Pane&Rose: la saggezza delle donne

par Chiara Trompetto
martedì 20 dicembre 2011

Torino, Italia. Se non ora, quando? Se non le donne, chi?

Cronaca in differita di una domenica di dicembre. Undici, numero primo e già denso di significati. Una giornata bella e fredda. C’è un po’ di rabbia, un po’ di indignazione ma c’è soprattutto dell’altro. In una piazza tutt’altro che piena riesco ugualmente a respirare, a toccare quasi, stati d’animo e sentimenti meravigliosamente femminili. Dico meravigliosamente perché mai prima d’ora li avevo percepiti in modo così nitido, e ciò è motivo di sorpresa e di meraviglia.

È femminile la volontà: di guardare oltre, oltre al rancore alla rabbia e allo sconforto del momento. È femminile la capacità di generare e rigenerare continuamente la vita: in senso fisiologico e materiale, ma anche in senso più alto, immaginando soluzioni e riuscendo a vedere possibilità di nuovi inizi. È femminile l’arte, nonostante i numeri degli artisti noti siano nettamente maschili (e maschilisti). È femminile, io credo, anche la capacità di riconoscere la bellezza, di avvicinare il mondo attraverso una conoscenza estetica e non solo analitica.

Infine, ciò che di migliore vi è stato in quella piazza in rosa, sono state la gratitudine per le donne che hanno preceduto le nostre lotte, e la consapevolezza di poterle vincere solamente insieme: donne e uomini, cittadini tutti. E poi un canto, nato per una lotta vecchia di cent’anni e lontana quanto l’America. Bread and Roses, Pane e Rose: questo chiesero le donne allora, con una saggezza che ha ancora molto da insegnarci. Pane e rose, perché “anche l’anima può essere affamata come il corpo”. Perché se si chiede giustizia la si chiede totalmente, per il corpo e per l’anima. Non solo lavoro e soldi sufficienti per soddisfare i bisogni fondamentali; ma condizioni accettabili, per poter avere tempo, e sensi non troppo stanchi, per fermarsi a godere della bellezza e del profumo di una rosa. E sorridere.


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