Referendum Costituzionale | Da quesito referendario a domanda retorica

par Antonio Del Lungo
sabato 24 settembre 2016

Gira da giorni in rete il facsimile del quesito referendario... sembrava talmente grottesco che non me ne sono voluto minimamente occupare convinto si trattasse di una bufala; ma Renzi lo ha esibito dalla Gruber ed il quesito è davvero quello.
 
Leggiamolo:
“Approvate il testo della legge costituzionale concernente “disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del Titolo V della parte II della Costituzione”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?"
 
Per la prima volta nella storia della repubblica il quesito non si limita a citare l'articolo di legge ed il relativo titolo, da approvare o respingere, ma, cosa inaudita, ne propone un riassuntino tematico in forma di spot. Già perché l'elenco evidenzia solo alcuni aspetti apparentemente positivi, scelti come motivazioni di vendita accattivanti, non segnalando niente che possa risultare negativo.
Non spiega, per esempio, che rimane il Senato, rimane con importantissime funzioni, ma non potremo più votare i senatori; si spinge poi ad invocare il “contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni” come se la riforma deliberasse una generica e diffusa riduzione della spesa per tutte le istituzioni. Ora, non esiste una diretta conseguenza tra l’eliminare qualche unità o qualche tipologia di funzione e la relativa riduzione dei costi e, soprattutto, detti costi sono stabiliti e regolati da leggi ordinarie che nulla hanno a che fare con la materia referendaria.
 
Tutta l’impostazione truffaldina del quesito, trasformato in uno spot con la forma di domanda retorica, non è accettabile in democrazia e ricorda le retoriche totalitarie, come il tristemente noto “volete burro o cannoni?”. Sarebbe un po’ come chiedere ai cittadini se vogliono o meno sopprimerere una quota delle stazioni ferroviarie che servono il paese proponendo nel quesito: “volete superare la frammentazione degli arrivi e delle partenze, orari complicati, troppe coincidenze ed il contenimento dei costi per l’esercizio delle ferrovie?”
 
Ma per capire meglio cosa si dovrebbe fare e cosa invece fuoriesce dalla menzogna manipolatotrice di questo governo, basta andarsi a leggere il testo dell'ultimo referendum costituzionale di 10 anni or sono, quello per approvare o respingere la devolution disegnata dall’allora governo Berlusconi bis: 
“approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche alla parte seconda della Costituzione” approvato dal parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005?”; 
oppure il testo dell’altro quesito referendario del 2001, il cui esito confermò la modifica del titolo V voluta dai governi di centrosinistra:
"Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione" approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12 marzo 2001?". 
 
 Ecco, credo che la presente vicenda sia esemplare per segnalare verso quale deriva di dispotismo plebiscitario questo governo stia spingendo il paese e di come l’esecutivo attuale risulti, anche in atti formali, sostanziali, importantissimi e solenni come questo, incommensurabilmente più superficiale e disinvolto, per usare eufemismi, di qualsiasi altro passato governo della Repubblica.
 
Antonio Del Lungo

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