Rifiuti e malattie: scandalo Bacoli

par Ettore Scamarcia
venerdì 17 aprile 2009

Situazione ambientale e sanitaria drammatica nella città di Bacoli, a pochi chilometri da Napoli e da Pozzuoli. Dal 1967 si scarica nell’area compresa fra Baia e il Lago Fusaro senza sosta, nell’indifferenza più indegna della classe politica locale.

Ritorniamo per l’ennesima volta sulla questione ambientale nelle zone di Napoli e Caserta. Da luoghi decantati per la loro amenità dagli antichi e denominati Campania Felix, in trent’anni sono diventati uno dei luoghi più devastati d’Europa.
Soffermiamoci per un momento su una cittadina simbolo della Campania, che racchiude in sè un po’ tutto ciò che v’è di vergognoso ai vertici di questo Paese: Bacoli. Situato a Ovest di Pozzuoli, in Provincia di Napoli, è uno dei centri più popolosi della costa occidentale della Campania. Venticinquemila anime la popolano, affezionatissime al loro territorio e a tutto ciò che ha rappresentato nella storia antica e moderna. I numerosi resti archeologici testimoniano l’importanza che l’antica colonia aveva insieme a Baia durante l’Impero Romano, tanto da essere una delle principali mete turistiche degli aristrocratici romani. Si contano infatti decine di ville, acquedotti, templi, terme, anfiteatri e intere porzioni di città rimaste sott’acqua a causa del forte bradisismo che caratterizza il territorio. Vicino a Bacoli, i resti dell’antica colonia greca di Cuma. L’incanto del golfo e l’amenità dei luoghi la facevano dunque un posto privilegiato.

Cos’è oggi questa terra?

Bacoli è uno degli otto comuni campani con il più alto tasso di mortalità per tumore, oggetto di uno studio scientifico dei dott. Marfella e Comella, oncologi rispettivamente degli ospedali del Cardarelli e del Pascale di Napoli, dove la vivibilità è messa a dura prova da uno scempio edilizio pazzesco, da un sistema viario indecente e da una classe politica locale davvero evanescente. Come Nola, come Acerra, come Marigliano, come Casal di Principe. Terre dove la camorra e le ditte del Nord hanno impresso il proprio indelebile marchio.

Interessata anche da diversi servizi tv di Striscia la Notizia, Bacoli e il territorio circostante sono purtroppo uno degli snodi principali del traffico di rifiuti tossici del Nord. Le cave della zona sono state riempite fino a traboccare. In particolar modo la Cava Lubrano gestita dalla Pozzolana Flegrea S.r.l. La pozzolana estratta è stata mescolata con sostanze nocive provenienti dalla Società Nuova Esa S.r.l. di Marcon (Venezia), per poi essere rivenduta come materiale di costruzione in mezza Italia. Quest’ultima società in particolare organizzò un trasporto di circa 200mila tonnellate di rifiuti verso la principale cava del paese, appunto la "Lubrano". Si tratta per lo più di fanghi industriali, materiali ferrosi e terreno contaminato. Per trasportare tale volume di monnezza ci son voluti seimila camion, in grado di riempire tutte e tre le corsie stradali del passante di Mestre. Ma non finisce qui. I cittadini vivono assediati dall’inquinamento ambientale: il laghetto intorno al quale si sta costruendo la nuova pista ciclabile è saturo di rifiuti e metalli pesanti, come rilevato dall’ARPAC, l’organo regionale per il controllo ambientale; salmonella ed idrocarburi sono le principali sostanze mescolate nell’acqua. Fino a qualche tempo fa esalazioni maleodoranti costringevano i cittadini ad allontanarsi dall’area. Il Lago Fusaro, nei pressi di Baia, risulta invece luogo di scarico fin dal 1967 di grosse quantità di cromo esavalente, sostanza estremamente nociva. La società Alenia, fornitrice di attrezzature militari per l’esercito, oppose all’epoca il Segreto di Stato sui materiali sversati all’interno dello specchio d’acqua domitio. I cittadini denunciano anche gli effetti provocati da giganteschi radar posizionati su vari punti del territorio bacolese.



Alcune condutture idriche sono risultate inoltre contaminate da ingenti quantità di sostanze tossiche, soprattutto da amianto. C’è stato un periodo in cui l’acqua del Paese non è risultata potabile, costringendo la cittadinanza ad "armarsi" di bottiglie d’acqua minerale.

Il mare, escluse piccole zone, è stato dichiarato non balneabile a causa degli scarichi fognari provenienti dal depuratore di Cuma e da quello di Villa Literno, malfunzionanti da oltre trent’anni e continuamente finanziati dallo Stato. Eppure nell’area sono arrivati tantissimi fondi europei durante gli ultimi tempi: prima i 143 milioni di euro per la bonifica dell’area flegrea e domitia nel 2006, 200 milioni nel 2007, 400 milioni nel 2008. Senza contare i 20 milioni di euro a carico dello Stato per la riattivazione degli impianti di depurazione del Casertano e del Napoletano. Fino ad ora non s’è mosso nulla, se non i camion della camorra che continuano a sversare indisturbati. Almeno questi soldi servono a qualche cosa: corrompere politici e forze dell’ordine, finanziare le ditte dei clan e tenere in moto il traffico illecito di rifiuti. E Bacoli e la Campania ne subiscono le conseguenze.

I cittadini di Bacoli hanno detto basta e si sono organizzati per una raccolta di firme da depositare presso il Comune. In seguito all’ordinanza di bonifica delle aree contaminate, fra cui la Cava Lubrano sequestrata dalla magistratura nel 2003 e gestita dalla Pozzolana Flegrea S.r.l., nulla è stato fatto. Una realtà raccontata da pochissimi organi d’informazione e sempre in modo superficiale ed occasionale.
Bacoli, una situazione oltre l’inverosimile come tanti altri posti in Campania e in Italia. Ma nonostante ciò la classe politica italiana preferisce scagliarsi contro Vauro. Mah!


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