta della Dogana, per eseguire un rituale tipico anche del Candomblè, è stato chiamato il senegalese Moulayè, conosciutissimo artigiano del vetro, nonché batterista, a Venezia, dove risiede.

Ha eseguito una lunga e silenziosa performance, Depois da encruzilhada, “dopo l’incrocio”. Trattasi di un rito Yorubà (dalla Nigeria), di prosperità e di augurio per chi ha difficoltà ad avere bambini.

Nell’atrio c’era un albero senegalese – Palo Santo – e un lungo telo bianco. Moulayè a piedi nudi e tutto vestito di bianco, lungo l’intera durata della silenziosa azione, rimuoveva tutte le collane di murrine indossate come segno di devozione - le Guias – e le disponeva a terra, creando forme simboliche che evocano il potere di Eleguà, o Exù nella tradizione afro-brasiliana, un Orixà del Candomblè legato alla fertilità.

Nelle tradizioni africane le perline (o murrine in questo caso) esprimono anche un ordine cosmologico, attraverso colori e combinazioni, quasi un’algebra simbolica.

Non molti, dei pochi presenti, sono rimasti fino alla conclusione del rituale. Quelli che hanno abbandonato l’atrio forse si aspettavano un appuntamento più movimentato. Complimenti a Moulayè, che è riuscito a trasmettere il senso di religiosità. All’interno del Teatrino si poteva vedere in azione, per compiere il rito, l’artista Nazareth.

Per il terzo e ultimo appuntamento consecutivo, è stata invitata a Punta della Dogana la bassista e cantante americana Esperanza Spalding (Portland, Oregon, 18 ottobre 1984) negli spazi che ospitano la mostra Lorna Simpson. Third Person.

In due brevi set di circa 25 minuti, la musicista ha eseguito due improvvisazioni diverse utilizzando un contrabbasso – non il suo personale – e la voce.

Nel primo set, sulle note del contrabbasso, Esperanza teneva con la voce una nota lunghissima, grazie a riverberi tecnici, molto più alta rispetto a quella dello strumento.

Il secondo set è sembrato avere un carattere più jazzistico : un’improvvisazione con effetti di corde strappate e uno Swing sottostante.

Applausi, soprattutto da un claque di molte amiche, accorse per l’occasione da diverse parti del mondo.


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