No, la Corte penale internazionale non ha “assolto Israele dall’accusa di genocidio”

par Riccardo Noury - Amnesty International
martedì 26 maggio 2026

Qualche settimana fa ha iniziato a circolare la falsa notizia secondo la quale “il giudice della Corte penale internazionale ha assolto Israele dall’accusa di genocidio”.

A renderla virale sono stati anche diversi giornalisti italiani che non solo hanno mostrato una notevole ignoranza del diritto internazionale ma sono venuti meno anche a quello che dovrebbe essere il loro dovere: verificare con la fonte originale.

In quella frase virgolettata non c’è una cosa giusta.

Il “giudice” è il procuratore dell’organo di giustizia internazionale che si occupa della responsabilità individuale (e non degli stati) per crimini di diritto internazionale. Non ha “assolto Israele dall’accusa di genocidio” per il semplice fatto che la Corte non ha avviato un’indagine in materia e dunque non può essere giunta ad alcuna assoluzione.

In un’intervista risalente a cinque giorni fa, il procuratore della Corte penale internazionale Karim Khan afferma che attualmente non ha presentato il capo d’accusa di genocidio nei confronti di sospetti responsabili. Come sappiamo, ha dato priorità alle accuse sostenute da una quantità enorme di prove e le sue indagini hanno portato la Corte a emettere mandati di cattura per crimini di guerra e crimini contro l’umanità nei confronti dell’attuale primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e del suo ex ministro della Difesa Yoav Gallant.

Soltanto chi cerca disperatamente un appiglio per condonare Israele può affermare che la frase “attualmente non ho presentato quel capo d’accusa” equivale a concludere che il crimine di genocidio non sia avvenuto. Anzi, come precisa il procuratore Khan, “nessun crimine è escluso se le prove lo sostengono”.

Il genocidio è il crimine più complesso da provare perché occorre stabilire che uno o più di uno dei cinque atti di genocidio stabiliti dalla omonima Convenzione del 1948 sia stato commesso con l’intento (dunque, un elemento soggettivo) di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo protetto dalla Convenzione.

Giustamente, nell’intervista il procuratore Khan sostiene che le indagini della Corte non devono essere condizionate dallo sdegno dell’opinione pubblica o dal clamore mediatico ma devono basarsi su accuse capaci di reggere in tribunale.

La falsa notizia sulla “assoluzione di Israele dall’accusa di genocidio” ci dice alcune cose, oltre a quelle evidenziate all’inizio di questo post.

Ci si è dimenticati che, sul possibile crimine di genocidio, sta facendo le sue valutazioni la Corte internazionale di giustizia, quella che si occupa di controversie tra gli stati, sulla base di un ricorso mosso dal Sudafrica contro Israele per violazione della Convenzione del 1948.

Si conferma poi ancora una volta quella malsana idea che, “se non è genocidio, non è niente di grave”. I mandati di cattura nei confronti dei due latitanti Netanyahu e Gallant, per chi volesse leggerli, contengono accuse gravissime.

 


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