Meloni: autogol della propaganda Russa

par Massimo Icolaro
lunedì 27 aprile 2026

C’è un errore di calcolo grossolano, quasi infantile, nelle recenti invettive televisive trasmesse da Mosca. Quando un noto presentatore russo — uno di quelli che fino a ieri godeva della "dolce vita" tra le ville di Como o della Sardegna, oggi sotto sequestro per le sanzioni — decide di vomitare fango e offese pesanti contro il Capo del Governo italiano, non sta compiendo un atto di forza. Al contrario, sta firmando la propria irrilevanza strategica.

Se vogliamo dare un nome e un volto a questa dinamica, il protagonista indiscusso non può che essere Vladimir Solovyov.

Il caso di Solovyov è emblematico perché incarna perfettamente il paradosso del propagandista d'assalto che, pur scagliandosi quotidianamente contro il "decadente Occidente", ha scelto proprio l'Italia — e in particolare le rive del Lago di Como — come suo rifugio dorato.

Non è un segreto che Solovyov sia diventato il megafono più acceso contro il nostro Paese da quando le sue proprietà sono state colpite dai provvedimenti restrittivi. Ecco perché il suo attacco non è solo politico, ma visceralmente personale:

Perché il suo attacco fallisce

Quando Vladimir Solovyov attacca il Capo del Governo italiano, commette un errore tattico fatale per un comunicatore: perde di credibilità.

È difficile presentarsi come il difensore dei valori russi contro l'egemonia occidentale quando, fino a pochi mesi prima, si passavano le vacanze tra i caffè di Cernobbio e i tramonti lariani.

L'opinione pubblica italiana legge tra le righe: dietro la bava alla bocca e le minacce televisive non c'è la forza di una nazione, ma il risentimento di un proprietario immobiliare sfrattato dalla storia. In questo modo, Solovyov non fa che trasformarsi nel miglior alleato involontario della coesione nazionale italiana, rendendo palese a tutti che quelle sanzioni, dopotutto, stanno funzionando egregiamente.

La Villa Sequestrata e il Dente Avvelenato

L’astio non nasce da visioni geopolitiche illuminate, ma dal portafoglio. È la rabbia del privilegiato che si è visto sbarrare il cancello del proprio paradiso fiscale e turistico in Italia. Vedere un uomo di regime che, tra un insulto e l'altro, piange metaforicamente sui propri beni congelati, trasforma la propaganda in un grottesco melodramma personale. Non è un attacco politico; è lo sfogo di un "esiliato di lusso" che ha perso i suoi privilegi nel Paese che oggi pretende di disprezzare.

Unire sotto il Segno dello Sdegno

In un’Italia storicamente frammentata, dove il dibattito politico è spesso una rissa permanente, c’è solo una cosa che riesce a produrre un fronte comune: l'arroganza straniera che manca di rispetto alle istituzioni nazionali.

Il Paradosso della Propaganda

Il presentatore in questione dimentica un dettaglio fondamentale: la psicologia del popolo italiano. Noi possiamo anche criticare aspramente i nostri leader, ma non accettiamo lezioni di morale — né tantomeno insulti — da chi vive di retorica bellica mentre rimpiange il sole della Penisola.

Il risultato? La propaganda russa ottiene l’esatto opposto di ciò che si prefigge. Volevano incrinare il consenso? Hanno cementato la solidarietà nazionale. Volevano apparire forti? Sono apparsi solo piccoli, livorosi e, soprattutto, lontani dalle loro amate proprietà italiane.


L'insulto diventa così la conferma del corretto funzionamento delle sanzioni: se non facessero male, questi "tribuni da salotto" non avrebbero bisogno di urlare così forte.

Foto Wikimedia


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