Recensione di "Bestiario della boria"
par Margie Cardella
venerdì 27 febbraio 2026
C’è un momento preciso, nella vita di ogni persona dotata di un briciolo di intelligenza, in cui la pazienza si esaurisce e subentra il desiderio del bisturi. Quel momento è arrivato, e l'arma si chiama "Il Bestiario della Boria".
Questo non è un libro. È un’operazione di igiene pubblica.
L’Anatomia del Sopracciglio
L’autore (un osservatore spietato che sembra scrivere con una lama intinta nel veleno di chi ha subito troppi soprusi) mette a nudo la patologia regina del nostro secolo: la Boria. Ma non la boria dei potenti di un tempo, quella che almeno aveva il decoro della forma. No, qui si parla della boria dei nullafacenti, dei parassiti, dei "figli di", degli imbucati e dei complottisti da tastiera.
Ogni capitolo è un colpo secco alla nuca di un’illusione. Dall'armocromia morale di Clotilde alla boria feudale di Armando, il lettore viene trascinato in un safari tra i "relitti di cervello". Non c'è pietà, perché i protagonisti di questo libro non ne hanno mai avuta per il merito, per la verità o per il lavoro altrui.
Una Lingua che non Chiede Scusa
Lo stile è polemico, ruvido, viscerale. L'autore rifiuta le buone maniere del "politicamente corretto" per adottare una lingua che somiglia a una rissa da bar nobilitata da un intelletto superiore. Ogni aggettivo è un marchio a fuoco, ogni diagnosi è una sentenza. Quando si legge di Evaristo o di Stefano, l’Esemplare del "posto rubato", non si prova solo disgusto: si prova la catarsi di veder finalmente scritto ciò che tutti pensiamo ma che pochi hanno il fegato di urlare.
Il Sottotitolo: Una Sentenza Inappellabile
"Cervelli da eutanasia" non è un insulto gratuito, è una constatazione clinica. L’autore ci dimostra che contro certi livelli di boria non esiste dialogo, non esiste rieducazione. Esiste solo la distanza, il silenzio armato o la guerriglia psicologica. Il libro si chiude con un manuale di sopravvivenza che è pura arte bellica: imparare a rendere la boria del nemico il cappio con cui si impiccherà da solo.
Perché leggerlo?
Leggetelo per non impazzire. Leggetelo perché ogni volta che incontrerete un Alfio che vi spiega il mondo o una Lorella che vi inonda di fango vocale, saprete di non essere soli. Saprete che qualcuno ha catalogato il mostro e gli ha riso in faccia.
Verdetto: Un'opera necessaria per chiunque sia stanco di respirare la polvere sollevata dai mediocri. Un libro che scotta, che sporca e che, alla fine, libera.