Robert Doisneau, Olivia Arthur, Seiichi Furuya e Stefanie Moshammer

par Martina Neri
giovedì 12 marzo 2026

A Pordenone la fotografia diventa uno strumento per osservare e interpretare la realtà. Con il titolo “Sul leggere”, la città inaugura una stagione di mostre fotografiche che riunisce autori di generazioni e sensibilità diverse, creando un percorso diffuso tra alcuni dei suoi principali spazi culturali: la Galleria Harry Bertoia, il Museo Civico d’Arte Ricchieri e i Mercati Culturali Pordenone.

La rassegna, promossa dal Comune di Pordenone e sostenuta dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, si inserisce in un progetto culturale più ampio che guarda al 2027, anno in cui la città sarà Capitale Italiana della Cultura. In questo contesto, il tema del “leggere” non è inteso solo come pratica legata ai libri, ma come capacità di decifrare immagini, memorie e trasformazioni sociali.

La programmazione mette in dialogo quattro figure importanti della fotografia internazionale: Robert Doisneau, maestro della fotografia umanista francese; Olivia Arthur, membro dell’agenzia Magnum Photos; Seiichi Furuya, noto per le sue indagini intime e autobiografiche; e la fotografa austriaca Stefanie Moshammer, protagonista di una delle esposizioni più recenti del progetto.

La mostra di Moshammer, curata da Marco Minuz e realizzata in collaborazione con Fotohof, è aperta al pubblico dal 14 febbraio al 6 aprile e si sviluppa tra il Museo Civico d’Arte Ricchieri e gli spazi dei Mercati Culturali, in particolare nella galleria Die Gelbe Wand.

Il progetto presentato dall’artista, Grandmother said it’s okay, nasce da un’indagine personale sulle memorie familiari e sugli oggetti quotidiani. Il punto di partenza è rappresentato da fotografie, racconti e oggetti appartenuti ai suoi nonni nel Mühlviertel, una regione rurale dell’Alta Austria. Da questo archivio domestico Moshammer costruisce un racconto visivo che unisce ricordo, osservazione e immaginazione.

Le immagini oscillano tra documentazione e messa in scena. Gli oggetti di uso comune vengono riorganizzati in composizioni inaspettate, trasformando elementi ordinari in metafore visive. Colori, forme e dettagli anatomici diventano connessioni narrative che attraversano le fotografie, creando un linguaggio visivo ironico ma allo stesso tempo profondamente sensibile.

Attraverso questo lavoro Moshammer riflette sul rapporto tra memoria e cultura materiale, interrogando il modo in cui gli oggetti custodiscono tracce di vita e di relazioni. La semplicità dell’esistenza dei suoi nonni — caratterizzata da creatività domestica e da un uso attento delle risorse — diventa così una lente attraverso cui guardare alle trasformazioni contemporanee, tra sostenibilità, tradizioni generazionali e cambiamento sociale.

La stagione fotografica di Pordenone propone quindi una pluralità di sguardi che attraversano epoche e geografie diverse. Dalla poesia urbana di Doisneau alle narrazioni globali di Arthur, dalla dimensione autobiografica di Furuya alle costruzioni visive di Moshammer, le mostre invitano il pubblico a leggere le immagini come se fossero pagine di un racconto.

In questo dialogo tra fotografia e interpretazione del reale, Pordenone si prepara a diventare sempre più un laboratorio culturale aperto, capace di mettere in relazione memoria, contemporaneità e nuove forme di narrazione visiva.


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