Pensioni, il grande tradimento: la Fornero resta e l età pensionabile sale!

par Gregorio Scribano
mercoledì 16 settembre 2026

C’era una promessa. Una promessa ripetuta per anni, sbandierata in campagna elettorale e trasformata in una delle bandiere della destra: abolire la Legge Fornero.

Matteo Salvini ne aveva fatto una questione identitaria. Giorgia Meloni aveva raccolto quella promessa e il centrodestra, alle elezioni politiche del 2022, aveva intercettato anche il voto di milioni di italiani che speravano finalmente di poter mettere la parola fine a quella che consideravano una delle più dure riforme previdenziali mai introdotte nel nostro Paese.

Da allora sono passati quattro anni e la Fornero è ancora lì. Anzi, per milioni di lavoratori il problema è persino peggiorato: l'asticella della pensione continua a spostarsi ancora più in avanti.

Dal 2027 sono previsti ulteriori aumenti dei requisiti con un incremento di un mese (67 anni + 1 mese), mentre dal 2028 dovrebbe arrivare un ulteriore adeguamento di tre mesi (67 anni + 3 mesi) e dal 2029 di 6 mesi (67 anni + 6 mesi).

E il meccanismo legato alla speranza di vita lascia aperta la porta ad altri incrementi fino ad arrivare ad un’età pensionabile di 70 anni!

Insomma, la grande promessa di «abolire la Fornero» si è trasformata nella sua versione più paradossale: la legge non solo non viene cancellata, ma il pensionamento viene continuamente rinviato.

E così il lavoratore italiano si trova davanti a un traguardo che, invece di avvicinarsi con il passare degli anni di lavoro, si allontana ogni anno sempre di più.

LA BEFFA DEI NATI NEL 1962. Prendiamo i lavoratori nati nel 1962. Nel 2026 compiono 64 anni e, per alcuni di loro, esiste la possibilità di accedere alla pensione anticipata contributiva, naturalmente a determinate condizioni: almeno 64 anni di età, almeno 20 anni di contributi e il rispetto della soglia sull’importo della pensione maturata.

Ma proprio qui emerge tutta la contraddizione del sistema.

Per un lavoratore che ha avuto una carriera caratterizzata da salari modesti, raggiungere una pensione sufficientemente elevata per utilizzare questo canale può diventare un’impresa quasi proibitiva.

La pensione anticipata contributiva non è dunque una porta spalancata verso la libertà dal lavoro. È una porta stretta, dalla quale passano soltanto coloro che hanno accumulato una posizione contributiva consistente. Per tutti gli altri resta l’attesa. E l’attesa, nel sistema previdenziale italiano, ha ormai un prezzo: lavorare più a lungo e guadagnare meno.

È questa la vera fotografia della previdenza italiana.
Ogni volta che il cittadino pensa di essere vicino al traguardo, arriva un nuovo adeguamento, una nuova finestra, un nuovo requisito, una nuova condizione.

La pensione diventa così una sorta di miraggio. Non basta più aver lavorato per decenni. Non basta aver versato contributi per una vita. Non basta aver rispettato le regole quando quelle regole erano diverse.

Bisogna continuare a fare i conti con normative che alzano l’asticella dell’età pensionabile proprio quando si è sul punto di spiccare il salto verso la meritata pensione.

Ed è proprio questo il punto politicamente più grave.

Un sistema previdenziale serio dovrebbe garantire certezza del diritto. Un lavoratore deve poter programmare la propria vita sapendo quando potrà smettere di lavorare e con quale trattamento economico. Non dovrebbe scoprire a pochi anni dalla pensione che il traguardo è stato spostato ancora una volta.

E allora la domanda è inevitabile: dov’è finita la promessa di abolire la Fornero?

Non è stata abolita.
Non è stata cancellata.


Non è stata nemmeno realmente superata.

È stata, semmai, edulcorata da misure temporanee, correttivi e deroghe, mentre la struttura fondamentale del sistema è rimasta in piedi.

E nel frattempo l’età pensionabile continua a essere sottoposta agli adeguamenti.

Questa è la realtà con cui devono fare i conti oggi gli italiani.

La propaganda elettorale aveva promesso una rivoluzione. Di fatto è rimasta la Fornero con l’asticella dell’età pensionabile sempre più alta.

 Ma il problema delle pensioni non può essere ridotto a una guerra tra partiti. Non è una questione di destra o di sinistra. È una questione sociale. Riguarda il lavoratore dipendente, l’operaio, l’impiegato, il piccolo artigiano, il lavoratore autonomo, chi ha iniziato presto a lavorare e chi ha attraversato periodi di disoccupazione, chi ha avuto una carriera continua e chi è stato costretto alla precarietà.

E riguarda soprattutto una generazione che rischia di essere schiacciata tra salari bassi, carriere discontinue e pensionamenti sempre più lontani.

Ecco perché il tema della pensione deve tornare al centro dell’agenda politica.

Il Governo Meloni non può continuare a vivere di slogan del passato. La sinistra non può restare in silenzio-assenso.

Se la Legge Fornero doveva essere cancellata, si spieghi perché è ancora lì. Se non può essere cancellata, si spieghi agli italiani perché.

Se l’età pensionabile deve continuare ad aumentare, si dica chiaramente ai lavoratori fino a dove si vuole arrivare.

Perché non è accettabile chiedere sacrifici permanenti ai cittadini e contemporaneamente continuare a promettere riforme che poi non arrivano.

La questione è semplice.

La pensione non è un regalo dello Stato. È il risultato di una vita di lavoro e di contributi versati.

Un lavoratore non chiede privilegi. Chiede di poter smettere di lavorare quando ha raggiunto il diritto alla pensione, senza scoprire che qualcun altro ha spostato ancora una volta il traguardo. La Fornero doveva essere abolita. Invece è ancora lì.

E mentre la politica discute, l’orologio della pensione continua a correre nella direzione opposta a quella promessa agli italiani.

L’Italia è il Paese UE con l’età pensionabile più alta.
L’Italia è il Paese UE con gli stipendi & le pensioni più bassi. 
Lavoriamo di più, guadagniamo di meno… 
DICIAMO NO ALLA PENSIONE A 70 ANNI

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