Scaffali vuoti? Potete iniziare la dieta

par Mauro Meazza
martedì 27 ottobre 2026

O capitana, o nostra capitana: il popolo vuole mangiare! Tranquillissimi: se non l'avete sentita arrivare, non la sentirete neppure andar via. Parliamo della fame, naturalmente.

Hanno cominciato a dìrvelo da poco, ma sta accadendo già da un po': il sud Italia sta praticamente chiudendo. Ma è inutile affrettarsi: non ce la farete ad arrivare in tempo. La situazione è la seguente: i distributori di benzina sono a secco. In numerose province (in particolare nel cosentino, nel foggiano e nelle principali direttrici siciliane) le stazioni di servizio hanno terminato le scorte di gasolio e benzina. Causa? La mancata consegna da parte delle autocisterne, che ha provocato l'azzeramento delle riserve in poche ore. Con i camion fermi, la conseguenza è che i supermercati hanno gli scaffali realmente vuoti: non c'è più cibo non perchè non ce ne sia più, ma perchè non viene consegnato. Naturalmente, i reparti più colpiti sono i freschi e deperibili (ortofrutta, latte, latticini e carne).

Le cause della protesta sono talmente note, e comprensibili, che pare estremamente ridicolo il governo faccia finta di non accòrgersene, non sapèrlo, non ricordàrselo. Ma è semplicissimo: la miccia è la crisi dei costi operativi. Che rende non più sostenibile l'attività per migliaia di piccole e medie imprese di trasporto e padroncini. Costando così tanto i carburanti, e costando così poco il prodotto che viene distribuito, per coloro che lo trasportano, i camionisti non ce la fanno più a reggere il peso economico. Se spendono 1000 per fare il loro viaggio, non è possibile che vengano pagati 900. Ci pare purtroppo ineccepibile. Esattamente come la competenza dimostrata dalle destre.

Stesso discorso per coltivatori, allevatori, pescatori. Se i costi per produrre cibo sono letteralmente scoppiati, avrebbero bisogno di aumentare i prezzi della loro rivendita. Cosa impossibile, però, perchè questo scatenerebbe come un domino l'aumento vertiginoso di tutta la filiera. Risultato? Un kilo d'uva potrebbe arrivare a costare anche 50 euro: chi lo comprerebbe mai? L'unica soluzione, purtroppo, è quella di lasciare marcire l'uva nelle cantine. Non ci sarà guadagno. Ma almeno non ci sarà rimessa.

Insomma: daje e daje, alla fine ci stiamo per arrivare. Siamo alle soglie di una rivolta sociale di proporzioni epiche. Per fortuna, abbiamo il governo di estrema destra. Per fortuna, siamo stati talmente previdenti che abbiamo sospeso il trattato di Schengen con la Spagna. Per fortuna, abbiamo investito ed investiremo 1 miliardo per il campo di concentramento in Albania. Per fortuna, stiamo continuando ad inseguire i clandestini in tutto il globo terracqueo. E, siano ringraziati tutti gli dei antichi, uno per uno, spenderemo un centinaio di miliardi di euro, a partire dal prox anno, per armarci fino ai denti. 

Chissenefrega se continueranno ad esserci sempre meno soldi per gli ospedali, per la scuola, per i trasporti pubblici, per le pensioni, per l'assistenza sociale, per i nostri stipendi, che continueranno a lasciarci morti di fame? A qualcuno importa, per caso, che questo inverno potrebbe avere difficoltà ad accendere i riscaldamenti? Suvvia, le coperte le hanno inventate apposta, no? Vi scongiuriamo: raccontàteci ogni sospiro dei bambini che sono ritornati nella casa del bosco. E, soprattutto, non teneteci oltre sulle spine: di chi è la celeberrima impronta 33?

Insomma. Noi italiani, per fortuna, abbiamo la donna-madre-italiana-cristiana. Ci raccomandiamo caldamente: rivotàtela senza indugio.

Con quello che costa la benzina, almeno tutte stè radici sono a chilometro zero.


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