Mafie al Nord tra radicamento e infiltrazioni nella Tav

par marco rota
venerdì 2 marzo 2012

L’operazione Minotauro, condotta a Torino e nell’intero Piemonte, ha dato come esito la presenza della ‘ndrangheta anche nel territorio del Nord del Paese. Con più di 150 arresti, 184 indagati, 117 milioni di euro in beni sequestrati, il processo sociale politico ed economico che porta alla luce l’esistenza della criminalità organizzata nel Nord sembra essere inarrestabile.

Per cercare di far fronte al dilagare del fenomeno, alcuni rappresentanti di Libera, l’associazione che si batte per la difesa della legalità contro le mafie, portano avanti da sempre delle iniziative presso scuole superiori, università e società civile, per sensibilizzare l’opinione pubblica, soprattutto giovanile.

Il monito, anche in vista, il 21 marzo, della giornata del ricordo delle vittime della criminalità organizzata, è quello di non abbassare mai la guardia contro il problema del crimine organizzato. Le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte, rischiano infatti di compromettere in modo irreversibile il tessuto sociale, agendo nel mutamento delle dinamiche politiche. In tempi di crisi finanziaria ed economica inoltre, le mafie potrebbero contribuire, aggravando la situazione. Il soffocamento dell’attività imprenditoriale, l’inquinamento di terreni che altrimenti potrebbero essere coltivati, l’agire in modo indisturbato come parassita dell’interna economia locale, fanno della criminalità organizzata un vero cancro, manforte della crisi internazionale.

E non è solo Torino o in genere il Piemonte a risentirne. Secondo una recente dichiarazione del Ministro Cancellieri la mafia, e soprattutto la ‘ndrangheta, punterebbe a piantare radici sempre più salde nell’Italia settentrionale.

"Il Nord non è visto più solo come una zona utile a riciclare il denaro sporco e a reinvestire capitali illeciti" dichiara il Ministro, ma sarebbero in corso dei tentativi, da parte della criminalità organizzata, "di accreditarsi come interlocutore autorevole di società e istituzioni".

Un nuovo attore sociale dunque, che sarebbe più orientato, al Nord, "alla conquista dei mercati e dei riferimenti logico-strategici per l’amministrazione dei traffici illeciti, più che al diretto controllo del territorio", come un dossier di Libera, presentato il 28 febbraio a Genova, afferma.

L’azione della criminalità organizzata al Nord sarebbe così dirompente, da coinvolgere a tutto tondo le attività e la gestione di appalti di opere pubbliche. Una di queste, al centro della cronaca per le proteste suscitate dalla società civile, sarebbe la Tav. Secondo il giudice Ferdinando Imposimato, ex senatore che ha fatto parte della Commissione parlamentare antimafia, ci sarebbero delle partecipazioni di politici corrotti e delle imprese della mafia nella realizzazione della Tav.

La sua inchiesta, iniziata nel 1992, all’apertura dei cantieri per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità, delegata dalla stessa Commissione antimafia, non sarebbe mai stata esaminata dalla Commissione stessa. Eppure documentava puntualmente la moltiplicazione dei costi per la realizzazione della Tav. Dalla cifra iniziale di 29mila miliardi di lire dell’epoca, si sarebbe passati a quella finale di 300mila miliardi. La differenza tra le due somme sarebbe confluita interamente nelle tasche della criminalità organizzata e dei politici corrotti. Ma stranamente l’inchiesta non viene presa in considerazione, forse perché troppo scomoda o troppo precisa.


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