Settimo Torinese (TO) - Un viaggio nella memoria sonora: il racconto di "Antiqua 2026"

par Foti Rodrigo
lunedì 11 maggio 2026

Nella quiete raccolta della Chiesa di Santa Croce, la musica antica ha ripreso a respirare non come un reperto da museo; ma come una presenza viva, pulsante, capace di attraversare i secoli e parlare ancora al presente.

È questo il cuore di “Antiqua 2026”, la rassegna promossa dall’Accademia del Ricercare, che da anni s’impegna a riportare alla luce il patrimonio medievale, rinascimentale e barocco con un approccio rigoroso ed insieme profondamente umano. La serata del 26 aprile ne è stata una prova luminosa: il Coro “Adorno” di Reggio Emilia, affiancato dai suoi solisti e dall’orchestra barocca dell’Accademia, ha trasformato il tempio in un luogo sospeso, dove la spiritualità vivaldiana si è fatta architettura sonora. Il viaggio è iniziato con il “Confitebor” RV 596, un salmo alternante intimità e grandiosità, contrappunto serrato e momenti di pura contemplazione. Le voci di Pamela Ragazzini, Luigi Pagliarini ed Enrico Bava hanno intrecciato linee limpide, sostenute da un’orchestra attenta al dettaglio e alla trasparenza timbrica. Nel “Sanctum” l’ingresso del coro ha ampliato lo spazio sonoro, come se la chiesa stessa si fosse messa a vibrare; poi, un cambio di atmosfera: il Concerto in re minore RV 535 per due oboi e archi.

La musica si è fatta danza, dialogo, gioco di rimandi. I quattro movimenti hanno mostrato la brillantezza dell’ensemble, capace di restituire la vivacità e la grazia della scrittura vivaldiana senza mai perdere equilibrio. La seconda parte del concerto ha portato il pubblico dentro uno dei vertici della produzione sacra vivaldiana: il “Dixit Dominus” RV 807, undici brani, che avvicendano potenza corale e raffinatezza solistica. Il Coro “Adorno” ha affrontato la partitura con compattezza e slancio, mentre i solisti Raffaela Riga, Elena Drago, Pamela Ragazzini, Luigi Pagliarini e David Mostacero hanno dato voce alle molte sfumature del testo biblico. Il “Virgam virtutis tuae”, affidato a Raffaela Riga, ha risuonato come una preghiera luminosa; il duetto “Tecum principium” ha portato un momento di intimità; il finale “Et in saecula saeculorum – Amen” ha chiuso il cerchio con un’energia quasi trionfale.

Gli applausi, lunghi e convinti, hanno raccontato meglio d’ogni parola la partecipazione del pubblico. Il direttore artistico Pietro Busca ha espresso grande soddisfazione per la qualità dell’esecuzione, mentre diversi addetti ai lavori hanno rivolto un apprezzamento particolare alla Soprano I Raffaela Riga, che ha affrontato due brani solistici di notevole difficoltà con sicurezza, controllo ed una musicalità, che ha impressionato anche gli ascoltatori più esperti. “Antiqua 2026” conferma la sua natura più profonda: non solo una stagione concertistica; ma un ponte tra memoria e presente, un luogo dove la musica antica torna a essere esperienza, emozione, incontro. Ogni concerto diventa un frammento di storia restituito alla vita, un invito a riscoprire la bellezza che attraversa i secoli e continua a parlarci.

Foti Rodrigo


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