Mario Paciolla: la Colombia uccide l’Italia archivia

par La bottega del Barbieri
lunedì 29 luglio 2024

Il 15 luglio 2020 Mario Paciolla veniva trovato senza vita a San Vicente del Caguán. Lavorava per l’Onu, aveva paura. Ora la procura di Roma riprova a chiudere l’inchiesta. Parlano i genitori.

di Simone FerrariGianpaolo Contestabile (*)

A quattro anni di distanza dalla morte violenta di Mario Paciolla in Colombia, una nuova richiesta di archiviazione del caso da parte della procura di Roma si abbatte sugli sforzi di familiari, amici e attivisti per ricostruire la verità e ottenere giustizia sulla vicenda.

Il 15 luglio 2020 il corpo di Mario Paciolla veniva ritrovato senza vita nella sua abitazione a San Vicente del Caguán, dove lavorava come funzionario della missione dell’Onu per la verifica degli accordi di pace. Sebbene l’autopsia svolta in Colombia abbia indicato il suicidio per asfissia come causa del decesso, fin da subito la famiglia ha rifiutato questa ricostruzione parlando di omicidio. I dubbi sono stati alimentati, in primo luogo, da una serie di depistaggi da parte degli stessi funzionari della missione Onu e dagli agenti di polizia accorsi sul luogo. Da alcuni anni i genitori di Mario, Anna Motta e Pino Paciolla, conducono una battaglia per la verità e la giustizia per il loro figlio, visitando scuole, università e luoghi di attivismo.

A quasi quattro anni dalla morte di Mario è arrivata, per la seconda volta, la richiesta di archiviazione da parte della procura. Quali sono, secondo voi, le motivazioni che stanno portando i pm a chiedere la chiusura delle indagini?
Quando quattro anni fa la morte di Mario ha sconvolto la nostra vita e abbiamo iniziato il percorso di verità per nostro figlio, sapevamo che la strada sarebbe stata tutta in salita, e che ci saremmo scontrati contro un muro di gomma di poteri forti. L’indagine è complessa, pertanto rassegnarsi all’archiviazione potrebbe essere considerata la soluzione più comoda. Immaginiamo possano esserci delle pressioni internazionali, dei rapporti commerciali e diplomatici che vanno salvaguardati. Ma noi non possiamo accettare che la salvaguardia di tali relazioni possa pregiudicare la nostra richiesta di giustizia. Chiederemo che si continui ad indagare anche su elementi di cui nessuno ci ha mai dato spiegazioni. Le nostre avvocate, che saranno coadiuvate da periti di nostra fiducia, si opporranno all’archiviazione. È vero che ad oggi non sembra esserci un movente certo, ma esistono prove scientifiche e indiziarie che ci dicono che Mario è stato ucciso. È questa, prima di tutto, la verità che noi sappiamo e che auspichiamo emerga in sede processuale.

Quali sono gli elementi che, secondo voi, dovrebbero essere presi in considerazione per riaprire l’inchiesta?

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(*) Link all’articolo originale: https://ilmanifesto.it/colombia-uccide-italia-archivia


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