Quell’incontro con Guccini quando avevo 17 anni e due libri per conoscerlo meglio

par Laura Tussi
lunedì 10 agosto 2026

Maestro Francesco Guccini ricordo che a 17 anni quando ero studentessa di liceo classico sono venuta a trovarti in via Paolo Fabbri 43 a Bologna perché insieme abbiamo organizzato la presentazione di un tuo libro. E ci ha fatto incontrare il mitico preside Antonio Silva allora presidente del Club Tenco. Così ti voglio ricordare. Grazie e un bell’abbraccio. Laura

Laura Tussi su FARO DI ROMA

di Laura Tussi con un’illustrazione di Franco Buffarello
Ero allora una giovane studentessa, quando, con il liceo che frequentavo e l’ITIS di Desio (Monza e Brianza), tramite il Club Tenco e lo storico presentatore del Premio, dedicato appunto a Luigi Tenco – che si svolge annualmente presso il teatro Ariston di Sanremo- il Preside Antonio Silva, abbiamo organizzato un importante evento con il Maestro Francesco Guccini.
In quell’occasione Guccini ha regalato un’esclusiva e davvero molto preziosa e apprezzata anteprima, riservata a noi ragazzi, del suo allora, ultimo libro, ancora in via di produzione, dal titolo “Vacca d’un Cane” – correva l’anno 1992 – in cui raccontava dei luoghi del dopoguerra che gli sono rimasti nel cuore.
All’interno del libro, edito, successivamente, nel 1993, il musico diviene scrittore e descrive le difficoltà di un itinerario praticato attraverso il disastro postbellico, a cui si aggiunge la ritrosia di Francesco, bambino di soli cinque anni, a seguire i genitori, lasciando il famigliare e sicuro nido di Pàvana per un incerto e imprevedibile inurbamento, come lui ama ricordare nella canzone Piccola Città “cento finestre, un cortile, le voci, le liti e la miseria: io, la montagna nel cuore, scoprivo l’odore del dopoguerra”.
Insomma quando il nostro Guccini canta, con felice sintesi, di questa “piccola città, bastardo posto”, traduce la memoria storica degli eventi ed esplicita un suo malessere personale, un disagio esistenziale, che non si discosta molto dalla realtà sociale di quegli anni.
In un quartiere di Modena situato tra “la Via Emilia e il West”, Guccini comincia a conoscere i suoi compagni di avventura musicale e non solo, con i quali si esibisce in modi e ambiti al limite dell’informalità e della trasgressione, in bar, osterie, circoli culturali, carceri, fabbriche occupate o dismesse, teatri e teatrini, prima di approdare alle dimensioni degli stadi e dei palasport.
Fino alla sua prima maturità, Guccini si è sempre esibito con modalità artigianali, vicine alla tradizione del cantastorie più che del cantautore, affrontando i sentieri delle osterie, dei cabaret, dell’affabulazione fulminante e coinvolgente, dell’esibizione schietta, essenziale e immediata che denuncia la precarietà dell’esistere, caratterizzata dal sottile spleen di baudelairiana memoria, da una velata malinconia e al contempo agguerrita passione di denuncia sociale.

Tutta questa narrazione è raccolta nel nostro libro dal titolo “Francesco Guccini in concerto”, in cui Giunti Editore vuole rendere un altro omaggio al Maestro, avvalendosi dell’impegno di due straordinari ricercatori e collezionisti, Claudio Sassi e Odoardo Semellini, che hanno raccolto e riesumato una notevole e impressionante quantità di materiali inediti, dal profondo degli archivi, da cui hanno estrapolato manifesti, memorabilia, locandine, ritagli di giornale, interviste e biografie. Alle testimonianze, raccolte appositamente per questo volume, si sono aggiunti i racconti e le memorie dei tanti musicisti che hanno accompagnato il Cantautore nel tempo, da Flaco Biondini a Ellade Bandini, fino alle performance con il Club Tenco e ai duetti con Vecchioni, la Nannini, Ligabue, tramite approfondimenti collegati alla sua attività in studio e alla vita quotidiana, negli anni delle leggendarie notti all’Osteria delle Dame a Bologna e nel paesaggio pittoresco dell’Appennino Tosco Emiliano, intriso del clima triste e dimesso del dopoguerra, che, invece, è diventato, col tempo, una dimensione mitologica e poi storica della prima canzone d’Autore nel nostro Paese.

Tutto questo nella straordinaria e sconosciuta trama esistenziale, intrisa di dialoghi, incontri, rapporti, progetti, in seguito a date, eventi occasioni di un Cantautore che negli anni, ha saputo intrattenere il suo pubblico, creando un legame empatico, caldo, coinvolgente, raccontato in questo nostro libro biografico che si è trasformato, man mano che veniva composto e prendeva forma, nel racconto pittoresco e avvincente di uno dei personaggi più impegnati e contestatori della canzone italiana, schierato per i significati ultimi della giustizia sociale, dell’uguaglianza dei diritti tra tutti gli esseri umani, con imprescindibile e costante coerenza, attraverso le doti artistiche più alte della semplicità, dell’immediatezza, dell’umanità, dell’impegno sociale, dell’amore per la musica e per il pubblico in un connubio armonioso, nel crescendo entusiastico dei concerti, senza eccessi maldestri di protagonismo, ma sempre al limite del goliardico, nel gusto della trasgressione sagace, nella ricerca dell’ironia, attraverso il piacere della compagnia, dell’avventura, alla luce della sapiente e vissuta sperimentazione artistica e musicale.

Recensione al libro di Odoardo Semellini e Brunetto Salvarani “Di questa cosa che chiami vita”, Il Margine. L’articolo che segue è stato scritto dalla nostra Laura Tussi in collaborazione con il suo papà Giulio

In questa opera, un grande amore degli Autori per la loro stupenda, nella sua semplicità, terra. La Grande Madre dai portici possenti e imponenti come braccia contadine a cullare tutti i “piccoli” nati dalla Fertile Terra Emiliana.

Un ringraziamento profondo per quanto hanno ricevuto dalla vita, per l’ambiente nel quale sono cresciuti e per le opportunità offerte. Gli Autori, Brunetto Salvarani e Odoardo Semellini, amano parlare del proprio conterraneo Francesco Guccini perché ne apprezzano le qualità artistiche nell’insieme e l’onestà intellettuale nei confronti di altri cantautori, autori, scrittori e poeti, dai quali attinge spesso anche tutto ciò che ispirano con schiettezza e simpatica ironia.

Trattare di Francesco Guccini potrebbe sembrare semplice, se non riduttivo agli occhi di chi lo conosce solo come cantautore. Iniziando la lettura di questo godibilissimo libro “sul Nostro amato conterraneo” i due sensibili Autori hanno quasi scoperto il notevole sapere di cui è permeato l’artista, non solo per la cultura varia e complessa, ma anche per la capacità di porla a servizio della propria arte compositoria, al fine di elargirla al suo amato e appassionato pubblico.
Si ringraziano i due Autori per questa vasta e ricca panoramica sul Guccini che tutti accogliamo prevalentemente e sovente come cantautore con la chitarra a tracolla e l’aspetto dolce e burbero, quale personaggio artistico caratterizzato dalla peculiare e attenta ricerca di un sapere dotto, ma semplice e di tanta sensibilità.

L’artista dimostra un’encomiabile considerazione che attribuisce e accorda agli amici, particolarmente quelli incontrati, conosciuti e vissuti all’ombra delle “osterie di fuori porta” e dei portici della bella e opulenta Bologna, grande madre, “donna emiliana di zigomo forte, capace d’amore e di morte”. E’ il suo vivere in quel mondo di notte, procrastinando una lunghissima età giovanile, “con Sartre che pontificava e Baudelaire” che cantava tra l’assenzio, un’esistenza, all’insegna dello spleen, dalla quale si impara tanto e tanto si rende.
L’amore di amici “tanti quanti i denti in bocca a certi vecchi” ha determinato un sentito apprezzamento per la convivialità.

Di amici ne ha avuti tanti di cui rimpiange la dipartita e che gli fanno vivere quel senso di solitudine avvertibile solo ora, quando l’età lo costringe a far di conto. Spera comunque che qualcosa di loro permanga in quelli futuri. Sicuramente di Guccini rimane e rimarrà anche l’ammirazione infinita per la costante coerenza con ciò che dice e pensa, che accompagnerà altre generazioni di giovani e artisti che dalla sua produzione potranno attingere l’amore, la solidarietà, l’ironia.

 

Laura Tussi


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