Singapore, come funziona la “legge-bavaglio” sui “contenuti falsi online”
par Riccardo Noury - Amnesty International
mercoledì 29 aprile 2026
Si chiama Atto sulla protezione dalla falsificazione e dalla manipolazione online, è in vigore dall’ottobre 2019 ed è noto con l’acronimo inglese Pofma. Noto soprattutto a chi, a Singapore, finisce tra le sue maglie. Come Jay Ish’haq Rajoo, la prima persona a trovarsi sotto inchiesta a causa di questa norma incompatibile con gli standard internazionali sul diritto alla libertà d’espressione.
Rajoo è accusato di aver violato tre volte l’articolo 7 del Pofma, riportando “fatti in modo falso”. Rischia fino a cinque anni di carcere e una multa equivalente a quasi 40.000 euro. È anche accusato di diffamazione ai danni del primo ministro Lee Hsien Loong e del ministro per lo Sviluppo nazionale Chee Hong Tat e, come se non bastasse, di aver “promosso sentimenti malevoli tra differenti gruppi razziali”, rispettivamente ai sensi degli articoli 500 e 298.a del codice penale. Rischia un’altra multa e soprattutto altri cinque anni di carcere.
Nel 2023 Rajoo ha postato su TikTok alcuni video in cui criticava l’uso discriminatorio dei Fondi per la previdenza sociale: in sostanza, chi non votava per il governo veniva penalizzato. Gli è stato ordinato, ai sensi del Pofma, di pubblicare un nuovo video in cui ammetteva di aver riportato “fatti in modo falso”, con l’obbligo di aggiungere un link al sito governativo dedicato ai Fondi. La stessa piattaforma ha dovuto avvisare della correzione tutti i suoi utenti basati a Singapore che avevano visto i post originali.
Rajoo ha fatto quanto gli è stato richiesto ma non è stato abbastanza. Nel 2024 gli è stato dato l’avviso di astenersi da “condotte criminali” per due anni.
Nel 2025 Rajoo ha pubblicato un altro video, sempre su TikTok, che ha fatto infuriare il ministro ad interim per la Cultura, le comunità e i giovani, il quale veniva accusato di usare fondi pubblici per formare una nuova classe dirigente solo tra i cittadini di etnia cinese. È scattata la stessa procedura di “correzione dei contenuti” di due anni prima ma con l’aggravante che Rajoo aveva violato i due anni di astensione di cui sopra.
Sulla “correzione dei contenuti” c’è da aggiungere cosa è previsto dal Potma se gli utenti e le aziende proprietarie delle piattaforme social non si adeguano: per i primi si prevede fino a un anno di carcere e una multa equivalente a oltre 15.000 euro, mentre le seconde possono ricevere una multa pari a quasi 400.000 euro.
Un altro articolo del Pofma prevede la possibilità di impedire il ricevimento di donazioni online. In alcuni casi è stato applicato nei confronti non solo di singole persone ma anche di organizzazioni non governative e di mezzi d’informazione indipendenti.
Come si è probabilmente capito, il governo e i suoi ministri hanno piena discrezionalità nello stabilire cosa sia “falso” e dunque bollare come tale qualsiasi contenuto ritenuto scomodo. In caso di ricorso, non ci si può appellare al fatto che una notizia fosse di pubblico interesse.
Nel 2025, ad esempio, sono stati giudicati “falsi” contenuti sulla pena di morte, in un periodo nel quale Singapore sta eseguendo numerose condanne alla pena capitale: ne ha fatto le spese il sito MalaysiaNow, che aveva dato la notizia dell’impiccagione di un cittadino malese, Pannir Selvam Pranthaman.
Quando è scattata l’indagine contro Rajoo, Amnesty International, Civicus-World Alliance for Citizen Participation, Forum-Asia e Human Rights Watch hanno chiesto congiuntamente al governo singaporeano di abrogare il Pofma.