Referendum Costituzionale del 22 e 23 marzo: le ragioni per votare "no" punto per punto
par Kosmopolis - Making of
mercoledì 18 marzo 2026
di Daniele Pallotta (articolo e reportage video con le voci di Magistratura e società civile)
Il nucleo della riforma: due CSM e l’ Alta Corte con un sorteggio che indebolisce i membri togati
Attualmente in Italia esiste un solo Consiglio Superiore della Magistratura, che si occupa di tutto quel che riguarda l’organizzazione degli uffici giudiziari, tra cui le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni, i provvedimenti disciplinari nei riguardi di giudici e pubblici ministeri. La riforma prevede che vengano costituiti due CSM, uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri) ed uno per la magistratura giudicante. I due CSM, se passasse la riforma, non si occuperanno più dei provvedimenti disciplinari, che passerebbero ad un’ Alta Corte Disciplinare di nuova istituzione. Nei due nuovi CSM i membri togati (ossia i magistrati ed i pubblici ministeri) verrebbero, se passasse il “sì”, estratti a sorte tra tutti magistrati e pm italiani. Per l’ Alta Corte si prevede che i sei magistrati giudicati ed i tre requirenti siano estratti a sorte tra gli appartenenti alle rispettive categorie con almeno venti anni di esercizio delle funzioni giudiziarie e che svolgano o abbiano svolto funzioni di legittimità. Dunque magistrati estratti a sorte dovrebbero (prevede la riforma agli articoli 104 e 105) occuparsi di trasferimenti, assegnazioni, provvedimenti disciplinari dei loro colleghi di tutta Italia. Immaginate se medici o se professori venissero estratti a sorte e poi dovessero occuparsi di questioni così importanti dei loro colleghi di tutta Italia: lo troveremmo assurdo. E’ molto probabile che non esista in Europa e nel mondo un organismo di rilievo costituzionale, paragonabile al CSM italiano, i cui membri siano estratti a sorte. Il “peso specifico” dei membri togati sarà nei due nuovi CSM e nell' Alta Corte, inferiore rispetto a quello dei membri “non togati”, che verranno estratti a sorte ma da un elenco di eletti dalla maggioranza parlamentare, dunque, indirettamente, emanazione del governo. Un elenco che potrebbe essere composto di un numero imprecisato di persone, numero che ad oggi non è dato sapere. Nella sostanza, lo si ripete, la maggioranza parlamentare e dunque il governo, se passasse il “SI’”, sceglierebbe alcuni membri dei due CSM e dell' Alta Corte, mentre i magistrati verrebbero estratti a sorte. Perché un magistrato di lungo corso dovrebbe essere pronto, preparato e disponibile, se estratto a sorte, ad occuparsi di funzioni molto diverse da quello che ha fatto fino a quel momento? E’ una domanda senza risposta. Consideriamo processi giudiziari su questioni e vertenze importanti e delicate riguardanti, ad esempio, il diritto dei lavoratori, i diritti ambientali, i diritti di persone fragili o minoranze, questioni su cui il governo di turno ha o potrebbe avere in futuro, politicamente, un certo tipo di posizioni. Il pubblico ministero o il magistrato che dovrà affrontare processi simili si ritroverà anche a pensare di rischiare un trasferimento o un provvedimento disciplinare nel caso la sua azione non fosse in linea con la maggioranza parlamentare. La ragione fondamentale per cui votare “NO” risiede nel grande rischio che i pubblici ministeri ed i magistrati lavorerebbero, se passasse la riforma, meno serenamente, perché temerebbero di più provvedimenti disciplinari o altri provvedimenti su loro decisioni giudiziarie non condivise da chi ha il potere governativo.
Contro le decisioni dell’ Alta Corte Disciplinare nessuna possibilità di appello ad un organismo superiore
Sarà una legge ordinaria a stabilire la composizione dei collegi dell’ Alta Corte, ad oggi non è dato conoscerla. Soprattutto, contro le decisioni dell' Alta Corte sarebbe, secondo la riforma, permesso un appello solo...all' Alta Corte stessa (anche se in diversa formazione). Mentre è diritto di tutti i cittadini poter fare appello ad un organismo superiore contro una decisione, fino alla Cassazione, non lo sarebbe per i pm ed i giudici contro le decisioni dell' Alta Corte. Anche su questo aspetto alcuni docenti di diritto Costituzionale ravvedono una potenziale incostituzionalità.
La separazione delle carriere, una questione basata su numeri trascurabili
Ancora prima di entrare nel merito se sia utile separare le carriere di pubblici ministeri e giudici è sufficiente sapere che tali passaggi sono consentiti già adesso una sola volta nei primi dieci anni ed i numeri dei trasferimenti (sul totale dei pm e giudici italiani) sono numeri talmente bassi da essere trascurabili. Sui 9.400 magistrati nell’ultimo triennio ci sono stati 25 passaggi nel 2022, 34 nel 2023 e 42 nel 2024. Viene da ipotizzare che portare la “separazione delle carriere” come motivazione principale della riforma, sia stato solo uno "specchietto per le allodole", ossia un modo per deviare l' attenzione dell' opinione pubblica dalle modifiche realmente forti della Costituzione (modifiche che resterebbero per i prossimi decenni) ossia quelle contenute nei suddetti nuovi articoli 104 e 105. Inoltre, per i sostenitori del No al referendum, esistono comunque motivi per opporsi culturalmente, prima ancora che nella norma, in ogni caso, ad una rigida e totale separazione delle carriere: il pubblico ministero in Italia deve per legge raccogliere prove sia a favore che contro l' imputato, non come negli Stati Uniti dove è solo un accusatore, quasi un avvocato dell’ accusa. Sarebbe bene dunque, affermano i sostenitori del “No”, che pm e magistrati abbiano ancora una formazione comune. Avere poi un’ esperienza come magistrato giudicante può aiutare a fare meglio successivamente il pm e viceversa, sostengono molti magistrati e pm che hanno fatto il passaggio.
Una presunta battaglia alle correnti
Le correnti in Magistratura sono, in estrema sintesi, gruppi associativi e culturali, il sorteggio non le abolirà e non potrà impedire a nessuna persona di continuare a farne parte. Quello che verrà calpestato è il principio di rappresentatività: grazie alla casualità del sorteggio potrebbero ritrovarsi nei due CSM e nell' Alta Corte anche vari magistrati di una stessa corrente, ad esempio anche vari magistrati di una corrente che con le elezioni sarebbe stata, ad esempio, minoritaria.
I sostenitori del “Sì” sferrano attacchi duri all’ immagine dei magistrati ed al loro lavoro. Sull' efficienza della macchina della giustizia sono vari membri stessi del governo ad aver dichiarato che la riforma non inciderà. E’ nei fatti che nella Storia d' Italia possono esserci stati (come in molte altre professioni) magistrati corrotti o collusi. Tuttavia è anche nei fatti che tanti magistrati hanno pagato con la loro vita il fare bene e coraggiosamente il loro lavoro nell' interesse della collettività. E’ legittimo poter dire che la maggioranza di magistrati semplicemente vuole lavorare correttamente e che questa riforma metterebbe in difficoltà la serenità del loro lavoro. La propaganda del sì cavalca l' onda delle storture della magistratura, facendo presa, ed invita a "gettare il bambino con l' acqua sporca", affermano i sostenitori del “No”.
Con la riforma autonomia della Magistratura solo di “facciata”?
I sostenitori del No affermano che, nonostante la riforma riporti per iscritto che la Magistratura resta “autonoma ed indipendente” nella sostanza, la stessa riforma, per tutti i motivi di cui sopra nell’ articolo, va a minare proprio l’ indipendenza della magistratura.
La procedura “blindata” di approvazione della riforma, incoerente con la Storia della Costituzione italiana
La Costituzione italiana nasce dalle tribolazioni della guerra, vi lavorarono per anni persone di altissima cultura non solo giuridica, e di diverse idee politiche (socialisti, liberali, ecc...) Questa riforma per cui voteremo il 22 ed il 23 marzo è stata proposta dal governo e non è stato accettato nessun emendamento dall' inizio alla fine.
I costi della riforma
Con la creazione di due CSM e di un’ Alta Corte i costi aumenteranno considerevolmente.
Il contesto in cui avviene il referendum
La recente riforma della Corte dei Conti, secondo molti analisti, ha portato ad un indebolimento della sua capacità di controllo. Nella stessa direzione di ridurre indirettamente i controlli sugli illeciti dei colletti bianchi sembrava andare anche l’ abolizione dell’ abuso d’ ufficio. Parallelamente i pacchetti sicurezza rischiano di rendere molto più irregimentato il dissenso popolare.
Le possibili normative successive
Se vincesse il “Sì” è possibile che i pm abbiano inizialmente (con un proprio CSM) più potere rispetto ad oggi e che diventi poi probabile che la loro azione venga in qualche modo depotenziata. Come? Le dichiarazioni di alcuni membri del governo fanno ipotizzare che successivamente il coordinamento in fase di indagini della polizia giudiziaria possa essere sottratto ai pubblici ministeri ed andare sotto quello del governo.
Magistratura e società civile insieme per le ragioni del NO
Il 22 ed il 23 Marzo 2026 in Italia si terrà il referendum Costituzionale sulla riforma della Magistratura.
Nel video donne ed uomini della magistratura e della società civile, di vari ambiti professionali e “mondi” (politica, docenza universitaria, saggistica, giornalismo, terzo settore) fanno appello a votare NO al referendum con motivazioni chiare e puntuali. In una sorta di “vademecum” a più voci conducono attraverso un percorso di analisi della riforma: cosa cambierebbe con i due nuovi consigli superiori della magistratura e con l’ Alta Corte disciplinare previsti dalla riforma, quali sono i rischi per l’ indipendenza di pubblici ministeri e magistrati, in quale contesto si inserisce (dalla riforma della Corte dei Conti all’ abolizione dell’ abuso d’ ufficio), quali saranno le conseguenze in caso di vittoria del sì e chi rischia di subirle di più. Insieme per invitare a parlarne il più possibile fino all' ultimo giorno possibile, dire NO alla riforma e difendere la Costituzione
Nel video interviste ed interventi di:
Alberto Lucarelli – Professore di diritto costituzionale dell’ Università Federico II di Napoli
Marianna Imbimbo - Pubblico ministero
Luigi de Magistris – Già Pubblico ministero; Sindaco di Napoli dal 2011 al 2021
Raffaele Cantone - Magistrato ed ex Presidente Autorità Nazionale Anticorruzione
Aldo Policastro - Procuratore Generale Corte d' Appello di Napoli
Luigi Riello - ex Procuratore Generale di Napoli
Giuseppe De Carolis – già Presidente Corte d’ Appello di Napoli
Raffaello Magi – Magistrato
Ernesto Aghina – già Presidente Tribunale di Torre Annunziata
Cesare Parodi – Presidente Associazione Nazionale Magistrati
Tomaso Montanari - Storico dell' Arte e saggista - Rettore Università per Stranieri di Siena
Isaia Sales - Saggista e politico
Giuliana Quattromini – Avvocata giuslavorista
Nicola Gratteri - Procuratore Tribunale di Napoli
Antonio Nicaso - Giornalista e Saggista
Andrea Morniroli – Assessore Regione Campania alle Politiche sociali ed alla scuola
Tania Castellaccio – Coordinatrice centro accoglienza donne ed operatrice centro antiviolenza
Gloria Sanseverino, pubblico ministero