"Pastorale molisana", così Giovanni Tesone racconta il Molise di un tempo, la regione che non esiste... più

par Roberta Muzio
lunedì 2 marzo 2026

Per conoscere il Molise, la regione che non esiste, bisogna girarla in lungo e in largo, dai monti al mare, dai fiumi e alle foreste. Ma per comprendere il Molise, la sua anima triste, solitaria, selvaggia, bisogna leggere le pagine di coloro che l’hanno vissuta in tempi che, a chi scrive, sono solo raccontati.

Tonio, Tony l’americano, un ragazzo nato nei primi anni Venti del Novecento, è il molisano curioso, un po’ fuori dalla media, diciamolo. Un animo bollente, che non tollera lo stretto spazio del suo panorama che dà sui monti e sui prati del tratturo. Pecore da accudire, risvegli all’alba, cibi poveri, pelle cotta dal sole. Insopportabili limiti per un ragazzo che ama leggere, che segue i consigli del suo maestro, che guarda da sognatore all’America lontana, tanto agognata, quanto preziosa occasione di riscatto. Salvo, poi, accorgersi, una volta lì, che il richiamo della terra madre, insieme alla sua povera madre percossa dalle tragedie della guerra, dai tanti lutti e dubbi provenienti dalla Russia che non le restituisce un figlio, non può essere ignorato e lo porta a fare il grande passo: ritornare, in tempi in cui tutti viaggiano nella direzione opposta. La novella “Pastorale molisana” di Giovanni Tesone ha in sé tutto il vissuto del Molise a cavallo tra ‘800 e ‘900. Ha in sé il racconto di quei tempi in cui si partiva e non si tornava. Ma se si tornava, allora, si sarebbe rimasti, per sempre, a casa. Amata, odiata patria! Terra di sassi e di pietraie strappate col sudore della fronte a una natura aspra, ingrata, così forte ed orgogliosa eppure così dolce come il canto dell’usignolo in amore all’alba di un nuovo giorno! Il nostro giovane molisano volle partire e provare. Provare a diventare da Tonio a Tony nel tempo di tre settimane, quanto durava il viaggio in alto mare, sui piroscafi, quegli stessi che anche mio padre prese per partire e, poi, tornare. Perché lui, come Tonio, “non si faceva all’aria” dell’America. E nemmeno, come Tonio, si piegava ai matrimoni per procura. Tonio una donna voleva scegliersela perché quella che si trovò in America, Ketty, non l’avrebbe mai capito fino in fondo. E che ne sapeva lei, bella ragazza di origine polacca, di questi monti! Di questa campagna che ha l’odore di casa e di quei camini accesi a riscaldare le fredde notti d’inverno. Così Tonio, sulla parafrasi della canzone “O’ paese do sole”, a trent’anni suonati, ritorna a casa, torna a ricostruire tutto. E mi sembra di vederlo mio padre che, senza indugio, non rimpiange nemmeno lo scorrazzate sulla moto e sulle macchine americane lungo le grandi avenue. Una volta a casa i paesani lo guardano sbigottiti: addirittura sputare in faccia alla fortuna! Questo significa girare le spalle a una vita moderna, agiata, che avrebbe potuto dare tanta pecunia. Pecunia, certo, ma non pecore. Tonio, Tony l’americano, è davvero uno strano ragazzo, con quella sua passione per la lettura che solo l’anziano maestro sapeva capire. Uno strano, caparbio, ragazzo molisano. Bravo Giovanni Tesone, così “vero” nel senso più illustre e, al tempo stesso, letterario del termine. Ha saputo in questa sua novella, “Pastorale molisana e altri racconti” (Casa editrice Pagine 2025) escludendo i dialoghi, raccontare una terra e i suoi drammi. Lo ha fatto come solo un’esperta penna poteva narrare un’epoca dura, fatta di bombe e di dubbi, di sogni e di speranze infrante. Lo ha fatto con la stessa penna con cui ha formato generazioni, organizzato l’educazione, coordinato insegnanti, scelto libri di testo. Che formidabile dono ha fatto ai suoi ragazzi in tanti anni di lavoro! Grazie! Grazie, è quanto riesco a dire al termine della lettura del suo racconto. Perché ho capito ancora di più di quel tempo di cui ho narrato anch’io ma che mai ho vissuto; perché di più capisco ora mio padre che dieci anni, come Tonio, trascorse lontano senza mai pentirsi della decisione di tornare. Quanto vero ed attuale è il messaggio del pastore Tonio e della sua esperienza: “Quegli spazi oltre l’orizzonte, che tanto lo inquietavano un tempo, ora non lo interessavano più, li aveva abbondantemente oltrepassati, posseduti. Non erano più misteriosi”. È così, quando possiedi e vedi il mondo, ti va di tornare indietro, ad una dimensione più consona alla tua natura, alla tua portata, a quello che sei geneticamente e ti porti dentro, a torto o a ragione. Quanta vita c’è in queste pagine, scritte da chi ha vissuto tanto, letto, insegnato, incontrato, mantenendo nella sua considerevole statura, un’umiltà sincera che può essere solo dei grandi intellettuali, maestri di conoscenza.


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