Lottare per il clima e per la pace significa costruire un futuro decarbonizzato e denuclearizzato

par Laura Tussi
martedì 26 agosto 2025

La dipendenza dai combustibili fossili e dal nucleare non è soltanto una questione ambientale, ma il cuore malato di un modello sociale che genera conflitti, disuguaglianze e devastazioni.

di Laura Tussi su FARO DI ROMA

È ormai evidente come la corsa alle fonti energetiche non rinnovabili sia alla radice delle guerre che hanno travolto anche l’Europa. Il terrorismo del Daesh, nella sua forma più degradata e disumana, ne è stato l’esito più tragico, ma non il solo: dalle tensioni geopolitiche alle nuove forme di colonialismo energetico, il nesso tra violenza e sfruttamento delle risorse è chiaro.

Per questo, lottare per il clima e per la pace significa costruire un futuro diverso, fondato su un modello energetico decarbonizzato e denuclearizzato. Un sistema rinnovabile al 100%, che sia pulito, democratico e socialmente giusto, non è un’utopia ma la sola via realistica per garantire la sopravvivenza del pianeta e dei popoli. La conversione ecologica è al tempo stesso conversione sociale e culturale: un impegno collettivo e personale che deve partire dai territori e arrivare a una dimensione globale.

Su questi fronti è necessario unire le forze: associazioni, sindacati di base, movimenti che lottano contro l’austerità e il neoliberismo predatorio, gruppi che difendono i beni comuni, la cultura e la libertà, a cominciare dall’emancipazione delle donne. È solo attraverso una convergenza di intenti che possiamo dare vita a una nuova internazionale dei diritti umani e dei popoli, capace di elaborare una strategia comune di lungo periodo per un nuovo mondo possibile.

Occorre imparare a “percorrere insieme il cammino della nonviolenza”, traducendo i principi in pratiche concrete e politiche innovative. Non è un caso che già nel 2015 la Camera dei Deputati, recependo le proposte di numerose realtà sociali e culturali, abbia approvato una mozione significativa, a prima firma dell’onorevole Zavatti. In essa si impegnava il Governo a: sostenere l’inserimento, nella Déclaration universelle de droits et de devoirs de l’humanité, di un esplicito riferimento all’eliminazione di ogni minaccia connessa a una guerra nucleare; promuovere l’elaborazione di una definizione giuridica universale di “ecocidio”, insieme alla costituzione di una Corte internazionale sui crimini ambientali.

Sono passi decisivi, che devono diventare il punto di partenza per un percorso condiviso: la pace e la giustizia climatica non possono essere considerate battaglie separate, perché entrambe rispondono a un’unica esigenza di civiltà e sopravvivenza.

La sfida è aperta. Sta a noi raccoglierla e farne il fondamento di una politica dei popoli, per i popoli, che sappia liberarsi dalla logica della guerra e dello sfruttamento, e scegliere la strada della vita, della solidarietà e della giustizia ambientale.

Laura Tussi


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