Scalfari su l’Espresso attacca gli atei: "Ricordano gli scimpanzé"

par UAAR - A ragion veduta
martedì 25 luglio 2017

Caro Scalfari, davvero gli intolleranti siamo noi atei? «Da oggi cambiamo nome: non saremo più l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, ma l’Unione degli Orango e degli Scimpanzé. Grati al signor Eugenio Scalfari per averci illuminato circa la nostra vera natura».

Il segretario dell’Uaar, Stefano Incani, commenta così l’articolo uscito su L’Espresso domenica 23 luglio, dal titolo “Atei militanti perché sbagliate”, in cui il fondatore del settimanale dice che gli atei gli ricordano gli scimpanzé «dai quali la nostra specie proviene», perché dotati di un «Io che non pensa e non si vede operare e non si giudica», e quindi, sempre nelle parole di Scalfari, di un «Io di stampo animalesco».

«Il paragone si commenta da sé — osserva Incani — ed è pure sbagliato. La nostra specie non proviene affatto dagli scimpanzé, ma come primati abbiamo più semplicemente un antenato comune. Non è solo questo comunque ad averci fatto cadere dalla sedia… pardon: dalla liana! È l’intero articolo a fare acqua da tutte le parti. In primo luogo — spiega il segretario Uaar — Scalfari dà una definizione di ateismo tutta sua e poi in base a questa attacca gli atei: il cosiddetto argomento dell’uomo di paglia. In realtà, la maggior parte degli atei non crede in dio perché non c’è alcuna prova che esista, e questo è tutto fuorché intollerante — è sano!».

«Scalfari accusa poi gli atei di essere intolleranti, ma non fornisce alcun esempio di “odio ateo”. La sua è una dichiarazione di principio: altro errore argomentativo che indebolisce ulteriormente l’intero impianto del suo ragionamento. Inoltre dipinge gli atei come individualisti, mentre su scala mondiale e sulla base di tutte le più recenti ricerche (e sì, Scalfari sbaglia anche su questo: ce ne sono molte a riguardo) sono proprio gli atei a essere più aperti alla “diversità”. D’altronde, se non si crede in dio è più facile prendere a cuore l’umanità (tutta)».

«In buona sostanza — conclude Incani — a emergere è l’intolleranza di Scalfari verso gli atei non certo quella degli atei verso chi non la pensa come loro. Dal fondatore di una delle riviste (un tempo?) più autorevoli del Paese ci saremmo aspettati qualcosa di meglio. Saranno state le conversazioni col papa a rivelargli la Verità assoluta?».


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