Sinner | Destinato a vincere

par Alberto SIGONA
giovedì 17 luglio 2025

TENNIS – TORNEO DI WIMBLEDON 2025 Impresa epocale: uno Jannik Sinner sontuoso svetta nel tempio del tennis, infrangendo un tabù che per l'Italia resisteva da quasi 150 anni. Più forte di tutti e di tutto, anche del destino, che stava per “accopparlo” già al 4° turno...

In Finale, con una prestazione magistrale, è stato schiantato il super rivale C. Alcaraz. Per il “colossale” fenomeno altoatesino non ci sono più limiti in grado di frapporsi fra lui e la gloria.

Per un tennista vincere a Wimbledon non è semplicemente la vittoria di un torneo, ma è molto di più. Vincere nel tempio della racchetta vuol dire estraniarsi dal proscenio riservato ai mortali per ascendere nell'empireo. Vincere lì significa garantirsi un posto d'onore nel mito. Perché Wimbledon è l'essenza stessa del tennis, e conquistarne il prestigioso trofeo rappresenta l'acquisizione di un diritto inalienabile, il diritto all'immortalità. Non potrai mai paragonare il trionfo della Challenge Cup, che è la raffigurazione della tradizione e dell'eccellenza del tennis, ad altri successi. È solo sull'erba di Wimbledon che si può conseguire la vera glorificazione, l'autentica esaltazione della propria maestosità. È soltanto nel borgo londinese di Merton che la fama viene elevata all'ennesima potenza, che la celebrità agguanta il non plus ultra periodico, in cui ogni tennista che anela all'apice dorato potrà appagare le proprie aspirazioni regali. È qui che la storia si scrive in maiuscolo, facendosi indelebile. È proprio qui, nella cattedrale dello sport, che dimora e regna in perpetuo la leggenda. Ed è per questo che in genere le porte della celebrità vengono spalancate solo a chi ne ha appieno i requisiti, con tutti gli altri che si vedono più o meno regolarmente respingere le pretenziose pretese di beatitudine. Il Paradiso non va regalato a nessuno, ma va garantito esclusivamente ai meritevoli, e chi non ne ha i “titoli” non è proprio gradito, anzi è spesso brutalmente ricondotto a più sobrie ambizioni. Ragion per cui può capitare a un G. Dimitrov qualsiasi di essere costretto dalla sorte a scansarsi, per fare spazio al migliore al Mondo. Sorte che a volte sembra manovrata da un'entità invisibile meritocratica e giustiziera, volta ad elargire il giusto tributo a chi è degno di lode, sottraendo la spada a chi avventatamente osa sfidare la maestà di chi gli sta innanzi. Il match contro il 34enne bulgaro che Jannik Sinner ha vinto a tavolino in maniera avventurosa e romanzesca, oltre ad avere dell'incredibile (sotto 2 set a 0 dopo una botta al gomito destro, l'altoatesino avrebbe poi conquistato la partita grazie al ritiro per infortunio del rivale), è la seria dimostrazione di come a volte vi sia una sorta di aurea protettiva che avvolge e protegge i grandissimi dello sport, palesandosi in loro soccorso nei momenti critici e potenzialmente infausti. Pensate, a causa di un infortunio rimediato nella fase iniziale dell'incontro con Dimitrov, il torneo del numero uno del ranking ATP era in procinto di chiudersi mestamente già agli Ottavi di finale, tra la cocente delusione sua ed il vivo disappunto di tifosi e sostenitori assortiti, e per tutti coloro che lo davano tra i favoriti per la conquista del prestigioso torneo. Il che per Sinner sarebbe stato uno smacco a dir poco sconfortante e difficile da digerire (specie all'indomani del capitombolo rocambolesco del Roland Garros...), che avrebbe rischiato di schiudere seri interrogativi sulle sue effettive potenzialità e sulla sua versatilità, e che avrebbe potuto indurre in tanti a preferirgli Carlos Alcaraz nel ruolo di primattore del circuito, già proprio l'acerrimo “nemico” del fenomeno altoatesino, contro cui pochi giorni dopo si sarebbe dovuto confrontare, in un'altra epica sfida, nell'ennesimo capitolo di una monumentale saga che si annuncia infinita. Eh sì, perché, dopo lo scampato pericolo degli Ottavi, Sinner, imperterrito ed incurante di quanto accaduto, avrebbe ricominciato a marciare allegramente, proseguendo il suo meraviglioso cammino con la sua solita naturalezza. Perché per lui vincere è ormai diventato normale, semplice, scontato, quasi banale. Sul cemento come sull'erba, non fa più differenza, non esistono più limiti. Per lui i limiti non sono più delle odiose barriere da superare ma delle preziose opportunità per tarare il proprio talento e la propria forza. Non sono sgradevoli intralci ma allettanti occasioni per dimostrare la sua superiorità. E anche stavolta il fenomeno di Sesto Pusteria ha manifestato all'intero pianeta di essere il migliore, persino contro la sua bestia nera Alcaraz (schiantato 4-6, 6-4, 6-4, 6-4), contro cui ultimamente aveva dovuto pagare dazi “trumpiani” (basti pensare a Roma e Parigi...). Persino nel santuario del tennis, dove un italiano dal 1877 - anno del debutto del The Championships - non aveva mai svettato (arrivando in Finale in una sola occasione, peraltro recente, con M. Berrettini nel 2021, poi inchinatosi al divino N. Djokovic). Così Sinner il 13 luglio scorso ha infranto l'ultimo tabù tricolore. Un'altra perla dal valore inestimabile da incastonare nel diadema della sua già mastodontica carriera. Più forte di tutti, più forte dei suoi avversari, più forte della tradizione. Più forte anche del destino, l'ultimo concorrente chiamato ad omaggiare il nuovo sovrano indiscusso del tennis mondiale.

Foto Jannik Sinner/X


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