Milazzo (ME) - La vicenda Lopresti e la fragilità nella tutela dei lavoratori
par Foti Rodrigo
martedì 16 dicembre 2025
L’episodio di Sergio Lopresti, marittimo licenziato mentre era in congedo parentale ed oggi coinvolto in un procedimento penale per diffamazione, è una di queste. Non si tratta soltanto d’un dramma personale; ma d’un segnale inquietante per l’intera comunità.
Lopresti aveva segnalato presunte irregolarità interne alla società, per cui lavorava, convinto che fosse suo dovere tutelare la correttezza dei processi e la trasparenza nei confronti dei colleghi; invece di ricevere ascolto e protezione, si è trovato isolato e punito. Il paradosso è evidente: chi sceglie la via della trasparenza viene trasformato in un capro espiatorio. A seguito dei controlli INPS del 2023, altri lavoratori si sono trovati nell’identica situazione amministrativa; ma solo nei confronti di Lopresti è stata avviata un’azione tanto gravosa, disparità, che mina la fiducia nelle istituzioni e rafforza la percezione d’un sistema più attento a difendere le aziende, che a tutelare le persone. Questa storia ci obbliga a farci una domanda cruciale: quale cultura del lavoro vogliamo costruire?
Una cultura, che premia il silenzio e punisce chi denuncia, o una cultura che riconosce la dignità dei lavoratori e li protegge quando scelgono la strada della correttezza? La sicurezza e la giustizia sul lavoro non possono essere ridotte a meri adempimenti burocratici. Sono valori civili, fondamenti di una società, che mette al centro la persona. È compito delle istituzioni e delle parti sociali vigilare con imparzialità, garantire controlli efficaci ed impedire che la buona fede diventi motivo di persecuzione. Il caso Lopresti non è solo una vicenda giudiziaria: è un monito. Se non si rafforza la cultura della trasparenza e della responsabilità, ogni lavoratore rischia di trovarsi esposto a conseguenze ingiuste per colpe non proprie. Difendere chi lavora con serietà e rispetto delle regole significa difendere la civiltà stessa del lavoro.
Foti Rodrigo