Sonatine: il nichilismo esistenziale di Kitano

par Gianfranco
sabato 4 gennaio 2014

 
Takeshi Kitano, conosciuto anche con il nome d’arte di Beat Takeshi, regista, sceneggiatore, montatore e attore protagonista di questo suo film, raggiunge forse l’apice delle sue capacità cinematografiche proprio in Sonatine, strano titolo che è riferito ai tre momenti filmici che contraddistinguono anche un’esecuzione musicale detta appunto “Sonatina”.

Murakawa, il protagonista, appartenente alla potente organizzazione criminale della Yakuza (generalmente definita in occidente mafia giapponese e diffusa in molti paesi dell’Asia come Corea del Sud, Cina, Filippine ed Indonesia), è stanco di condurre questa vita da malavitoso e pensa di darle una svolta lasciando tutto. Ma deve, per incarico del suo capobanda, compiere un’ultima missione nel tentativo di riappacificare due “Kumi” (così si definiscono i vari gruppi violenti presenti all’interno dell’organizzazione).

La missione, condotta presso l’isola di Okinawa, di cui Kitano ci offre scorci stupendi delle spiagge, delle dune sabbiose e selvagge in riva a quel mare, che il regista evidentemente ama così tanto da proporlo in quasi tutti i suoi film, si rivelerà una trappola per ucciderlo.

In questo luogo quasi irreale, lasciando trascorrere il tempo tra giochi infantili e messinscena della propria morte, in attesa di abbandonare quest’oasi di felicità per tornare in un mondo violento e spietato, Kitano ci offre il meglio del film.

Sonatine, venne proposto in Italia ben 7 anni dopo la sua presentazione al festival di Cannes 1993, anno in cui risultò anche vincitore al festival di Taormina; forse giudicato troppo violento e sanguinolento, non fu distribuito nel nostro Paese ed il pubblico italiano non vide uno dei più grandi film degli anni ’90.

Tra i critici cinematografici “ufficiali” c’è chi ha ritrovato in questa pellicola l’arte cinematografica di Bresson, chi di Godard o di Antonioni; io ho solo visto l’originalità narrativa, che sfiora nel finale il nichilismo, di questo grande regista che ha successivamente riproposto in Dolls, del 2002 presentato a Venezia, che ritengo il film compendio della sua carriera cinematografica.

 


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