Omicidio Piersanti Mattarella, la svolta: arrestato per depistaggio l’ex prefetto Piritore
par Annalisa Martinelli
mercoledì 29 ottobre 2025
Una prova sparita.
Nella Fiat 127 usata dai Killer di Piersanti Mattarella, venne ritrovato, lo stesso giorno del delitto, un guanto in pelle. Quell’oggetto sarebbe stato importantissimo per le indagini. Non è mai stato repertato, tantomeno sequestrato, e fatto sparire intenzionalmente, con lo scopo di impedire l’identificazione degli esecutori dell’omicidio e di conseguenza dei mandanti.
Era domenica 6 gennaio 1980, l’allora Presidente della Regione siciliana Piersanti Mattarella si stava recando a messa con la famiglia, alla guida della sua auto. Un sicario si avvicinò e lo uccise a colpi di pistola dal finestrino, con una calibro 38. Poco più avanti, la Fiat 127 bianca con un complice alla guida. La moglie, seduta a fianco, vide l’assassino e le sembrò di riconoscere Giusva Fioravanti, accusato dallo stesso fratello Cristiano Fioravanti.
Dopo quarantacinque anni, la DIA (Direzione Investigativa Antimafia) ha notificato la misura degli arresti domiciliari a Filippo Piritore, ex funzionario della Squadra Mobile di Palermo ed ex Prefetto. Lo ha reso noto la Procura di Palermo.
Filippo Piritore, 75 anni, è indagato per depistaggio. Secondo i pm “ha reso dichiarazioni del tutto prive di riscontro, con cui ha contribuito a sviare le indagini funzionali (anche) al rinvenimento del guanto (mai ritrovato)“. I Magistrati non credono infatti alla sua versione, cioè che egli stesso avrebbe consegnato il guanto all’agente della Scientifica Giuseppe Di Natale affinché lo portasse a Pietro Grasso, all’epoca sostituto procuratore. Quest’ultimo avrebbe dovuto poi consegnarlo al Gabinetto di Polizia per le analisi. Una catena tortuosa di passaggi che la stessa Procura definisce inverosimile. Le persone citate da Piritore, Grasso e Di Natale, hanno smentito categoricamente la sua versione e dichiarato di non aver mai ricevuto il reperto.
Nel 2018 si riaprirono le indagini, ancora in corso, e tuttora sono molteplici le piste da seguire. Nonostante quella su NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari) ed eversione di estrema destra, la cosiddetta pista nera, fosse stata in passato accantonata, sembra in qualche modo riemergere. Due i nomi su cui già si indagò: Giusva Fioravanti e Gilberto Cavallini. Furono processati ma non fu mai trovato un riscontro concreto: assolti in tutti e tre i gradi di giudizio. Condannati entrambi, invece, in via definitiva, per la strage alla stazione di Bologna, del 2 agosto 1980 e per l’omicidio del giudice Mario Amato, avvenuto a Roma il 23 giugno 1980.
Giovanni Falcone, durante una missione della Commissione Parlamentare Antimafia, fornì una sua analisi sulla complessità delle indagini dei “delitti politici” di Palermo. Riferendosi a quella dell’omicidio Mattarella, la definì “estremamente complessa“, dal momento che “si tratta di capire se e in quale misura la pista nera sia alternativa rispetto a quella mafiosa, oppure si compenetri con quella mafiosa. Il che potrebbe significare altre saldature e soprattutto la necessità di rifare la storia di certe vicende del nostro Paese, anche da tempi assai lontani“.
Attualmente rimane in “luce” la pista mafiosa, ma chissà quali ombre si nascondono sottotraccia. Da gennaio 2025 i boss Nino Madonia e Giuseppe Lucchese sono iscritti nel registro degli indagati come possibili esecutori dell’omicidio di Piersanti Mattarella. I due stanno già scontando l’ergastolo per decine di omicidi.
Nell’ambito delle indagini per depistaggio, emerge anche il nome di Bruno Contrada, con il quale Piritore aveva rapporti piuttosto stretti. Contrada è un ex funzionario di polizia ed ex numero due del SISDE, condannato in passato, in via definitiva, per concorso esterno in associazione mafiosa.
(Nella foto che scattò Letizia Battaglia, si vede l’attuale Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che estrae il corpo del fratello Piersanti).