Pakistan, processi in corte marziale contro gli imputati civili

par Riccardo Noury - Amnesty International
lunedì 25 maggio 2026

Un principio fondamentale del diritto internazionale riguardante il giusto processo è che i tribunali militari devono limitarsi a processare i militari e che gli imputati civili devono essere processati dalle corti ordinarie.

Un anno fa, esattamente il 7 maggio 2025, la Corte suprema del Pakistan ha annullato una sua precedente decisione del 2023 e affermato il contrario, stabilendo che processare i civili in corte marziale non è in contrasto con la Costituzione.

I risultati di questo sgretolamento delle tutele giudiziarie si è visto bene in questi dodici mesi: processi segreti condotti da ufficiali dell’esercito privi di indipendenza e imparzialità, motivazioni delle condanne non rese note, impossibilità di ricorrere in appello.

La Corte suprema, nella sua decisione del 7 maggio scorso, aveva in realtà ordinato al parlamento di approvare, entro 45 giorni, una legge che prevedesse il diritto di appello all’Alta corte. Il parlamento non l’ha ancora fatto.

Sono state condannate in questo modo, nel dicembre 2024 a pene tra i due e i dieci anni, 105 persone che il 9 maggio 2023 avevano preso parte alle proteste contro l’arresto dell’ex primo ministro Imran Khan. Due hanno scontato la condanna e sono state scarcerate, altre cinque hanno ottenuto la grazia.

Resta in carcere anche Idris Khattak (nella foto), un attivista per i diritti umani scomparso nel 2019 e condannato, due anni dopo, a 14 anni di carcere da una corte marziale.

 

 


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