Meloni e l’arte (sconosciuta) della menzogna politica
par ggv84
lunedì 13 aprile 2026
Si è tanto discusso sui motivi della sconfitta del Si al referendum costituzionale del 22-23 marzo.
Aldilà delle considerazioni sul voto politico e sul merito della riforma, è tuttavia indiscusso che il centrodestra abbia sbagliato praticamente tutto la campagna elettorale. Senza addentrarci nel lungo elenco di errori da parte di Nordio, di Bartolozzi, della vicenda Delmastro, ecc., gli stessi sondaggisti hanno ammesso che una discreta parte degli elettori di centrodestra si sia astenuta o abbia votato No. Una possibile spiegazione è abbastanza semplice: a un certo punto della campagna elettorale, il centrodestra ha sparato delle balle talmente enormi che neppure i propri elettori hanno creduto: hanno messo in mezzo Garlasco (con Giorgia Meloni che da Mentana non sapeva neanche spiegarne la correlazione), la famiglia nel bosco, stupratori e pedofili liberi, giovani che emigrano all'estero per colpa della magistratura (cit. Bartolozzi), ecc. ecc.
Ecco, se Giorgia Meloni e i suoi avessero letto cosa scriveva Jonathan Swift già nel 1710 ne "L'arte della menzogna politica" avrebbero già compreso in anticipo il motivo della sconfitta. Senza aggiungere altre considerazioni, ecco un estratto significativo in tal senso. Buona lettura.
L'autore prosegue dando alcune regole circa la menzogna additiva. Quando si ascrive a una persona qualcosa che non le spetta, la menzogna dovrebbe essere ben calibrata e non in netta antitesi con quelle che sono le sue ben note caratteristiche: per esempio, del re francese non si dirà che era presente a una conventicola protestante; né della Regina Elisabetta che restituirà l'eccedenza delle tasse ai suoi sudditi. Non si può buttar là che l'imperatore dà due mesi di paga anticipata alle sue truppe; né che gli olandesi pagano qualcosa più del previsto. La stessa persona non potrà essere data a favore sia di un esercito permanente che della libertà del popolo; nè un ateo sosterrà la chiesa; né un individuo lascivo diventerà un riformatore dei costumi; nè un bellimbusto testa calda e stravagante caldeggerà una proposta di morigeratezza. Ma se è assolutamente necessario che a una persona venga attribuita qualche buona qualità secondaria, così come consiglia l'autore, non bisogna però eccedere all'inizio. Per esempio, non sarà credibile che un uomo avido dia tutta un tratto cinquemila sterline in un generoso atto di carità; tanto per cominciare, basteranno venti o trenta sterline. Non si dovrà presentare una persona notoriamente ingrata verso i suoi benefattori nell'atto di ricompensare un poveraccio per un buon servigio resosi un trentina di anni prima; ma gli si potrà permettere di mostrare riconoscenza per un servizio resogli da una persona in grado di fargliene ancora un altro. Un uomo, il cui coraggio personale è dubbio, non sarà il condottiero capace di respingere interi squadroni: ma gli potrà essere attribuito il merito di qualche battibecco o del lancio di una bottiglia sulla testa di un avversario.
Non si potrà far credere che un grande uomo, che è risaputo avere in spregio la religione, passi giornate intere nel suo studio raccolto in preghiera; ma si potrà con tutta tranquillità fare sì che discretamente egli si presti a qualche preghiera in pubblico. Un uomo famoso di cui si sa che non ha mai pagato volentieri nemmeno il dovuto non dovrebbe tutto un tratto essere presentato come uno che restituisce le tante migliaia di sterline che ha sottratto con l'inganno; basterà che come prima cosa paghi le venti sterline all'amico che ha perso la sua cambiale.
L'autore espone le stesse regole per il genere detrattivo o diffamatorio; le menzogne cioè non dovrebbero essere proprio l'opposto della qualità che si suppone abbiano le persone in questione. Così, secondo le sagge regole della Pseudologia, non si dirà di un signore religioso e pio che trascura le sue devozioni e che vorrebbe propagare l'eresia; ma si potrà riferire di un signore clemente che ha perdonato un delinquente che non se lo meritava. Non si approderà a nulla dicendo di un grande uomo famoso per la sua frugalità nella spesa pubblica, che sperpera il denaro della nazione; ma si potrà tranquillamente riferire che lo accumula; non si dovrà affermare che si è fatto corrompere prendendo del denaro, ma si potrà liberamente biasimarlo perché è in ritardo con i pagamenti: perché anche se non è vero, la seconda menzogna è credibile, la prima no. Di un ministro schietto e magnanimo non si potrà dire che è stato immischiato in un complotto per tradire il suo paese; ma si potrà affermare con buona probabilità di successo che è stato coinvolto in una tresca con una signora. L'autore avverte tutti coloro che esercitano l'arte della menzogna di tener conto di questi precetti, mancando i quali come si è visto in questi ultimi tempi, molte delle loro menzogne sono abortite o hanno avuto breve vita.