’Nonni’ al volante di bus e tir!

par Gregorio Scribano
giovedì 15 ottobre 2026

Roba da matti! Quelli che volevano abolire la Fornero ora spingono per far lavorare gli autisti fino a 70 anni. È il paradosso dell'Italia che invecchia al lavoro. Quelli che promettevano di abolire la legge Fornero e di mandare finalmente gli italiani in pensione prima, oggi scoprono che per risolvere la carenza di autisti bisogna tenerli al volante di tir e autobus fino a 70 anni.

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato infatti la possibilità di innalzare a 70 anni il limite per i conducenti professionali di merci e passeggeri. Una scelta che, secondo le anticipazioni, dovrebbe essere volontaria e accompagnata da controlli sanitari più frequenti dopo i 65 anni.

La motivazione è chiara: mancano autisti e il settore dei trasporti ha bisogno di personale.

Una proposta che farà discutere. Infatti, da una parte si continua a parlare di flessibilità in uscita, di pensionamento a 64 anni e di superamento della Fornero. Dall'altra, quando il sistema ha bisogno di lavoratori, si alza l'asticella dell'età lavorativa.

Non è una contraddizione da poco. Perché un conto è dire a un lavoratore: «Se vuoi, puoi continuare a lavorare». Un altro è costruire un sistema nel quale, per necessità economiche e carenza di personale, il lavoro diventa sempre più lungo e la pensione sempre più lontana.

E c'è un altro interrogativo che non può essere ignorato: la sicurezza.

Un autista professionale conduce mezzi che possono pesare decine di tonnellate o trasportare decine di passeggeri. Riflessi, vista, udito, capacità di concentrazione e resistenza alla fatica non sono dettagli marginali.

Per questo i controlli sanitari più frequenti dopo i 65 anni sono certamente necessari. Ma allora bisogna avere il coraggio di dirlo con chiarezza: l'età conta. E se conta per chi guida un autobus o un tir, conta anche quando si costruiscono le regole generali del sistema pensionistico.

Il paradosso diventa ancora più evidente se guardiamo alla sanità. Negli ospedali, infatti, i medici possono arrivare a lavorare fino a 72 anni.

Dunque l'Italia si prepara ad avere autisti settantenni e medici settantaduenni, mentre milioni di lavoratori continuano a fare i conti con una pensione che si allontana e con un'età pensionabile legata all'aspettativa di vita.

Ma allora decidiamoci. O il lavoro fino a 70-72 anni è una scelta libera, oppure è una necessità alla quale ricorrere quando il sistema non riesce più a trovare abbastanza lavoratori.

Perché

non si può raccontare agli italiani che la priorità è abolire la Fornero e contemporaneamente costruire, settore dopo settore,
un Paese nel quale si lavora sempre più a lungo.

La vera riforma dovrebbe essere un'altra: libertà di scelta, controlli rigorosi sulla sicurezza e pensione dignitosa per chi ha già versato decenni di contributi.

Non servono slogan. E nemmeno nonni al volante e in sala operatoria per tappare i buchi del mercato del lavoro.

Serve una politica capace di affrontare la carenza di autisti e medici creando condizioni tali da rendere nuovamente attrattivo questo mestiere per i giovani. Altrimenti il rischio è quello di trasformare l'Italia nel Paese dove si promette la pensione a 64 anni e si finisce per guidare un tir a 70.

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