Siete solo dei poveri Ministri
par Bob Caprai
martedì 16 dicembre 2025
In un Paese che affonda tra crisi economiche e sfide sociali epocali, il dibattito pubblico è sempre più spesso ostaggio di boutade da cortile, gaffe imbarazzanti e, quel che è peggio, di una preoccupante disattenzione verso le vere responsabilità di governo.
Quando un Ministro dell'Università e della Ricerca, invece di elevare il dibattito sulla conoscenza, scade nella bassezza e nell'attacco personale sguaiato, l'istituzione stessa ne esce indebolita. Non ci si aspetta che un esponente di governo si unisca al coro della rissa: ci si aspetta decoro, visione e competenza. Invece, assistiamo alla cronaca di una caduta di stile che lascia l'amaro in bocca a chi crede ancora nel ruolo formativo e culturale delle cariche istituzionali.
Rimane impresso l'episodio del treno fermato dal Ministro Lollobrigida (il famoso Frecciarossa di Ciampino), che da solo è diventato il simbolo di un certo modo di intendere il potere: una corsia preferenziale, un trattamento speciale, in barba alle regole che valgono per tutti gli altri pendolari e viaggiatori. Se a questo aggiungiamo gli scandali e i dubbi sollevati da Report sulle sue politiche agricole e sulle presunte opacità, il quadro è chiaro: troppe energie spese per la gestione del privilegio e non abbastanza per la tutela del settore agroalimentare italiano.
Il Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Matteo Salvini, sembra avere un'agenda fittissima... purché non si parli di trasporti e infrastrutture. Dalle ingerenze nella politica estera ai continui dibattiti sul calcio, passando per i problemi di sicurezza urbana, il suo attivismo è encomiabile, ma terribilmente fuori fuoco. Ci si chiede: chi si occupa di completare i cantieri, di risolvere la crisi dei pendolari, o di modernizzare la rete stradale? Un Ministro dei Trasporti che si occupa di tutto meno che della sua delega è un lusso che il Paese non può permettersi.
E infine, la tragicommedia: il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, le cui difficoltà a parlare un italiano corretto e comprensibile sono state talmente evidenti da ispirare una delle più riuscite e pungenti imitazioni di Maurizio Crozza. Quando un esponente del governo viene deriso non per le sue idee, ma per la sua inadeguatezza linguistica e retorica, la critica non è solo politica, ma investe la serietà stessa della squadra di governo.
Questi Ministri sono poveri di visione e poveri di decoro istituzionale. Ma in un Paese di analfabeti funzionali col Wi-Fi, professori di tutto sotto ogni post, esperti di geopolitica tra una storia e l’altra, epidemiologi a giorni alterni e commissari tecnici ogni volta che Sinner sbaglia un rovescio, questa è la politica che ci si è costruiti addosso. Non li subiscono: li rispecchiano. Li difendono perché parlano la stessa lingua, pensano allo stesso modo e condividono la stessa miseria culturale. La decadenza non sta a Palazzo Chigi. Sta molto più in basso.