Libia, Sea-Watch: 107 aggressioni in mare in dieci anni. 47 compiute con motovedette fornite da Italia e UE

par Pressenza - International Press Agency
venerdì 6 novembre 2026

Motovedette costruite, donate o finanziate da Italia e Unione europea, usate per speronare, sparare e minacciare. È il cuore di “Non è soccorso: è aggressione. Il fronte invisibile della violenza sistematica nel Mediterraneo”, il nuovo report di Sea-Watch sulla violenza della cosiddetta guardia costiera libica e di altre milizie nel Mediterraneo centrale.

di Sea Watch

Dal 2016 al 31 ottobre 2026 abbiamo documentato 107 episodi di violenza contro persone in movimento, equipaggi delle ONG e pescatori: speronamenti, spari, tentativi di rovesciamento, persone costrette a gettarsi in mare, inseguimenti, minacce e violenze anche contro le navi della società civile. 47 sono opera di motovedette fornite da Italia e UE; oltre il 75% è opera di milizie legittimate e sostenute da Roma e Bruxelles.

Sono le osservazioni dei nostri aerei e delle nostre navi, incrociate con testimonianze di sopravvissuti e altre ONG, video verificati e dati di tracciamento. È una stima per difetto: gran parte delle violenze contro chi fugge avviene lontano da ogni testimone.

Uno degli episodi più gravi ci riguarda direttamente. L’11 maggio 2026, appena concluso il soccorso di 90 persone, una motovedetta libica ha aperto il fuoco contro la Sea-Watch 5 senza alcun preavviso, minacciando poi di abbordarla. Abbiamo presentato un esposto alla Procura di Brindisi con la ricostruzione dei fatti e chiediamo che si indaghi. Per quel soccorso, invece, ad oggi, a essere indagato è nostro Capitano.

75 episodi, il 70%, sono avvenuti sotto il governo Meloni, che copre circa il 40% del periodo. È un governo che non ha mai messo in discussione il Memorandum Italia-Libia e che si è reso complice delle violenze delle milizie. Nel 2023 ha consegnato tre motovedette classe 300, protagoniste di numerosi episodi, e poi altre 14 imbarcazioni, mentre negli stessi mesi colpiva le ONG a colpi di fermi e porti lontani o lontanissimi.

Dichiara Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch: “Oltre un miliardo di euro di tasse dei contribuenti speso dall’Italia negli ultimi dieci anni per finanziare crimini e violenze nel Mediterraneo. Gli occhi dei nostri equipaggi hanno documentato un mare trasformato in laboratorio sperimentale di politiche repressive, con l’impiego abusivo di costosissime tecnologie di sorveglianza, dove scendere a patti con attori responsabili di gravi violazioni dei diritti umani è diventata la normalità, in aperto contrasto con i principi dello Stato di diritto.”

Dal 2016 oltre 206.000 persone sono state intercettate e riportate in Libia. Non si tratta di soccorso ma di aggressione e l’Italia ne è complice.

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Alcuni dei casi più eclatanti

21 ottobre 2016: i libici abbordano un gommone soccorso dalla Sea-Watch 2 e picchiano i naufraghi con bastoni. Nel panico circa 150 persone finiscono in mare: decine annegano.

6 novembre 2017: la motovedetta Ras Jadir, ceduta dall’Italia pochi mesi prima, frusta i naufraghi e minaccia l’equipaggio della Sea-Watch 3. Almeno 20 i morti.

6 maggio 2021: la motovedetta Ubari, consegnata dall’Italia nel 2018, spara su un peschereccio di Mazara del Vallo. Un pescatore italiano resta ferito dai colpi.

12 agosto 2021: la motovedetta Alqayid-2 della milizia SSA sperona e prende a colpi d’arma da fuoco un’imbarcazione di persone in fuga. Un morto, secondo i testimoni.

24 ottobre 2023: la motovedetta Nalut insegue un gommone e le persone finiscono in mare. La Sea-Eye 4 trova 4 corpi a bordo, diverse persone restano disperse in acqua.

24 agosto 2025: una motovedetta libica spara per oltre 20 minuti sulla Ocean Viking, con 87 naufraghi a bordo. Fori di proiettile ad altezza uomo, ponte di comando colpito.

26 settembre 2025: la stessa Ubari donata dall’Italia spara un colpo in direzione della Sea-Watch 5, subito dopo che l’equipaggio ha portato a bordo i naufraghi.

12 ottobre 2025: la milizia Tariq Ben Zeyad, accusata di crimini di guerra, spara su un’imbarcazione di persone in fuga nella zona SAR maltese. Un morto, tre feriti.

15-16 marzo 2026: secondo Alarm Phone, la guardia costiera libica tenta di abbordare una barca con 62 persone e la fa naufragare. Poi abbandona i corpi di 17 vittime.

11 maggio 2026: dopo il soccorso di 90 persone, la guardia costiera libica apre il fuoco sulla Sea-Watch 5 con una raffica di 10-15 colpi e minaccia di abbordarla.


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