Meloni prossima presidenta e considerazioni su sfacelo finanza pubblica

par Massimo Icolaro
martedì 4 agosto 2026

Ha un sapore antico, quasi di democristiana memoria, l’ennesima sortita editoriale di Giorgia Meloni sulle pagine della rivista del sindacato UGL.

Una prosa infarcita di visione, rivendicazioni sociali, sovranismo economico e l’immancabile spolverata di retorica sul "riscatto della nazione". Ma basta grattare via il primo strato di smalto propagandistico per ritrovare l’ossatura solida, immutabile e vorace del sistema politico italiano: quella che dopo trent’anni di sfilate post-berlusconiane non ha cambiato una sola virgola della gestione materiale del potere, limitandosi a fare l'unica cosa che all'establishment riesce benissimo — allargare le mangiatoie.

La narrazione ufficiale ci parla di una Destra di rottura, "popolare" e aliena ai salotti. La realtà dei fatti racconta invece una gigantesca operazione di continuità felpata, in cui il merito scompare dietro la solita casistica di nomine fiduciarie, parentele d'area, correnti da sfamare e paracaduti dorati per la truppa dei bocciati dalle urne.

Il "Sottobosco" mai scalfito: dove la spesa pubblica non muore mai

Mentre il cittadino comune combatte con l’inflazione e le liste d’attesa della sanità, nella geografia sommersa dello Stato la vita scorre magnificamente. Consorzi di Bonifica che drenano risorse senza mai bonificare un metro quadro, Autorità d'Ambito Territoriale (ATO) trasformate in stipendifici, commissioni consultive di cui si ignora persino l'esistenza, agenzie regionali nate per decreto e mai morte per legge.

È qui che si gioca la vera partita del consenso. Il post-berlusconismo di Fratelli d'Italia e dei suoi alleati non ha minimamente toccato l'architettura parassitaria degli enti intermedi:

Un drenaggio sistematico di risorse pubbliche che depaupera i bilanci dello Stato senza produrre un solo servizio utile alla collettività. Cambiano i nomi sulle targhe, ma la fattura la paga sempre lo stesso contribuente.

La Società Ponte sullo Stretto: il monumento all'ente improduttivo

Se serve un simbolo plastico di questa continuità nella gestione della spesa, basta guardare alla riesumazione della Società Stretto di Messina S.p.A.

Al di là del dibattito ingegneristico e dell'infrastruttura in sé — utile o utopica che sia — la riattivazione della società è un capolavoro di ingegneria clientelare. Ancor prima che venga posata una singola pietra o aperto un cantiere reale, si è messa in moto una macchina divoratrice di denaro: vertici nominati con stipendi da capogiro, contratti di consulenza legali e tecnici distributi a pioggia, uffici e strutture direttive pronte a funzionare a pieno regime per anni. È il modello perfetto del "progetto eterno": un ente che garantisce stipendi certi e immediati per la solita cerchia, a fronte di un'opera la cui realizzazione sfuma nei decenni a venire.

La regia del Colle: quando La Russa strizza l'occhio al futuro

In questo quadro di propaganda e spartizione, le sortite editoriali non sono affatto casuali. Il pezzo sull'UGL serve a compattare il fronte "sociale", a lisciare il pelo a quel mondo lavorativo che cerca tutele, nascondendo la mancanza di riforme strutturali dietro l'esibizione muscolare della leadership.

Ma l'obiettivo vero guarda più in alto. Le sortite estemporanee (ma non troppo) di Ignazio La Russa e di altri colonnelli del partito sulle riforme costituzionali, sul premierato e sulle velate ipotesi di una Presidenta della Repubblica di nome Giorgia, svelano la strategia di lungo termine:

  1. Accreditare la Premier come unica opzione inevitabile: Usare il governo non per riformare il Paese, ma per blindare il controllo del sistema politico.
  2. Costruire la rampa di lancio per il Quirinale: Trasformare l'attuale fase esecutiva in un trampolino istituzionale, preparando il terreno a una scalata costituzionale che coroni la parabola di regime.

Il prezzo della propaganda

La verità che la stampa d'area prova a mascherare è semplice: l'esecutivo Meloni sta applicando la più classica e logora delle ricette italiane. Un po' di sana propaganda identitaria in vetrina, qualche sbandieramento contro le "élite", e nel retrobottega la solita distribuzione di pani e pesci alla filiera di riferimento.

Finché l'unico vero "programma di governo" resterà la salvaguardia dei propri equilibri di potere e il sostentamento di enti improduttivi, qualsiasi editoriale o discorso alla nazione si infrangerà sempre contro la realtà di uno Stato prosciugato per alimentare una classe politica che non sa e non vuole rinnovarsi.

La ragnatela degli Enti Intermedi: dove scompare la spesa pubblica

Se l'architettura istituzionale dello Stato italiano fosse un edificio, gli enti locali intermedi, i Consorzi di bonifica, le ATO e le partecipate regionali ne costituirebbero le intercapedini: spazi d'ombra immensi, invisibili al cittadino comune, ma dentro cui scorrono miliardi di euro di risorse pubbliche.

Non si tratta di una disfunzione casuale, ma di un sistema strutturale di autoprotezione e alimentazione della classe politica, perfezionato nei decenni e mantenuto intatto da ogni maggioranza di governo.

1. I Consorzi di Bonifica: tasse obbligatorie per servizi fantasma

Nati storicamente con scopi nobili — il prosciugamento delle paludi e la gestione delle opere idrauliche fondamentali durante le grandi bonifiche del Novecento —, i Consorzi di bonifica si sono progressivamente trasformati in veri e propri principati burocratici autonomi.

Pressione fiscale locale (Ruoli consorziali) ââ⺠Bilancio Consorzio ââ⺠Spese di gestione / CdA / Consulenze â âââ⺠Manutenzione canali (Residua)

2. ATO, Egato e la giungla del Servizio Idrico e Rifiuti

Con il pretesto di razionalizzare la gestione dei servizi pubblici essenziali (acqua e rifiuti), le riforme nazionali e regionali hanno introdotto le Autorità d'Ambito Territoriale Ottimale (ATO), poi riorganizzate in vari enti regionali con acronimi sempre diversi.

Tipologia Ente Funzione Teorica Realtà Operativa
ATO / Egato Pianificazione e controllo del servizio idrico/rifiuti Duplicazione di funzioni comunali, stipendi per direttori generali e CdA di nomina politica.
Consorzi Industriali / ASI Sviluppo e infrastrutturazione delle aree produttive Gestione di aree spesso degradate, poltronifici per ex amministratori locali non rieletti.
Comunità Montane (anche in pianura) Tutela e sviluppo dei territori montani Enti mantenuti in vita anche dopo la soppressione formale o estesi a Comuni privi di montagne.

Questi enti rappresentano il perfetto livello intermedio: non rispondono direttamente agli elettori (non essendo eletti a suffragio universale) e sottraggono competenze ai Comuni, creando una filiera di intermediazione che diluisce le responsabilità e moltiplica le poltrone.

3. Le Società Participated e le "Commissioni di studio"

Altro capitolo centrale nella geografia dello spreco è rappresentato dalle società in house e dalle commissioni consultive permanenti.

Il paradosso delle partecipate: Quando un Comune o una Regione deve svolgere una funzione ordinaria, anziché utilizzare l'organico esistente, tende a creare una società partecipata o un'agenzia esterna. Questo permette di aggirare i vincoli sulle assunzioni del settore pubblico, applicare contratti privati e nominare vertici di gradimento politico.

Le commissioni di studio e gli osservatori regionali completano il quadro: organismi istituiti per legge con la motivazione di "analizzare", "monitorare" o "studiare" fenomeni specifici. Nella sostanza, si risolvono in una targa sulla porta, qualche seduta annuale e l'erogazione di gettoni di presenza o rimborsi spesa a beneficio della truppa dei fedelissimi di partito.

4. Perché nessuno smantella questa rete?

La risposta risiede nella natura stessa del consenso politico in Italia. Nessun partito, una volta arrivato al governo regionale o nazionale, ha l'interesse reale di smantellare questo sistema, per tre ragioni fondamentali:

  1. La pace sociale interna ai partiti: La disponibilità di centinaia di incarichi negli enti sottostanti permette di gestire il malcontento degli esclusi dalle candidature parlamentari o regionali.
  2. Controllo del territorio: Attraverso i Consorzi, le ATO e le partecipate si gestiscono appalti, manutenzioni e assunzioni locali, creando un bacino elettorale fidelizzato.
  3. Schermo di responsabilità: In caso di inefficienze o disservizi (allagamenti, emergenza rifiuti, tariffe idriche alle stelle), il governo centrale o regionale può comodamente scaricare la colpa sull'ente terzo, pur avendone nominato i vertici.

Finché la ragnatela degli enti intermedi non verrà sottoposta a un taglio drastico e a una reale verifica di produttività, qualsiasi proclama di riduzione della spesa o di efficienza dello Stato si arresterà sempre ai margini del vero centro del potere locale.

1. Il Testo Unico sulle Partecipate (TUSP) e la Riforma Madia

Il D.Lgs. 175/2016 (il Testo Unico in materia di società a partecipazione pubblica) doveva rappresentare la ghigliottina delle società "inutili". La legge impone un obbligo chiaro: gli enti pubblici debbono fare ogni anno una ricognizione periodica e dismettere o liquidare le partecipate che:

Come viene raggirato:

  1. La clausola dell'utile residuo: Nel tempo si sono innestate modifiche che permettono di mantenere la partecipazione se la società registra un margine anche minimo di utile nel triennio, ignorando se le risorse provengano da reali servizi o da trasferimenti diretti dell'ente socio.
  2. Il trucco dei "Servizi di Interesse Generale" (SSIG): Basta classificare formalmente l'oggetto sociale come "attività di supporto" o "servizio di interesse generale" per superare la prova di stretta necessità istituzionale ed evitarne la chiusura.

2. Consorzi di Bonifica: l'immunità del Regio Decreto del 1933 e l'ambiguità formale

I Consorzi di Bonifica godono di una condizione giuridica protetta. Trovano il loro fondamento nel Regio Decreto 215/1933 (la legge Serpieri) e nell'articolo 860 del Codice Civile.

Il meccanismo di sopravvivenza normativo:

3. ATO, Egato e l'intermediazione obbligatoria per legge

Con la normativa in materia ambientale (D.Lgs. 152/2006, il "Codice dell'Ambiente"), lo Stato ha delegato alle Regioni la perimetrazione degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) per la gestione centralizzata di acqua e rifiuti.

Il trucco della sovrapposizione:

Le norme nate per aggregare i comuni e superare la frammentazione dei servizi hanno finito per aggiungere un nuovo livello di governance. ANZICHÉ sostituire i poteri dei Sindaci, l'ATO/Egato si è insediato sopra i Comuni.

Il quadro normativo regionale sulle ATO prevede:

4. Società "In House Providing" e il Codice dei Contratti Pubblici

L'articolo 7 del Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023, sulla scia delle precedenti riforme) disciplina l'istituto dell'in house providing.

Se in via generale la legge imporrebbe la gara pubblica per assegnare lavori e servizi, l'assegnazione diretta a una società in house è consentita purché l'ente pubblico eserciti sulla società un "controllo analogo" a quello esercitato sui propri servizi e la società realizzi oltre l'80% del fatturato con l'ente pubblico socio.

Regola generale (Codice Contratti): GARA PUBBLICA TRASPARENTE â â¼ (Eccezione/Deroga) Affidamento Diretto "In House" ââ⺠Controllo Analogo ââ⺠Società Partecipata

Questo sbarramento formale si traduce in una prassi consolidata: i Comuni e le Regioni motivano l'affidamento diretto paventando l'urgenza o la presunta "convenienza economica", mantenendo l'erogazione dei fondi all'interno della società di casa senza mai mettere il servizio a confronto con la concorrenza di mercato.

La proliferazione e la permanenza di questi enti non costituiscono una svista del legislatore, bensì il risultato di un quadro normativo intenzionalmente frammentato. Le leggi di riforma approvate a livello statale trovano quasi sempre un ostacolo o una deroga nelle norme regionali e nei cavilli procedurali, garantendo la continuità dei medesimi centri di spesa.

Una cosa è certa non troverà mai il coraggio di usare la mannaia per entità improduttive e sennò "l'amicchettismo" di meloniana memoria come si perpetuerebbe?

Foto :governo


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