Nel “mondo” Vasto

par Kosmopolis - Making of
domenica 23 novembre 2025

Dal mercato interetnico di via Bologna alla conoscenza del Vasto, uno dei quartieri fulcro della convivenza tra comunità di Paesi diversi a Napoli (Reportage, video e podcast).

di Kouadio Abraham Narcisse e Daniele Pallotta

In via Bologna, a pochi metri dalla stazione centrale di Napoli, si svolge ogni giorno, da oltre venti anni, il mercato interetnico di Napoli, in cui si vendono cibo, manufatti, prodotti provenienti da vari Paesi del mondo, in particolare del continente africano. Camminando lungo la via si scoprono, attraverso i cibi venduti, tradizioni culinarie uniche, si scorgono i tratti culturali riposti nello stile e nel colore di un abito o di una creazione artigianale. E’ un crocevia di incontri tra persone di tutte le comunità che abitano nella città e rappresenta il fulcro ed il simbolo della convivenza sociale ed interculturale del quartiere Vasto, di cui via Bologna è una delle arterie a partire da piazza Garibaldi.

Persone di diversi Paesi, e di continenti diversi, arrivate in gioventù a Napoli, hanno per anni lavorato, e continuano a lavorare, nel mercato di Via Bologna, lì si sono stretti legami, sono nate amicizie, costruite famiglie. “Via Bologna è la via dell’ anima, è vita. Rappresenta un esempio concreto di un’ ideologia rivolta a creare amicizia tra i popoli.” – commenta Abraham Kouadio, mediatore interculturale che ha lavorato per anni anche a via Bologna. Abraham è nato in Costa d’ Avorio, nel suo Paese d’ origine faceva l’ insegnante. E’ arrivato a Napoli 13 anni fa, dopo un master, ha iniziato a lavorare come mediatore interculturale. Attraverso il teatro, sua grande passione, Abraham ha iniziato e continua a far parte anche di percorsi artistici interculturali. Abraham considera via Bologna “una strada di riferimento. Forse non è conosciuta da molti cittadini di Napoli, ma per tante persone che vivono in città è un luogo importante. Ed è anche conosciuta bene da persone che vengono dall’ estero sapendo che lì troveranno chi gli indicherà dove fare acquisti all’ ingrosso. Io definisco via Bologna come la Wall Street dell’ economia reale.” “Il mercato interetnico è una ricchezza per tutta la città. Inoltre Via Bologna non è solo economia – spiega Pierre Preira – cofondatore dell’ impresa sociale Se.Na.So., con sede in piazza Garibaldi, a pochi passi dal mercato – in quella strada si sono formate famiglie, lì stanno crescendo i loro figli.”

La comunità interculturale di via Bologna – un mosaico di legami e storie di vita

Vivian Osuya, segretaria della comunità nigeriana di Napoli, vive da dieci anni in via Bolgona. Insieme ad altre persone della sua comunità danno informazioni essenziali a chi arriva da altri paesi, accompagnano a fare visite mediche o a fare gli incontri di consulenza con gli avvocati: “non riuscire a comunicare con parole precise può essere un grande problema.” “Molte persone migranti hanno lasciato le loro case ed i Paesi in cui sono nati per fuggire da problemi economici, da guerre, per migliorare la condizione di vita. Sono obbligate a lasciare le famiglie, i mariti, qualche volta a lasciare i nostri figli. Quindi rischiano di essere mentalmente instabili a causa dei traumi vissuti in passato. Una cosa che nelle situazioni difficili può darci conforto è il cibo, per alleviare la nostra frustrazione e sofferenza. In via Bologna troviamo il cibo dei nostri Paesi d’ origine e le persone che lavorano nel mercato multietnico sono diventate come amici e consiglieri, sono importanti per noi.” Vivian rimarca anche che le donne in via Bologna rivestono un ruolo importantissimo: “Qui noi donne, provenienti da molti Paesi del mondo, ad esempio dalla Nigeria, dal Senegal, dal Mali, dal Congo, abbiamo stretto un’ unione fortissima. In via Bologna ho visto nascere molte amicizie.”Sono tante le storie significative di legami da raccontare. “Una bella storia che mi viene alla mente – aggiunge Abraham - riguarda una donna del Congo che cercava delle cose da comprare in via Bologna, ed aveva trovato un ragazzo che le faceva da punto di riferimento per le indicazioni di acquisto. Erano entrambi single, col tempo sono diventati una coppia, stanno ancora insieme.” “Altre storie significative sono quelle di persone migranti che dopo un periodo di adattamento sono diventate operatori sociali e mediatori interculturali” – ricorda Pierre Preira.

Rischio di sgombero e cosa poter fare per stabilizzare il mercato interetnico

Il futuro delle attività di via Bologna è sempre incerto ed in bilico. Pierre spiega che ogni anno i commercianti ambulanti di via Bologna devono fare un percorso lungo e tortuoso tra uffici vari per ottenere le licenze. Più volte nel corso degli anni il rischio di sgombero definitivo è stato concreto. “Abbiamo manifestato in strada per i lavoratori di via Bologna e continueremo a farlo, per noi sono importanti” – sostiene Vivian. “Chiuderlo senza trovare un’ altra collocazione adatta alla vendita sarebbe come distruggere intere famiglie con bambini, che vivono solo di quell’ entrata, con persone che hanno fatto solo quel lavoro per molti anni” – avvisa Abraham.

Ad oggi c’è il rischio che un parcheggio sotterraneo, con un accesso proprio da via Bologna, possa portare a nuove limitazioni per le attività dei commercianti. La permanenza del mercato è sempre in bilico. Pierre propone una soluzione intermedia: “L’ ultima volta che abbiamo trattato si è parlato di rinnovo tacito. Consiste in questo: il primo gennaio di anno, con il nome, il cognome, i riferimenti ed un bollettino si va alle poste e rinnova facilmente la concessione. La cosa migliore sarebbe fare un accordo pluriennale, ma dicono che non sia possibile, dunque il rinnovo tacito potrebbe essere una via di mezzo.”

Le difficoltà per il riconoscimento dei diritti

Lo stesso Pierre, giunto a Napoli nel 1999 per motivi di studio e laureato in Management del Turismo, aveva trovato difficoltà ad ottenere il permesso di soggiorno e a trovare un lavoro stabile. “Dopo due anni ero tornato in Senegal, ma quel ritorno è stato visto come un fallimento, ed ho deciso di ripartire per Napoli.” Da allora, dopo vari lavori precari, attraverso un finanziamento per l’ auto imprenditorialità Pierre, insieme all’ amico e collega Louis Benjamin Ndong, ha fondato Se.Na.So, che offre servizi di formazione linguistica , consulenza legale, ad esempio per il permesso di soggiorno, ed accompagnamento alle persone migranti in varie questioni tecniche e burocratiche. “Noi possiamo comprendere bene le loro esigenze. La prima è quella della residenza. In sostanza chiedono prima di tutto il riconoscimento dei diritti fondamentali, come il diritto all’ abitare ed il diritto alle cure mediche. Anche in Prefettura le pratiche restano sospese a lungo, alcune pratiche di ricongiungimento familiare durano oltre un anno, figli che non possono rivedere i genitori per tempi lunghissimi. Noi facciamo il nostro dovere e chiediamo che ci vengano riconosciuti i nostri diritti.” Alcune collaborazioni interistituzionali sembrano esserci state. “Possiamo ringraziare l’ amministrazione comunale precedente che ci ha dato una mano – afferma Abraham - c’erano persone aperte culturalmente, disponibili a parlare di queste cose attraverso la Consulta degli immigrati, in cui si lavorava in sinergia.”

Il quartiere “Vasto” : da immagine usata per la propaganda xenofoba ad esempio di scambio culturale

“Con la crisi migratoria degli anni 2011 e 2012 il Vasto ha iniziato a soffrire di conflitti sociali. L’ accoglienza straordinaria fu delegata agli alberghi, che non sono destinati a fare questo tipo di servizio.” - ricorda Pierre – “Gestito così male il fenomeno, gli immigrati davano molto all’ occhio, erano spesso in gruppi in strada. L’ Italia non è ancora un Paese aperto allo scambio culturale: molte persone italiane non si sentivano più sicure. Parlavano di decoro, ma lo sporco ed il disagio non era creato dagli immigrati.” “Io ed altre perone abbiamo svolto il ruolo di mediatori interculturali. Vorremmo che la gente capisse che chi ha rischiato e chi rischia tuttora la vita per venire qui in Italia, lo fa perché ha bisogno di partire. Non siamo qui in vacanza o per diletto, vogliamo migliorare la nostra condizione di vita. Chi accoglie deve capire le varie motivazione di chi arriva, sapere che ognuno ha una storia. Se riusciamo a frequentarci e a conoscerci supereremo le barriere.”

Le funzioni della mediazione interculturale sono molteplici. Tra le varie funzioni : eseguire interventi di mediazione linguistico-culturale; ottimizzare le relazioni fra l’utente straniero e le istituzioni in contesti di emergenza (prima accoglienza, sbarchi, pubblica sicurezza) e ordinari (sanità, scuola, pubblica amministrazione, giustizia, ecc Il percorso di riconoscimento normativo e la definizione del ruolo dei mediatori culturali è stato lento e progressivo nel tempo, ed è ancora in corso. I contratti delle mediatrici e dei mediatori culturali sono di vario tipo, ma raramente sono stabili. “Una professione – sottolinea Abraham - che in Italia non è ancora pienamente riconosciuta, a differenza della Francia, in cui dalle Istituzioni è considerata parte integrante del tessuto sociale.”

“Noi organizziamo al Vasto ed in via Bologna il Migrantour, una visita guidata per far conoscere con uno sguardo interculturale queste zone - racconta Pierre - Oltre alle mediatrici ed ai mediatori hanno contribuito con altre iniziative a far conoscere il luogo e a creare ponti anche varie associazioni, gli studenti, parti della società civile.”

Il rapporto tra migranti e cittadini italiani

Le mediatrici ed i mediatori intervistati spiegano che negli anni ci sono stati alcuni momenti conflittuali tra residenti e comunità migranti, ma si è trattato di episodi, che nel tempo sono diventati sempre meno frequenti, fino ad una convivenza rispettosa. “Qualcuno ha deciso, in alcuni periodi, di strumentalizzare alcune situazioni di tensione che si erano create nel Vasto per fare campagna elettorale, ma nel tempo la realtà è emersa.” – commenta Abraham. “Del Vasto hanno fatto conoscere con eco mediatica soprattutto gli episodi di violenza, la criminalità, ma questi episodi possono avvenire in tutte le grandi città. In realtà al Vasto c’è molto altro. Ad esempio alle 15, orario di chiusura del mercato, i commercianti provvedono a pulire la strada a loro spese. Bambini italiani e di altri Paesi giocano insieme. Persone di varie culture si conoscono reciprocamente e convivono. E’ un modello da esportare in altre grandi città.”

La “Wall street” dell’ economia reale

“Via Bologna è conosciuta in tutto il mondo: persone che vengono fuori dal continente europeo, sanno di trovare in via Bologna persone bene informate che li indirizzano in altri negozi gestiti soprattutto da napoletani per comprare all’ ingrosso, soprattutto scarpe e vestiti. Per questo io definisco via Bologna la “Wall street dell’ economia reale.” Abraham è convinto fautore della politica dell’ ospitalità: “Da noi c’è un detto che dice: E’ lo straniero che indica la strada giusta verso la tua casa. Vuol dire che se non lo tratti bene, non parlerà bene del tuo villaggio. Se lo tratti bene, anche se non c’è molto da vedere nel tuo villaggio, dirà a tutti di andare a visitarlo perché l’ accoglienza è stata meravigliosa. Io ho tanti amici anche fuori dall’ Italia. Io dico loro di venire a trovarmi a Napoli, non pensate sia un luogo come si racconta nei mass media. Quando arrivano qui poi tornano soddisfatti.”

L’ invito per tutte e tutti gli abitanti della città di Napoli e per chiunque, in Italia o da altri Paesi, fosse curioso di affacciarsi ad una “finestra interculturale”, è di venire a fare una passeggiata in via Bologna e conoscere le persone che vi lavorano.

Kouadio Abraham Narcisse

Daniele Pallotta

Il mercato interetnico di via Bologna (video) 

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