Pensioni: i tagli non colpiscono mai la "casta"

par paolodegregorio
sabato 12 giugno 2010

La democrazia dovrebbe vivere di principi e di regole che formano una cultura di base condivisa.
 
Per le pensioni assistiamo ad inauditi privilegi, tra cui il più odioso è il cumulo di pensioni e redditi, cosa che dovrebbe essere categoricamente esclusa.
 
- Brunetta, nel senso del Ministro, percepisce una pensione di 3.000 euro al mese, maturata per l’attività di docente, che cumula allegramente con 20.000 euro al mese di parlamentare e ministro.
 
- Di Pietro, dal 1995 è titolare di una pensione di 1.956 euro al mese che cumula con l’indennità di parlamentare.
 
- Draghi, governatore della Banca d’Italia, percepisce dall’Inpdap una pensione lorda di 14.843 euro al mese, che cumula con l’indennità di governatore.
 
- Andreotti dal 1992 percepisce 3.440 euro netti di pensione a cui somma l’indennità di senatore a vita.
 
Senza andare in stupidi e fuorvianti tecnicismi, se si vuole creare veramente una coscienza nazionale condivisa, in materia pensionistica bisogna fare riforme profonde che impediscano quella “macelleria sociale” che c’è ora.
 
- Per prima cosa i parlamentari non devono poter godere di alcun trattamento pensionistico. Ogni parlamentare, per la durata del suo mandato deve ricevere i contributi che egli versava per la sua attività lavorativa. Punto e sommiamo la regola di 2 legislature e poi ineleggibilità.
 
- Divieto assoluto per chiunque di sommare reddito a pensioni. Se vuoi lavorare la pensione deve essere sospesa.
 
Qualunque sacrificio venga chiesto alla popolazione in materia pensionistica deve essere preceduto da altrettanto rigore da riservare a parlamentari e classe dirigente.
 
Cerchiamo, ogni volta che facciamo delle critiche, di fare anche delle proposte, serie, fattibili, concrete, visto che nel nostro paese l’opposizione è sparita e un programma alternativo dovremo scriverlo noi.
 
 
p.s.
ho riportato alcuni casi significativi di cumulo tra pensione Inpdape redditi, ma occorre tener presente le pensioni Inps e i vitalizi da parlamentari che vengono cumulati con altri redditi.
 
Il principio del divieto di cumulo deve essere tassativo e senza deroghe.

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