Perché le aziende italiane vanno male?

par Diana De Caprio
giovedì 23 giugno 2011

Se andassimo in giro e ponessimo questa domanda, quasi sicuramente la risposta della maggior parte della gente sarebbe: “è colpa del governo o dello stato, (come si preferisce)”! Il perché è immaginabile: problemi di incentivi alle aziende, trattative di contratti, più varie ed eventuali. Non metto in dubbio che queste siano motivazioni reali e importanti. Anche se trovo davvero quasi “inutile” addossare le colpe ad entità astratte come lo Stato, quando poi in realtà “il popolo è sovrano” come recita la nostra costituzione.

Le mie considerazioni – o meglio le mie riflessioni - sono assolutamente personali e volano un po’ più in basso, perché partono da una quotidianità e da esperienze vissute negli anni.

Un’azienda – qualsiasi essa sia – di piccole, medie o grandi dimensioni ha bisogno di ruoli e competenze: assegnare con chiarezza compiti e attività è il punto di partenza di ogni organizzazione efficiente. Saper valorizzare le risorse a disposizione, distribuendo il lavoro secondo inclinazioni proprie e formazioni specifiche è forse la chiave del successo in ogni campo.

Dire a qualcuno cosa fare e come farlo, sapendo che è in grado di farlo non è uno scioglilingua, ma una semplice regola di buon senso.

Creare un clima lavorativo “sereno” e “motivato” è la base per arrivare ad ottenere performance di eccellenza e raggiungere gli obiettivi.

Un buon capo è quello che “conosce” e “incita” i propri dipendenti, che dà l’esempio e che si assume le proprie responsabilità. Un buon dipendente è colui che lavora con onestà, segue le direttive ed è capace di usare la testa.

Un buon sistema di incentivazione che offre prospettive di carriera e aumenti di stipendio, basato su un sistema meritocratico è la molla che fa funzionare bene la struttura.

Tutti penseranno che sono cose ovvie, un po’ come dire che 2+2 fa 4.

Ma mi chiedo a questo punto: sono sfortunata io che mi trovo sempre in aziende che manco sanno di cosa stiamo parlando o alla fine devo pensare che il sistema italiano e il concetto di azienda è tutt’altra cosa rispetto alle regole ovvie?

Perché capi si diventa grazie ad un cognome famoso, a favori scambiati e troppo spesso non certo per le capacità e le competenze.

Perché quando si parla di tagli di costi, si parte dal basso e mai dall’alto.

Perché avere un buon curriculum non serve a nulla, tanto a contare sono altre qualità.

Perché se vuoi lavorare e crescere, ti si dice ringrazia che un lavoro ce l’hai.

Perché poi se non ti sta bene la situazione ti dicono puoi sempre andartene.

Perché avere un posto di lavoro non è più un tuo diritto, ma una coincidenza fortuita.

Eppure amare il proprio lavoro"... "la migliore approssimazione concreta alla felicità sulla terra".

La chiave a stella - Primo Levi


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