Quando la custodia diventa condanna: l’uso sproporzionato della forza e l’asimmetria del potere
par Massimo Icolaro
mercoledì 22 luglio 2026
L’uso legittimo della forza da parte degli apparati di pubblica sicurezza trova il suo unico confine invalicabile nel principio di proporzionalità e contenimento. Nel momento stesso in cui un soggetto viene immobilizzato — sia tramite l'uso di manette, fascette o blocco a terra — cessa la fase dell'opposizione fisica e inizia quella della custodia.
Da quel preciso istante, la vita, l'incolumità fisica e i diritti costituzionali dell'individuo ricadono interamente sotto la responsabilità legale e morale degli agenti operanti. Un operatore delle forze dell'ordine, per definizione e ruolo istituzionale, non può e non deve porsi sullo stesso piano emotivo o muscolare di un soggetto esagitato. La gestione della tensione non può trasformarsi in una dimostrazione di forza punitiva o nell'esigenza di "stroncare" fisicamente chi si trova in uno stato di alterazione o sofferenza medica.
I casi in Italia: dal precedente Aldrovandi ai fatti di Bologna
Quando la procedura di contenimento travalica il limite della sicurezza e sfocia nel soffocamento o nel trauma posizionale, la cronaca italiana ha già registrato drammatici precedenti giudiziari.
- Federico Aldrovandi (Ferrara, 2005): Il diciottenne morì durante un controllo di polizia all'alba. Bloccato a terra in posizione prona con le braccia ammanettate dietro la schiena, rimase schiacciato sotto la pressione del peso degli agenti fino all'asfissia posizionale. La Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna per omicidio colposo con eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi, stabilendo che le manovre pressorie su un corpo già immobilizzato costituivano un abuso fatale.
- Abderrahim Fakir (Bologna, luglio 2026): Il 42enne di origine marocchina è deceduto al quartiere Pilastro di Bologna mentre si trovava immobilizzato a terra a pancia in giù. Nei filmati girati dai residenti si sentono le urla dell'uomo («Aiuto, basta, basta») prima che il corpo smettesse di muoversi sotto il controllo fisico degli agenti. La Procura di Bologna ha aperto un'inchiesta e disposto l'autopsia per fare luce sulle cause del decesso e sulla correttezza delle manovre di contenimento adottate.
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Riccardo Rasman (Trieste, 2006): Un uomo con disabilità psichica morì all'interno della propria abitazione a causa di un'asfissia posizionale provocata dal bloccaggio a terra da parte degli agenti, che lo immobilizzarono prono con le manette e con i piedi legati. Anche in questo caso, la Cassazione ha riconosciuto l'eccesso colposo e la responsabilità degli operanti.
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Stefano Cucchi (Roma, 2009) e Giuseppe Uva (Varese, 2008): Pur con dinamiche differenti, entrambi i casi rientrano nel perimetro dei decessi avvenuti mentre le vittime si trovavano sotto la diretta ed esclusiva custodia dello Stato, evidenziando il corto circuito tra autorità e tutela dell'incolumità dell'arrestato.
Gli Stati Uniti e la piaga della "Positional Asphyxia"
Negli Stati Uniti, il dibattito sulla tactical physical restraint (contenimento fisico tattico) e sul confine tra arresto e violenza da dimostrazione di forza è al centro di continue riforme e controversie nazionali.
| Caso | Anno e Luogo | Dinamica |
|---|---|---|
| George Floyd | Minneapolis, 2020 | L'agente Derek Chauvin mantenne il ginocchio sul collo di Floyd per oltre 9 minuti mentre era ammanettato a terra prono. La sua morte scatenò proteste globali e portò alla condanna per omicidio, evidenziando i pericoli mortali dell'asfissia da posizione. |
| Eric Garner | New York, 2014 | Bloccato a terra con una presa al collo vietata dal regolamento (chokehold) mentre ripeteva 11 volte «I can't breathe». Morì per arresto cardiaco provocato dal soffocamento e dalla compressione del torace. |
| Tyre Nichols | Memphis, 2023 | Un caso simbolo della violenza post-fase di contenimento: Nichols fu tirato fuori dall'auto e percosso violentemente da cinque agenti dell'unità speciale SCORPION anche quando era ormai incapace di opporre qualsiasi resistenza fisica. |
Il principio giuridico di fondo:
Lo Stato detiene il monopolio legittimo della forza, ma questo potere è vincolato all'obbiettivo di neutralizzare la minaccia. Quando il soggetto è incapace di nuocere, qualsiasi ulteriore coercizione fisica o manovra aggressiva cessa di essere strumento di sicurezza e diventa un abuso sanzionabile.