Libano | Chi era Amal Khalil, la giornalista libanese uccisa da Israele?
par Medioriente.net
martedì 5 maggio 2026
Giovedì mattina decine di giornalisti e civili libanesi si sono riuniti per dare l’ultimo saluto ad Amal Khalil, reporter di lungo corso assassinata il giorno prima dalle forze israeliane nel sud del Libano mentre svolgeva il proprio lavoro.
A Beirut sono scese in piazza anche manifestazioni spontanee per denunciare l’uccisione e chiedere che vengano accertate le responsabilità per il reiterato targeting di operatori dell’informazione. Khalil stava documentando, insieme alla collega Zeinab Faraj, le violazioni israeliane del cessate il fuoco di dieci giorni, quando un doppio attacco aereo — una tecnica nota come “double-tap”, che colpisce prima il bersaglio e poi i soccorritori — l’ha uccisa nel villaggio di Baisariyeh. Alle 16:10 aveva fatto una telefonata ai familiari e all’esercito libanese: fu l’ultima. Il suo corpo è stato estratto dalle macerie poco prima di mezzanotte, facendo di lei la nona giornalista uccisa in Libano nel 2026. Si è appreso inoltre che in passato aveva ricevuto minacce esplicite da un numero WhatsApp israeliano, che le intimava di smettere di scrivere o lasciare il paese “se voleva mantenere la testa sulle spalle”.
Amal Khalil aveva 43 anni ed era una delle voci più stimate del quotidiano libanese Al-Akhbar. Aveva cominciato a coprire il conflitto con Israele durante la guerra del luglio 2006, percorrendo i villaggi di confine per raccogliere le storie delle famiglie sfollate e raccontare i bombardamenti. Dal 2011 era la corrispondente principale per tutto il Libano del sud. In un’intervista rilasciata a gennaio aveva parlato della sua infanzia sotto l’occupazione israeliana, della sua vocazione alla verità e della sua resilienza di fronte alle pressioni: “La spinta a spezzarmi è stata costante, ma non ho ceduto”, aveva dichiarato. Colleghi e amici la ricordano come una persona “incrollabile” e “dedita” al lavoro, ma anche come una donna semplice che amava piantare alberi da frutto con il padre e prendersi cura dei gatti randagi. Il fratello Ali ha detto che la sua perdita si è sentita in ogni casa libanese: “Era presente in ogni famiglia. Ma nessuno l’ha aiutata ieri, mentre giaceva per due ore sotto le macerie.”
L’uccisione di Amal Khalil ha provocato una reazione di sdegno a livello istituzionale e giornalistico. Il Primo Ministro libanese Nawaf Salam ha definito il gesto un crimine di guerra, sottolineando come ostacolare i soccorsi e colpire nuovamente un luogo dopo l’arrivo dei team di emergenza rappresenti una violazione flagrante del diritto internazionale. “Il targeting dei giornalisti nel sud non è più una serie di episodi isolati, ma un approccio sistematico”, ha dichiarato. Yazan al-Saadi, redattore di The New Arab che aveva lavorato con Khalil, ha inquadrato il suo assassinio in un pattern più ampio: “Lo abbiamo visto a Gaza, in Libano, in Siria. Non c’è protezione per i giornalisti arabi, e i rapporti delle organizzazioni per i diritti umani o gli appelli al diritto internazionale non stanno funzionando in questi tempi genocidi.” La sua morte riaccende il dibattito sulla necessità urgente di meccanismi reali di tutela per chi documenta la guerra.