Mondiali di calcio 2026, quali diritti umani saranno a rischio

par Riccardo Noury - Amnesty International
giovedì 9 aprile 2026

Amnesty International ha dichiarato che milioni di tifose e tifosi di calcio che assisteranno ai mondiali del 2026 in Canada, Messico e Usa rischiano di subire attacchi ai loro diritti umani, in particolare a causa delle arbitrarie e mortali politiche statunitense in materia d’immigrazione.

Secondo l’organizzazione per i diritti umani, le gravi limitazioni alla libertà d’espressione e di manifestazione rischiano di mettere in pericolo quel torneo “sicuro, accogliente e inclusivo” promesso dalla Federazione internazionale delle associazioni calcistiche (Fifa).

Nel suo nuovo rapporto intitolato “L’umanità deve vincere: difendere i diritti, respingere la repressione ai mondiali di calcio Fifa 2026”, Amnesty International descrive i forti rischi per le tifoserie, i calciatori, i giornalisti, i lavoratori e le comunità locali in tutti e tre gli stati che ospiteranno il torneo. Sotto la presidenza di Trump, gli Usa – dove si disputeranno tre quarti delle partite – stanno attraversando un’emergenza dei diritti umani segnata da politiche discriminatorie in materia d’immigrazione, detenzioni di massa e arresti arbitrari eseguiti da uomini armati e dal volto coperto appartenenti all’Agenzia per l’immigrazione e le dogane (US Immigration and Customs Enforcement, Ice), all’Agenzia per la protezione delle dogane e della frontiera (US Customs and Border Protection, Cbp) e ad altre agenzie.

Secondo un’analisi dei dati governativi realizzata dal New York Times, solo nel 2025 il governo statunitense ha espulso oltre 500.000 persone, 230.000 delle quali arrestate nelle città e 270.000 alla frontiera. Molte di loro sono state espulse in violazione del principio di non respingimento verso stati terzi, coi quali non hanno alcun legame, per andare incontro ad arresti e detenzioni prolungate.

Le città che ospiteranno i mondiali di calcio sono state coinvolte nella repressione federale dei diritti umani da parte del governo statunitense. Nel giugno 2025, in risposta alle proteste contro i raid anti-immigrati, il presidente Trump ha inviato circa 4000 soldati della Guardia nazionale a Los Angeles. A Dallas, Houston e Miami sono in vigore accordi problematici di collaborazione tra le agenzie di sicurezza locali e l’Ice, che hanno aumentato la profilazione razziale, preso di mira le persone migranti, eroso la fiducia delle comunità e provocato minore sicurezza pubblica.

A causa dei divieti di viaggio imposti dall’amministrazione Trump, le tifoserie provenienti da Costa d’Avorio, Haiti, Iran e Senegal non potranno entrare negli Usa per sostenere le loro squadre a meno che non abbiano un visto d’ingresso valido ottenuto prima del 1° gennaio 2026. Altre tifoserie saranno sottoposte a forme invadenti di sorveglianza. È stato anche proposto di costringerle a mettere a disposizione i propri account sulle piattaforme social per controlli e verifiche su contenuti “anti-americani”.

Per quanto riguarda gli altri due stati che ospiteranno i mondiali di calcio, in Canada l’impatto delle Olimpiadi invernali di Vancouver del 2010 e la crescente crisi degli alloggi hanno generato il timore che persone resteranno nuovamente senza alloggio e saranno poste ulteriormente ai margini. Il 15 marzo 2026 le autorità di Toronto hanno chiuso un rifugio invernale per le persone prive di alloggio in quanto il centro era stato prenotato per essere usato dalla Fifa.

In Messico ci sono già state manifestazioni legate ai mondiali di calcio, promosse da residenti che protestano per l’interruzione delle forniture idriche, il mancato accesso ai terreni, l’aumento dei prezzi e la gentrificazione, tutti fenomeni legati allo sviluppo delle infrastrutture nelle città che ospiteranno le partite. La natura militarizzata delle politiche di sicurezza legate ai mondiali di calcio, con 100.000 agenti e soldati mobilitati, fa temere che ulteriori proteste verranno represse, come quella in programma in occasione della partita inaugurale allo stadio Azteca di Città del Messico per chiedere verità e giustizia per la scomparsa dei loro cari.

Insomma, quando mancano appena dieci settimane al calcio d’inizio, l’impegno della Fifa per un mondiale di calcio in cui ogni persona “si senta sicura, inclusa e libera di esercitare i suoi diritti” necessita di azioni urgenti per assicurare che il gioco più bello del mondo non faccia una brutta fine.


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