Siracusa - Righel, l’ultimo custode: storia del cane, che non smise di aspettare il suo artista
par Foti Rodrigo
martedì 28 aprile 2026
C’è un filo invisibile, che unisce gli artisti ai loro cani, un legame antico, fatto di silenzi condivisi, di sguardi parlanti più delle parole, di presenze abitanti lo studio, come fossero parte dell’opera stessa.
Nella storia dell’arte i cani non sono mai stati semplici comparse: sono compagni, confidenti, talvolta muse; così è stato anche per Salvatore Accolla, pittore poliedrico e figura luminosa della scena artistica siciliana, e per il suo inseparabile Labrador Retriever Righel. Esso è morto il 2 marzo di quest’anno, a quattordici anni, una lunga vita; ma non abbastanza per colmare il vuoto lasciato dalla scomparsa del suo padrone, avvenuta il 31 ottobre 2020. Da allora, il cane aveva continuato a cercarlo, come se il tempo non avesse alcun potere sul sentimento, che li univa. A raccontare questa storia è Donatella Accolla, nipote dell’artista, che ha accompagnato entrambi fino al loro ultimo tratto di strada. La sua voce s’incrina, quando rievoca il giorno dei funerali dello zio: “Ricordo Righel accucciato sotto la bara, immobile, con un atteggiamento mesto. Sembrava comprendere tutto. Viveva quel momento straziante, come se gli stessero portando via una parte di sé”.
Dopo la morte di Accolla, Righel era stato affidato a un’amica dell’artista, in una casa con un grande terreno; ma la distanza non bastò a placare la sua nostalgia: “Di giorno e di notte ululava verso i terreni circostanti, come se chiamasse il suo padrone. - racconta Donatella Accolla - Era buono, dolce come un bambino. Soffriva di artrosi; ma camminare lo aiutava a restare in vita. Io cercavo di alleviare il suo dolore con cure e affetto. Per me era tutto, una continuità d’amore con mio zio, che lo considerava un figlio”. Righel non era solo un cane: era un frammento vivente dell’universo emotivo di Salvatore Accolla e quell’universo continua a esistere nelle opere del pittore, alcune delle quali ritraggono proprio il suo fedele compagno a quattro zampe, tele, che oggi assumono un valore ancora più profondo, quasi fossero un ponte tra due vite, che si sono amate senza riserve.
Nella loro storia si riflettono valori, che Accolla ha sempre cercato di trasmettere attraverso l’arte: amicizia, solidarietà, amore universale, valori resistenti al tempo, che sopravvivono alle assenze, che diventano eredità morale per chi resta. Righel se n’è andato in silenzio, con la stessa dignità, con cui aveva vissuto; ma la sua impronta, come quella del suo padrone, rimane e continua a raccontare a chi sa ascoltare la bellezza semplice e assoluta d’un legame, che non conosce confini.
Foti Rodrigo