Left, Rodotà e la necessità di nuove idee
par NickName
venerdì 10 maggio 2013
Sorpreso (o solo per finta).
Nicola Mirenzi, giornalista free lance che si interessa “di tutto e a nient’altro” (parole sue) si stupisce su Europa del fatto che l’incontro fra le varie anime della sinistra anti-inciucio chiamato “La rivoluzione della dignità” all’Eliseo di Roma, non possa essere stato seguito in diretta streaming sul sito della rivista left che l’ha organizzato, ma che sia stato necessario migrare sul sito dell’Associazione culturale Amore e Psiche “diretta emanazione del controverso psichiatra Fagioli”.
Che c’entrerà mai - si sarà chiesto - “una delle riviste di riferimento della gauche” (sono parole della collega Fabrizia Bagozzi sempre su Europa) con il discusso psichiatra dell’Analisi Collettiva?
Tutto e niente, naturalmente. E lo sa chiunque da almeno sette anni, cioè da quando left fu rilevato e rinacque con questo nome dalle ceneri del vecchio e moribondo “Avvenimenti” diretto a quei tempi dal trinariciutissimo Giulietto Chiesa (attualmente in fregola filogrillesca dopo che il comico genovese ha dato qualche credito alle sue assai controverse tesi complottistiche sull’11 settembre).
E nello stesso tempo “tutto” in quanto il settimanale, da tempo ormai allegato del sabato all’Unità, si ispira dichiaratamente, fin dal primo numero, alla teorizzazione dello psichiatra romano che è anche una "colonna portante" della rivista con la sua rubrica fissa chiamata “trasformazione”. Left è quindi, stringi stringi, una voce dell’articolata proposta culturale fagioliana; non l’unica, ma certamente una delle più significative anche per le ricadute politiche che ovviamente determina, viaggiando in simbiosi con il quotidiano fondato da Gramsci.
Qualcosa di strano dunque se, per seguire la diretta di un incontro organizzato da left, si deve rimbalzare sul sito dell’Associazione Culturale Amore e Psiche? Ovviamente no.
Il dubbio allora è che il finto stupore dell’articolista Mirenzi non sia tanto che la rivista e l’associazione siano in qualche modo collegate in una sorta di sorellanza, ben nota a tutti, quanto che - bisogna arrivare alla fine del pezzo finto-arguto per scoprirlo - all’incontro pare che non sia stato invitato uno dei “leader più rappresentativi della sinistra politica di oggi, ossia quel Nichi Vendola che l’idea di costruire i cantieri della nuova sinistra l’ha lanciata per primo”. È questo lo scandalo?
In verità a rappresentare SEL all’incontro romano c’era Gennaro Migliore, amico e compagno di avventure di Vendola sin dalla scissione 'intrarifondarola' di anni fa, ma di cantieri della nuova sinistra, parliamoci chiaro, sono anni che si parla in tutte le salse, non sono certo un’esclusiva vendoliana: ad esempio uno come Paul Ginsborg, professore in Firenze, ne ha sfornati, da solo o in compagnia, più d’uno.
E sono cantieri che solitamente s’afflosciano - né più né meno come le decantate “fabbriche” vendoliane - nel giro di poco per un problema storico, di fondo. Quando si propone di ‘rifondare’ il comunismo o un po’ più ampiamente “la sinistra” non si riesce ad andare al di là dell’aria fritta; non si riesce ad evitare di percorrere e ripercorrere la stessa strada. Quindi nessun cantiere ha fin qui proposto di ri-fondare davvero (che significa ripartire dalle fondamenta culturali) la sinistra, ma sempre e solo di ri-farla, che poi significa fare di nuovo la stessa strada, in una ripetizione tanto banale quanto fallimentare, come dimostrano fra l'altro i ripetuti insuccessi elettorali delle varie formazioni di ultrasinistra sempre più ridotte a dimensioni di irrilevanza politica.
Così siamo finiti strizzati fra una “sinistra” morta nell’abbraccio con la chioccia democristiano-dalemiana che alla fine, ma non era difficile prevederlo, l’ha trascinata ad affondare nella palude del consociativismo con il centrodestra; e una “sinistra-sinistra” in crisi di identità da "morte di Marx" e affascinata anzichenò dalle visioni apocalittico-catastrofiste alla Casaleggio, cui si invidia evidentemente il coraggio di essere totalmente demenziale (si riguardi Gaia ogni tanto, come antidoto: “...il nuovo ordine mondiale nato il 14 agosto 2054...”, cioè esattamente nel centenario della nascita del Casaleggio stesso; se non sono paranoie queste!).
Dal momento che queste sembrano essere le uniche "opzioni" date, sarà pur legittimo ringraziare e rifiutare l'offerta, o cercare - come fa volonterosamente left - nuove elaborazioni ed analisi propositive, tanto più quando nella sintesi non della persona-Vendola (che può ovviamente dire-fare-baciare quel che gli pare), ma del Vendola-leader della "nuova" sinistra si propone l'irrisolvibile contraddizione lampante tra essere gay, comunisti e cattolici (di dichiarata fede paolina fra l'altro), come ci ricorda anche l'articolo di Europa.
Fede e trasgressione, diversità e omologazione, materialismo e trascendenza, diritti civili e ossequiosità dogmatica, Marx e Paolo di Tarso tutti insieme appassionatamente senza un vero superamento, ma con contraddittorietà falsamente risolte nell'impossibile fusione, tanto quanto è vistosamente irrisolta la fusione tra l'anima socialdemocratica e quella democristiana del Partito Democratico.
Vista la situazione, rievocare il lessico freudiano, come fa Mirenzi, e “l’idea analitica di uccidere i padri, l’Edipo e quella roba lì” appare quanto meno fuori tempo massimo.
Non solo perché Fagioli ha seppellito Freud definitivamente da oltre quarant’anni, ma anche perché quei padri sono morti e sepolti in solitudine, di vecchiaia e stolidità. Cercare di tenerli in vita in qualche forma di cantiere che non si abbeveri a fonti di ispirazione nuove e originali - come la proposta teorica e antropologica di Fagioli ad esempio - significa condannarci tutti all’eterna fatica di Sisifo di continue trasfusioni di sangue in una sinistra-zombi destinata a non sollevarsi mai dallo stesso lettino di ospedale dove giace esanime da tanto, tanto, tanto tempo.
Se Marx è (forse) morto, certamente Paolo di Tarso - con la sua tragica misoginia che alcuni oggi tentano di mistificare - andrebbe fatto fuori una volta per tutte, con buona pace dei suoi recenti estimatori della gauche.
Quindi, aprire le finestre a idee nuove, per favore, o di sinistra fra un po' non sentiremo nemmeno più parlare. Altro che l'apostolo delle genti.